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Escursione a Forca Resuni

Come ci si arriva

A spasso nel Parco nazionale d'Abruzzo ... sui prati le pennellate di colori dei fiori

Partendo da Roma consiglio di prendere l’autostrada A1 fino alla nuova uscita di Ferentino, da qui proseguire con la superstrada fino all’uscita obbligatoria di Sora. Dopo avere attraversato il bel centro si prosegue seguendo l’indicazione per l’altra superstrada Avezzano-Cassino… Dal punto in cui vi è la rampa per l’imbocco della sopraccitata superstrada si prosegue andando diritti, seguendo le indicazioni per Pescasseroli percorrendo la strada statale SS83 che attraversando la bellissima Forca d’Acero conduce nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo. Giunti ad Opi, si gira verso destra proseguendo verso Villetta Barrea dove nel cuore del paese si deve voltare a destra e salire per 3 km circa in direzione di Civitella Alfedena; qui si parcheggia e si prosegue a piedi. Giunti al Bar della Lince si gira a destra e circa 100 m più avanti sulla sinistra è visibile l’indicazione per l’inizio del sentiero I1 alla Val di Rose.

 

 

 

L’escursione

Genzianelle

Alle 8:30 in punto, zaino in spalla e dal piccolo quanto splendido borgo di Civitella Alfedena (1.123 m s.l.m.) addormentato ai piedi del Monte Sterpidalto (1966 m), abbiamo iniziato a percorrere il sentiero I1 meglio conosciuto come Val di Rose, fino a giungere al rifugio di Forca Resuni (1952 m s.l.m.) passando per Passo Cavuto (1942 m s.l.m.). Da questo splendido paesino dalle antiche origini, gemma nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, partono, secondo la mia opinione, le escursioni più belle che si possono effettuare nel Parco. Oltre allo storico borgo sono da vedere il Museo del Lupo Appenninico e le Aree Faunistiche di Lupo e Lince.

Trovare l’inizio del sentiero è piuttosto semplice, basta girare a destra davanti al Bar della Lince sulla piazza principale del paese, fare pochi passi e poi svoltare ad un vicoletto a sinistra (c’è l’indicazione Val di Rose).

Dal sentiero, dopo aver lasciato definitivamente la faggeta, meraviglioso su in cima si erge Passo Cavuto 1942 m slm, ben visibile in foto con la sua forma ad U ... Anche la luna pare non voglia coricarsi per continuare ad ammirare lo splendido panorama

Il percorso inizia con un tratto su pietraia in salita di discreta pendenza tra il verde accecante della rigogliosa vegetazione con alle spalle la vista sul Lago di Barrea. Dopo circa 10 minuti il sentiero piega a destra e si addentra nella maestosa faggeta laddove i dialoghi degli animali sono musica per le orecchie. La salita è senz’altro meno faticosa. Appena usciti dal primo tratto nel bosco gli occhi possono assorbire l’incanto della vista su Civitella Alfedena, Barrea e il suo ononimo lago che con i raggi solari non ancora forti appare dall’alto come una tavola celeste con appezzamenti blu. Con dei tornanti si torna a salire, il sentiero piega a destra e sinistra diverse volte, uscendo ed entrando nella faggeta. La salita è più lieve e piacevole; le gambe avanzano ma la mente è più veloce e spazia volteggiando tra gli alberi ansiosa di raggiungere la nostra meta: il rifugio di Forca Resuni.

Laddove il sentiero fa capolino dalla faggeta è possibile ammirare il verde dei prati resi infinitamente belli dai vivaci fiori che li dipingono dandogli una pennellata di poesia.

Dopo un’oretta e mezza di cammino si esce dal bosco e gli occhi si nutrono fino ad essere sazi di una splendida, quanto suggestiva vista su un anfiteatro roccioso che delimita la Val di Rose; punto centrale dove convergono gli sguardi è il Passo Cavuto (1942 m s.l.lm.) su in alto. Si è circondati da imponenti pareti rocciose e ghiaioni; il paesaggio muta, la faggeta cede il passo al prato intervallato da imponenti rocce: stiamo a circa 1800 m s.l.m. Si incontrano ovunque cespugli di rosa selvatica (Rosa Canina) che conferiscono a questa valle il caratteristico nome. Dopo esserci fermati per qualche scatto fotografico ripartiamo, il sentiero si annoda più volte su se stesso salendo. Il passo non è distante ma appare in tutta la sua maestosità guardandolo dal basso. Tratti innevati gli danno un tocco idilliaco, complicando però “l’arrampicata” dovendo più volte uscire dal sentiero rischiando di cadere tra le infinite rocce. La pendenza ora non è trascurabile: su questo breve tratto si coprono circa 100 m di dislivello. Ci si volta e tra le rocce che pitturano il quadro, meraviglioso, elegante, agile, silenzioso, selvatico un esemplare di camoscio corre tra le rocce ed il tappeto verde. Il camoscio d’Abruzzo ( Rupicapra Pyrenaica Ornata) è strettamente imparentato con il camoscio dei Pirenei di cui ne costituisce una sottospecie, ben distinto invece da quello alpino da cui si differenzia per la colorazione del mantello più rossiccio d’estate e meno scuro d’inverno con una particolare macchi chiara all’altezza della gola, per la maggiore lunghezza delle corna e per la più slanciata ed elegante struttura corporea. Non a caso è stato definito “il camoscio più bello del mondo”.

