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Stamina sotto processo, Vannoni non ci sta: “Nessun conflitto d’interessi”

Pubblicato da Fabio Diferdinando

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Polemiche e scambi d’accusa caratterizzano l’attuale dibattito su Stamina e sul suo fondatore, Davide Vannoni

Continuano ancora le polemiche sulla Stamina, la metodologia di cure provata da Davide Vannoni; tra chi è convinto che quest’ultimo sia un eroe, tra chi invece crede che ci si trovi davanti ad un mitomane senza scrupoli, il dibattito nel mondo scientifico italiano e non solo, continua ad andare avanti anche a colpi di accuse reciproche molto pesanti, come quella del presunto conflitto d’interessi che coinvolgerebbe lo stesso Vannoni, il quale a sua volta spiega: “Al ministero della Salute ho già detto che sulla metodica di Stamina non c’è nessun conflitto d’interesse.”

 

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“E anche a fine sperimentazione – prosegue Vannoni – non ci sarà nessun tipo di azienda, neanche Medestea, che possa vantare diritti sulla vendita del prodotto. Un prodotto che non è fatto per essere venduto”. Con queste parole il fondatore di Stamina, commenta il passaggio di una lettera da lui stesso firmata ad uno studio legale, nella quale afferma come la sua “creatura” ha ceduto la metodica ad una società di un gruppo di ricerca e sviluppo farmaceutici, che ha previsto penali pesantissime nei confronti dello stesso professor Vannoni nel caso in cui vengano divulgate.

“Il contratto in questione – spiega ancora Vannoni – è quello fatto con Medestea ed è sempre il solito contratto che ho reso pubblico io stesso, in cui Medestea si impegna a a sviluppare la metodica all’estero, che sarà erogata gratuitamente per i pazienti, e in cui si chiede riservatezza sul metodo. La società in questione ha fatto un investimento e si tutela”.

Vannoni quindi, intende spiegare che dietro la scelta di consegnare al ministero un protocollo standardizzato in cui il metodo è stato semplificato non c’è alcun collegamento con il contratto con Medestea. “La base della nostra tecnica- dichiara ancora Vannoni – è quella che abbiamo consegnato al ministero, ma alcune modifiche sui terreni di coltura, fatte dai nostri biologi in base a come crescono le cellule, e così altre operazioni, variano in base alla conoscenza che un operatore ha delle linee cellulari. Se ci viene richiesto di standardizzare un metodo per permettere a chi non lo conosce di replicarlo, queste modifiche non si possono più fare”. Medestea, secondo sempre il presidente di Stamina foundation, ha versato una piccola quota di 500 mila euro su un totale di 2 milioni pattuiti e non il resto ed i rapporti con questa società sono ottimi.
Ma Vannoni ammette anche però l’esistenza di un impegno alla riservatezza e di una penale in caso di violazione. «Io infatti – precisa infatti- ho chiesto riservatezza al ministero, ma non l’ho fatto per Medestea. È anche mio interesse. Se si rende pubblico un metodo con risultati conclamati, e noi abbiamo raccolto analisi strumentali su pazienti e tanto altro materiale, si rischia che un’azienda estera si prenda le informazioni, sviluppi la metodica e la venda a pazienti anche italiani, visto che il nostro Paese non ha il coraggio di dare la terapia per uso compassionevole. Io voglio evitare una speculazione di questo tipo. Il contratto chiamato in causa, però, prevede che il trattamento sia gratuito per il paziente”.

Fabio Diferdinando
fabio.diferdinando@infosismeteo.com

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