Il 3 Gennaio 2010 l’Altopiano di Campo Imperatore è stato per la settima volta da splendida cornice alla manifestazione del Presepe Vivente organizzata dal Cai di Guardiagrele in collaborazione con il Comune di Castel del Monte (AQ).
Rispetto allo scorso anno la neve in terra era minore, complice la “terribile” settimana precedente che ha sciolto per gran parte gli importanti accumuli di metà dicembre. Fortunatamente una provvidenziale nevicata il giorno e la notte antecedente hanno ridato in parte la bianca veste a questo unico luogo, definito dallo scrittore Fosco Maraini, in modo molto appropriato, “il piccolo Tibet” per la conformazione delle vallate e delle vette che per alcuni aspetti ricordano le atmosfere eteree del paese himalayano.
La manifestazione si è tenuta nella Gola della Valianara in prossimità dell’ononima grotta, a pochi chilometri da Castel del Monte. Per raggiungere la zona della Gola, da Roma si percorre l’autostrada A24 fino all’uscita di L’Aquila Est (seconda uscita di L’Aquila) da dove poi vanno seguite le indicazioni per Pescara (SS17). Dopo circa 20 km si deve svoltare a sinistra al bivio per Barisciano, paese che va attraversato, e salendo s’incontrano i meravigliosi borghi di Santo Stefano di Sessanio, Calascio con l’impareggiabile rocca ed appunto Castel del Monte (1346 m). Da qui si prosegue seguendo le indicazioni per Campo Imperatore e per le piste di sci di fondo, si sale fino al Valico di Capo la Serra a circa 1600 m per poi ridiscendere per un paio di chilometri fino a trovare un piccolo spiazzo sulla destra della carreggiata dove è possibile parcheggiare l’auto. A destra, quando la neve lo consente, è presente la divertentissima e ben battuta pista di fondo della Cretarola e a sinistra invece parte la celebre quanto unica pista “Canyon”. E’ proprio parte di quest’ultima che abbiamo percorso per raggiungere la Grotta della Valianara (l’intera pista misura circa 20 km).
Quest’anno non è stato possibile utilizzare gli sci per l’escursione ma in compenso la caduta di qualche fiocco e l’atmosfera invernale (-5°C al punto di partenza) hanno reso la giornata indimenticabile.
Per raggiungere il luogo dove si è tenuto il Presepe Vivente abbiamo dovuto percorrere circa 3,5 km su neve e sassi (da sommare ai 3,5 km del ritorno). Il sentiero inizia con delle ampie zone d’estate a prato e si sviluppa tra rocce sporgenti dalla neve, frastagliate e continue così da formare ciò che realmente sembra un Canyon, la Gola della Valianara appunto. Durante il percorso si è rapiti dalla struggente bellezza del luogo, in cui ogni volta che vado avverto sempre quel battere concitato del cuore come durante l’innamoramento.
La neve debole che cadeva, ovattava il percorso; il sole di tanto in tanto faceva capolino come se stesse ad indicarci la via, illuminando il sentiero con i suoi tentacoli argentei. Lo sguardo è rapito dalla mole del Monte Bolza, dalle creste del Prena e dall’imperiosità del Camicia che solo di tanto in tanto le nubi hanno consentito di ammirare.
Ai piedi sembrava di avere due ali, questa è la sensazione che si provava camminando sui tratti maggiormente innevati. Il sentiero è in costante, lieve quasi impercettibile salita, in armonia con il quadro che si ha davanti.
Si entra nella gola o meglio nel Canyon, si ha la sensazione di penetrare nel cuore di Campo Imperatore che si presta ad accogliere, allargandosi e stringendosi, tutti i suoi amanti che nonostante il freddo vogliono perdersi, quasi dissolversi in lui.
Curva su curva, passo dopo passo si arriva alla grotta che quest’anno però era coperta dalla neve, confermando che li il vento rende diverso il paesaggio continuamente. Il presepe vivente si è svolto di fianco ad essa con costumi colorati che spezzavano il cuore bianco della gola. Cornice più suggestiva per un presepe vivente non può esserci, ne sono convinto!
Il freddo era intenso, ho provato dolore alle mani senza guanti nel tentativo di scattare qualche fotografia mentre un signore mi comunicava che si era a -7°c e devo dire che si facevano sentire tutti.
La rappresentazione termina e con essa anche gli sparuti fiocchi non cadevano più, intanto iniziava ad irrobustirsi in cielo il sole come se ci volesse scaldare durante il rientro. Si percorre il sentiero in senso inverso, questa volta puntando il Valico di Capo la Serra con a sinistra il Camicia a proteggerci. Il ritorno è sempre la parte più triste della giornata: si sente nell’animo l’avvicinarsi del calare del sipario dopo aver vissuto in una scenografia che anche quando non si ha più davanti fisicamente, gli occhi riproiettano nella mente continuamente, fornendo piccoli rifugi di serenità e quiete durante la stressante vita quotidiana.
Giunti alle macchine verso le 13, si è scesi a Castel del Monte dove siamo stati accolti nel Centro Polivalente da un’organizzazione esemplare. Si è bevuto, mangiato e ballato con gli amici del Cai giunti da diversi centri.
Un pensiero va chiaramente a quella maledetta notte del 6 aprile, del cui passaggio anche Castel del Monte porta ancora i segni, basta guardare la torre campanaria della Chiesa Matrice di San Marco. Negli occhi della gente, in quelli dei bambini che aiutavano ad organizzare il pranzo, si leggeva ancora la paura si ma soprattutto tanta, tanta voglia di riscatto e di normalità.
Visitiamo questi luoghi, rinfreschiamoci l’anima e aiutiamo loro a riprendere a volare su queste splendide e ancestrali terre.