La padrona del cielo, ci saluta...

Salendo, poco più su l’apoteosi: un camoscio arrampicato di fianco ad una roccia attento a brucare è pittosto vicino a noi; un altro a destra del sentiero è immerso in un bagno di sole accoccolato sulla neve; in alto tre aquile volteggiano stridendo, parlandoci, annunciando la loro presenza. Domina l’azzurro intenso. Chissà quanto sia bello da lassù ammirare l’infinito spazio, i boschi, i prati, le pietre e le vette. Chissà come ci si sente regale, fiera, dominatrice dell’azzurro cielo. Chissà se l’infinita natura possa rientrare nell’occhio di un animale visto che a noi umani non è stato concesso.

 

Complice lo zaino pesante per l’attrezzatura fotografica, la fatica per la salita si fa quasi sentire ma le incredibili visioni e le conseguenti emozioni la ricacciano dietro.

Rupicapra Pyrenaica Ornata... Il camoscio d'Abruzzo: è lui il camoscio più bello del mondo

Arrivati sul Cavuto, il Lazio e l’Abruzzo si abbracciano in un bacio interminabile dove le vette accostate delicatamente l’una all’altra ne costituiscono le calde labbra. Una cartolina vivente da Est ad Ovest e da Ovest ad Est, è un susseguirsi di picchi, radure, rocce, neve, boschi e prati. Qualche innocente nube dona più realismo al quadro d’insieme ammirabile da lassù. E’ il museo della natura, la cultura che non si paga, è un’opera d’arte per tutti. Sdraiarsi ed avere per cuscino queste sacre montagne non ha prezzo. Io e Federica siamo nel quadro, ma solo da contorno, una parte secondaria perchè davanti a ciò l’uomo mai e poi mai potrà essere protagonista.

Davanti a noi da sinistra a destra la sagra dei 2000 m, belli, bellissimi: Monte Iamiccio 2074 m, il Petroso 2249 m sulle cui pendici si erge il Rifugio di Forca Resuni, Monte Capraro 2100 m e il Balzo della Chiesa 2073 m ai cui piedi termina il sentiero della Camosciara; girandosi dietro invece, ripercorrendo mentalmente l’ascesa, a sinistra l’elegante Monte Sterpidalto 1966 m e a destra il Boccanera 1982 m. Sempre visibile sia pure in lontananza il Lago di Barrea con l’imponente Monte Greco 2285 m a cullarlo dall’alto.

Ci fermiamo molto, tanto tempo, comunque insufficiente, perché li la Natura e la sua più fedele amica Montagna sono fuori dal tempo, ne escono e lo dominano.

 

Tre o forse quattro aquile continuano il loro volteggio morbido e piumato mentre giù a terra qualche folata di vento ritempra la pelle rinfrescandola.

Le emozioni e la quiete ci avvolgono...

Si riparte, il sentiero ora scende e disegna quasi una parabolica piegando a sinistra; ne usciamo un attimo e ci affacciamo verso la sua destra: visibili e ammirabili sono il massiccio Monte Marsicano con i suoi 2252 m slm ed il più snello Monte Amaro (1862 m slm) con le sue tre teste. Le sagome delle montagne si stagliano nette, forti su un cielo dal colore blu elettrico dove è visibile ancora la luna, rimasta desta, folgorata dal panorama tanto da non andarsi a coricare.

Tra chiazze di neve e laghi di colorati fiori in circa 20-25 minuti si raggiunge il Rifugio di Forca Resuni (1952 m slm), con la possibilità di ammirare i pini mughi testimoni delle passate ere glaciali. Giacente e solitario sovrastato dalla mole incombente del Monte Petroso sulla cui vetta versante Ovest c’è un discreto accumulo di neve, si erge Forca Resuni, rifugio non gestito e purtroppo dalle sembianze in disuso da diverso tempo. Il cielo non è più limpido, ma le nuvole grigie gli conferiscono un aspetto aspro , quasi drammatico. La pace qui, nel respiro della Sacra Montagna, è totale, permea i pori della pelle. Siamo fortunati in quanto visto l’orario non troppo avanzato c’è solo un’altra coppia di escursionisti poco dietro a noi, nonostante questo sia uno dei sentieri più battuti del parco.

