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    <lastBuildDate>Mon, 14 Sep 2026 21:35:11 +0200</lastBuildDate>
    <title>Centro Meteo Italiano</title>
    <description>Salute - Centro Meteo Italiano</description>
    <link>https://www.centrometeoitaliano.it</link>
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      <guid isPermaLink="true">https://www.centrometeoitaliano.it/salute/piedi-sempre-freddi-il-dottor-andrea-mainente-spiega-le-possibili-cause-e-quando-rivolgersi-al-medico-183043/</guid>
      <pubDate>Mon, 14 Sep 2026 21:35:09 +0200</pubDate>
      <title><![CDATA[Piedi sempre freddi, il Dottor Andrea Mainente spiega le possibili cause e quando rivolgersi al medico]]></title>
      <description><![CDATA[Piedi freddi: quali sono le cause e quando è il caso di preoccuparsi? Lo scenario presentato dall'angiologo Andrea Mainente]]></description>
      <content:encoded><![CDATA[
<h3>Il Dottor Andrea Mainente ha spiegato tutto ciò che c'è da sapere sui piedi freddi: le cause e quando è fondamentale rivolgersi al medico</h3>
Avere i <strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #800080; text-decoration: underline;"><a style="color: #800080; text-decoration: underline;" href="https://www.grupposandonato.it/news/2026/settembre/icss-piedi-sempre-freddi-perche" target="_blank" rel="noopener noreferrer">piedi freddi</a></span></span></strong> è un'esperienza che può capitare a tutti, soprattutto quando si resta fermi a lungo o le temperature si abbassano: in questi casi il corpo attiva un meccanismo naturale che riduce temporaneamente il flusso di sangue verso le estremità per conservare calore. Diverso è però il discorso quando il disturbo si presenta ogni giorno, magari anche in estate o in un ambiente riscaldato, senza un motivo apparente: in questi casi può dipendere da diverse situazioni. Il Dottor <strong>Andrea Mainente</strong>, responsabile del servizio di Angiologia e Chirurgia Vascolare dell'Istituto Clinico San Siro di Milano, le ha illustrate per <em>GruppoSanDonato.it.</em>
<h3>Le cause più occasionali</h3>
Secondo l'angiologo, la temperatura di mani e piedi non è costante durante la giornata ma varia in base all'ambiente, all'attività fisica e alle caratteristiche fisiche della persona: <strong>chi ha una corporatura esile</strong>, ad esempio, tende ad avvertire più facilmente il freddo alle estremità, così come chi trascorre molte ore fermo, seduto o in piedi. Anche lo <strong>stress</strong> gioca un ruolo importante, perché può restringere i piccoli vasi della pelle, accentuando la sensazione di freddo soprattutto a mani e piedi. In questi casi, come sottolinea il medico, <strong>basta spesso una passeggiata o qualche esercizio per far passare il disturbo</strong>.
<h3>Le cause quando il problema è costante</h3>
Quando invece i piedi freddi diventano una presenza continua, le possibili cause cambiano. Una delle ipotesi riguarda una <strong>riduzione del flusso sanguigno nelle arterie delle gambe</strong>, condizione tipica dell'<strong>arteriopatia periferica</strong>, spesso legata all'aterosclerosi. Il sintomo da solo, precisa il Dottor Mainente, non basta per una diagnosi ma diventa più rilevante se associato ad altri segnali o in presenza di fattori di rischio cardiovascolare. Tra le altre possibili spiegazioni ci sono anche il<strong> fenomeno di Raynaud</strong>, che provoca <strong>cambiamenti di colore alle dita</strong>, così come alterazioni dei nervi periferici, <strong>problemi alla tiroide, anemia o l'assunzione di determinati farmaci</strong>.




<h3>Quando è opportuno consultare uno specialista</h3>
É consigliabile rivolgersi al medico, come spiegato dal Dottor Mainente, <strong>quando i piedi restano freddi senza una spiegazione legata alla temperatura esterna, quando il disturbo interessa un solo piede, oppure quando compaiono altri sintomi come dolore ai polpacci durante il cammino, intorpidimento, pelle pallida o bluastra e ferite che faticano a guarire</strong>.

