Per definizione il clima è la descrizione statistica degli eventi meteorologici in un determinato periodo di tempo, il quale può variare a seconda delle scale temporali di interesse: infatti, l’Organizzazione Mondiale per la Meteorologia ha fissato un periodo di tempo di trent’anni per analizzare questi eventi e confrontare periodi storici differenti.
A ogni modo questa è una definizione “operativa”, in quanto relativa a cambiamenti climatici osservabili dall’uomo. Analizzando dati di un trentennio potremmo studiare molte caratteristiche climatiche ma poco sapremmo sui fenomeni oscillatori più lunghi di trent’anni.

Analisi delle componenti dominanti dell'isotopo 18 dell'ossigeno mediante Singular Spectrum Analysis
In realtà è possibile utilizzare periodi più lunghi per comprendere meglio i meccanismi che regolano il sistema climatico ma non sempre i dati sono disponibili in maniera diretta; in questi casi è necessario ricorrere ai proxy, ovvero indicatori naturali dei cambiamenti climatici (anelli degli alberi, pollini, sedimenti, ecc).
In uno studio dell’Università di Torino del 2009, in collaborazione con il dipartimento di meteorologia dinamica di Parigi e di fisica planetaria di Los Angeles, si analizzano i sedimenti marini estratti nel Golfo di Taranto a 200 metri di profondità. Dopo l’estrazione, è stata misurata la concentrazione in 2200 anni dell’isotopo 18 dell’ossigeno sui gusci dei foraminiferi, ovvero protozoi che la cui struttura del guscio di calcite varia a seconda della temperatura di equilibrio del mare in cui vivono.
Dallo studio statistico si evince che sono presenti alcune oscillazioni fondamentali della temperatura, ovvero rispettivamente di 11, 125, 200, 350, 600 anni circa insieme a un trend millenario.
Confrontando vari studi, si scopre che soltanto il trend, il ciclo di 11 e 200 anni sono comuni in tutto l’emisfero boreale. Il primo è attribuibile alle oscillazioni di Dansgaard, ovvero al periodico rilascio di acqua dolce nell’Atlantico che blocca la circolazione oceanica tramite lo scioglimento degli iceberg; il secondo e il terzo, invece, sono attribuibili in maniera diretta all’attività solare. Mentre il ciclo di 11 anni sarebbe stato rivelato da un’analisi di trent’anni, con questa ultima analisi il ciclo di 200 anni e il trend millenario non sarebbero stati mai scoperti.
Grazie allo studio della presenza di queste oscillazioni è possibile cercare di ricostruire il clima passato, prevedere il clima futuro e di dare un peso ai cambiamenti climatici associati all’attività antropogenica: si scopre così che da queste analisi la ricostruzione del clima attuale è attribuibile al 50% circa alla variabilità naturale e 50% circa all’uomo . Si tenga presente tuttavia che i proxy rendono disponibili informazioni leggermente qualitative e sono sempre necessari degli approfondimenti.
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A cura di Giancarlo Modugno