Monte Capraro e il Balzo della Chiesa

Ci si trova su una sella a Est l’Abruzzo ad Ovest il Lazio, il Lago di Barrea, bello come una pietra colorata incastonata in un anello, la Valle Risione e la Iannanghera da una parte e i monti laziali dall’altra. A Sud il Petroso e nord il Capraro. Ci si sente come l’estremità di un imbuto presso cui tutte le vette convergono.

Prima che le condizioni meteo peggiorino (dopo un tre orette pioverà sia pure debolmente) decidiamo di ridiscendere non prima di aver salutato alberi, rocce, fiori e animali: tutto qui ha un’anima .

 

Scendiamo stavolta per il sentiero K6, la lunga Valle Iannanghera; tra chiazze di neve e alti gradoni di rocce, il primo tratto non è che sia proprio agevole. Ogni tanto ci voltiamo per ammirare il rifugio forse per paura che si smaterializzi portando via con se la splendida giornata; invece è sempre li, dormiente.

Il Monte Iamiccio e Sua Maestà Petroso

Qualche gradone ci permette di coprire in breve tempo il dislivello nello scendere e nel portarsi a ridosso della maestosa faggeta. Il sentiero è quasi sempre ben indicato con segni bianchi e rossi, però mai perdere la concentrazione vista la fitta vegetazione. Il concerto di suoni riprende dopo averlo lasciato nella mattinata; tra i diversi rami di faggi, di cui alcuni esemplari raggiungono i 500 anni, che si avvolgono e a volte si abbracciano, giocano liberi gli uccelli che fanno festa cambiando di continuo le loro sedie saltando di ramo in ramo. Numerosi sono i picchi i cui suoni ritmati nel beccare le cortecce degli alberi, detta i tempi della nostra camminata.

Una Driade isolata ma avvolta dalla Montagna che tutto protegge

Nei pochi tratti in cui la faggeta lo consente, si possono ammirare delle suggestive radure: siamo nel cuore della Valle Iannanghera che ci riporterà a Civitella Alfedena. Attraversata la faggeta, si raggiunge la sorgente Iannanghera (1305 m) dove una breve sosta con le mani immerse nell’acqua gelata aiuta a ritemprarsi e rilassarsi. Si tiene la sinistra e si prende il sentiero I4 che in mezz’ora ci riporta nel centro del borgo da cui in mattinata eravamo partiti. La giornata però non è finita, ci regala un’altra incredibile emozione: un cerbiatto ci taglia il sentiero, il tempo di farsi ammirare e si volatizza impaurito nei misteri del bosco; i nostri cuori rombano come i motori in un gran premio e ci vorrà un bel po’ per calmarli.

Barrea e parte del suo ononimo lago visti dal rifugio ... in basso la Valle Iannanghera che percorreremo al ritorno...

Il sentiero Val di Rose per Forca Resuni è per chiunque abbia resistenza nelle gambe e adeguate calzature da montagna. Si tratta di un percorso lungo con dei tratti di salita con pendenza discreta soprattutto in prossimità del Passo Cavuto. Occhio al detto “la Valle Iannanghera ai novellini le gambe sganghera”. Vi garantisco però che i suoni, gli odori e i profumi, la vista dei camosci e delle aquile, i panorami meravigliosi a 360° vi faranno rimanere nel cuore questa escursione, che non a caso è stata definita da molti una delle più belle dell’Appennino Centrale. Per noi è stata la terza volta ma in autunno senz’altro ve ne sarà una quarta!

 

una simpatica volpe ci saluta

una simpatica volpe ci saluta

Panoramica dal Cavuto ... benvenuti nella sagra dei 2000 m

Dove mangiare

Premesso che da quelle parti si mangia quasi ovunque deliziosamente, vi consiglio Il Transumante dove il mitico Nunzio è in grado di farvi rivivere le antiche tradizioni culinarie locali. Formaggi e affettati squisiti, la cipollata, l’agnello alla brace, il pancotto, la scamorza e l’eccezionale (non esagero) pecora al cotturo che considero uno dei piatti più gustosi che abbia mai mangiato; il tutto poi accompagnato da un buon vino rosso che mette allegria.

a cura di Yuri Cirillo