Gli Oceani ricoprono il 71% della superficie terrestre e proprio per questo risultano di grande importanza nello schema circolatorio accoppiato aria-acqua del sistema Terra. Si osserva come le variazioni nel tempo e nello spazio delle anomalie di temperatura superficiale degli Oceani (Sea Surface Temperature Anomalies – SSTA) siano alla base delle oscillazioni a grande scala che si ripercuotono stagionalmente sulla circolazione generale dell’atmosfera; viceversa possiamo assistere ad anomale e persistenti distribuzioni bariche che determinano importanti anomalie di temperatura oceaniche. Si pensi al Nino ed agli effetti che il forte riscaldamento delle acque equatoriali del Pacifico ha sulla circolazione delle nostre latitudini e in modo particolare sulle Americhe. Numerosi studi hanno dimostrato come le acque dell’Oceano Atlantico settentrionale (tra l’equatore e la Groenlandia) risultino ciclicamente più calde o più fredde della media climatica (ampiezza dell’oscillazione di circa 1°C) con fasi alternate mediamente ogni 20-40 anni. Come si può osservare dal grafico in alto, attualmente l’Oceano Atlantico è entrato in una fase calda, cominciata attorno al 1990 e che riguarda l’intera superficie oceanica. Recenti studi dimostrano come l’AMO si ripercuota sui regimi pluviometrici e termici del Nord Emisfero ed in particolare di Europa e Nord America. Contemporaneamente le sue fasi possono ridurre o amplificare il segnale del Global Warming a seconda della presenza di rispettivamente di una fase fredda o calda. In questi anni in cui l’Oceano Atlantico attraversa un periodo dalle acque superificali molto calde i fenomeni siccitosi negli Stati Uniti risultano più frequenti ed intensi.
Come si può osservare dalla figura (fonte http://www.aoml.noaa.gov/) che mostra la correlazione tra AMO e pioggia estiva, le estati in Europa meridionale ed in modo particolare sul Mediterraneo durante una fase calda possono risultare particolarmente calde e siccitose; durante la stagione autunnale invece quando le acque atlantiche sono più calde nella norma maggiori sono le probabilità che un uragano possa formarsi e svilupparsi sullo specchio d’acqua atlantico. La nuova fase fredda è prevista al 70% iniziare intorno al 2020.