Rispetto allo scorso anno la neve in terra era minore, complice la “terribile” settimana precedente che ha sciolto per gran parte gli importanti accumuli di metà dicembre. Fortunatamente una provvidenziale nevicata il giorno e la notte antecedente hanno ridato in parte la bianca veste a questo unico luogo, definito dallo scrittore Fosco Maraini, in modo molto appropriato, “il piccolo Tibet” per la conformazione delle vallate e delle vette che per alcuni aspetti ricordano le atmosfere eteree del paese himalayano.
La manifestazione si è tenuta nella Gola della Valianara in prossimità dell’ononima grotta, a pochi chilometri da Castel del Monte. Per raggiungere la zona della Gola, da Roma si percorre l’autostrada A24 fino all’uscita di L’Aquila Est (seconda uscita di L’Aquila) da dove poi vanno seguite le indicazioni per Pescara (SS17). Dopo circa 20 km si deve svoltare a sinistra al bivio per Barisciano, paese che va attraversato, e salendo s’incontrano i meravigliosi borghi di Santo Stefano di Sessanio, Calascio con l’impareggiabile rocca ed appunto Castel del Monte (1346 m). Da qui si prosegue seguendo le indicazioni per Campo Imperatore e per le piste di sci di fondo, si sale fino al Valico di Capo la Serra a circa 1600 m per poi ridiscendere per un paio di chilometri fino a trovare un piccolo spiazzo sulla destra della carreggiata dove è possibile parcheggiare l’auto. A destra, quando la neve lo consente, è presente la divertentissima e ben battuta pista di fondo della Cretarola e a sinistra invece parte la celebre quanto unica pista “Canyon”. E’ proprio parte di quest’ultima che abbiamo percorso per raggiungere la Grotta della Valianara (l’intera pista misura circa 20 km).
Quest’anno non è stato possibile utilizzare gli sci per l’escursione ma in compenso la caduta di qualche fiocco e l’atmosfera invernale (-5°C al punto di partenza) hanno reso la giornata indimenticabile.
Per raggiungere il luogo dove si è tenuto il Presepe Vivente abbiamo dovuto percorrere circa 3,5 km su neve e sassi (da sommare ai 3,5 km del ritorno). Il sentiero inizia con delle ampie zone d’estate a prato e si sviluppa tra rocce sporgenti dalla neve, frastagliate e continue così da formare ciò che realmente sembra un Canyon, la Gola della Valianara appunto. Durante il percorso si è rapiti dalla struggente bellezza del luogo, in cui ogni volta che vado avverto sempre quel battere concitato del cuore come durante l’innamoramento.
La neve debole che cadeva, ovattava il percorso; il sole di tanto in tanto faceva capolino come se stesse ad indicarci la via, illuminando il sentiero con i suoi tentacoli argentei. Lo sguardo è rapito dalla mole del Monte Bolza, dalle creste del Prena e dall’imperiosità del Camicia che solo di tanto in tanto le nubi hanno consentito di ammirare.
Ai piedi sembrava di avere due ali, questa è la sensazione che si provava camminando sui tratti maggiormente innevati. Il sentiero è in costante, lieve quasi impercettibile salita, in armonia con il quadro che si ha davanti.
Si entra nella gola o meglio nel Canyon, si ha la sensazione di penetrare nel cuore di Campo Imperatore che si presta ad accogliere, allargandosi e stringendosi, tutti i suoi amanti che nonostante il freddo vogliono perdersi, quasi dissolversi in lui.
Curva su curva, passo dopo passo si arriva alla grotta che quest’anno però era coperta dalla neve, confermando che li il vento rende diverso il paesaggio continuamente. Il presepe vivente si è svolto di fianco ad essa con costumi colorati che spezzavano il cuore bianco della gola. Cornice più suggestiva per un presepe vivente non può esserci, ne sono convinto!
Il freddo era intenso, ho provato dolore alle mani senza guanti nel tentativo di scattare qualche fotografia mentre un signore mi comunicava che si era a -7°c e devo dire che si facevano sentire tutti.
La rappresentazione termina e con essa anche gli sparuti fiocchi non cadevano più, intanto iniziava ad irrobustirsi in cielo il sole come se ci volesse scaldare durante il rientro. Si percorre il sentiero in senso inverso, questa volta puntando il Valico di Capo la Serra con a sinistra il Camicia a proteggerci. Il ritorno è sempre la parte più triste della giornata: si sente nell’animo l’avvicinarsi del calare del sipario dopo aver vissuto in una scenografia che anche quando non si ha più davanti fisicamente, gli occhi riproiettano nella mente continuamente, fornendo piccoli rifugi di serenità e quiete durante la stressante vita quotidiana.
Giunti alle macchine verso le 13, si è scesi a Castel del Monte dove siamo stati accolti nel Centro Polivalente da un’organizzazione esemplare. Si è bevuto, mangiato e ballato con gli amici del Cai giunti da diversi centri.
Un pensiero va chiaramente a quella maledetta notte del 6 aprile, del cui passaggio anche Castel del Monte porta ancora i segni, basta guardare la torre campanaria della Chiesa Matrice di San Marco. Negli occhi della gente, in quelli dei bambini che aiutavano ad organizzare il pranzo, si leggeva ancora la paura si ma soprattutto tanta, tanta voglia di riscatto e di normalità.
Visitiamo questi luoghi, rinfreschiamoci l’anima e aiutiamo loro a riprendere a volare su queste splendide e ancestrali terre.

Vista verso il Camicia

Foto della rappresentazione del presepe vivente

Foto della rappresentazione del presepe vivente

Foto della rappresentazione del presepe vivente

Foto della rappresentazione del presepe vivente

Si riprende la via del rientro

Nel Canyon

Il passeggio tra la quiete

Vista dal borgo
a cura di Yuri Cirillo