]]></content:encoded>
      <author>marco.reda@centrometeoitaliano.it (Marco Reda)</author>
      <category>Salute</category>
      <media:content url="https://images.centrometeoitaliano.it/wp-content/uploads/2025/10/15/mal-di-piedi.jpg?v=1.2" type="image/jpeg" expression="full" width="1200" height="698">
        <media:description type="plain"><![CDATA[]]></media:description>
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    </item>
    <item>
      <guid isPermaLink="true">https://www.centrometeoitaliano.it/salute/dormire-poco-fa-scattare-lansia-ecco-cosa-succede-al-nostro-cervello-183049/</guid>
      <pubDate>Mon, 14 Sep 2026 19:45:51 +0200</pubDate>
      <title><![CDATA[Dormire poco fa scattare l'ansia: ecco cosa succede al nostro cervello]]></title>
      <description><![CDATA[Dormire poco fa scattare o aumentare l'ansia: ecco cosa succede al nostro cervello]]></description>
      <content:encoded><![CDATA[
<h3 class="isSelectedEnd"><strong>Perchè dormire poco fa aumentare l'ansia</strong></h3>
<p class="isSelectedEnd">Come riporta <em>focus.it</em>, chi ha problemi di ansia può trovare difficile addormentarsi, ma può avvenire anche il contrario: una nottata di sonno insufficiente può aumentare l'ansia. Cosa causa questo? Un recente studio pubblicato in anteprima sul sito bioRxiv suggerisce che la mancanza di sonno rende complicato per il cervello adattarsi a nuove situazioni e potenziali minacce provenienti dall'ambiente. Qual è l'effetto? Diventiamo più allerta e sospettosi, sempre in uno stato di tensione. Da una prospettiva evolutiva, tutto ciò ha una logica: per i nostri progenitori, vulnerabili ai predatori, essere continuamente vigili era spesso vantaggioso. Al giorno d'oggi, invece, vivendo protetti nelle nostre abitazioni, vediamo specialmente gli aspetti negativi: la mancanza di sonno ci provoca ansia e insicurezza.</p>

<h3 class="isSelectedEnd"><strong>Minacce di mondi virtuali</strong></h3>
<p class="isSelectedEnd">Un team di ricercatori dell'Università di Melbourne, in Australia, ha selezionato 54 giovani adulti sani tra i 18 e i 30 anni, senza difficoltà legate al sonno o all'attenzione, e privi di disturbi psichiatrici o neurologici. La metà dei partecipanti ha dovuto, per motivi di ricerca, restare sveglia per un'intera notte; l'altra metà ha avuto la possibilità di dormire per 8 ore all'interno del laboratorio. Il sonno, sia che fosse stato goduto che saltato, è stato tracciato mediante dispositivi indossabili. Il giorno seguente, tutti i partecipanti sono stati portati a vivere un'esperienza di passeggiata virtuale tra due ambienti immersivi: una prima scena neutra, caratterizzata da un ufficio ben illuminato e da una musica rilassante, alternata a un contesto più inquietante, ovvero un seminterrato buio dove dovevano raccogliere lanterne mentre sentivano pianti, passi o parole sussurrate. La realtà virtuale è stata impiegata per permettere l'analisi dell'iper vigilanza su un arco temporale prolungato e continuativo: studi precedenti avevano analizzato questa condizione sottoponendo i partecipanti a singoli stimoli minacciosi, un tipo di esposizione che, tuttavia, si riscontra raramente nella vita quotidiana.</p>

<h3 class="isSelectedEnd"><strong>Riposati e adattabili </strong></h3>
Con l'alterazione del contesto, nell'entrare per la prima nello scantinato, tutti i paretecipanti hanno evidenziato un incremento dei livelli di ansia, valutati tramite la frequenza cardiaca e le fluttuazioni della sudorazione delle mani. Tuttavia, quando si è trattato di tornare per la seconda volta in quel luogo,colore che avevano riposato sono riusciti ad acclimatarsi, mostrando una diminuzione dello stress; chi invece aveva sofferto di privazione del sonno ha mantenuto lo stesso stato di agitazione della prima volta. "<em>La privazione del sonno può provocare uno stato di iper vigilanza che, se diventa cronico, può assumere la forma di ansia patologica</em>" afferma Emma Sullivan, psicologa presso l'Università di Melbourne, che ha condotto la ricerca. Successivamente, i ricercatori hanno valutato come il corpo reagisse a questo aumento dell'ansia causata dall'insonnia. Coloro che presentavano una maggiore variabilità della frequenza cardiaca, vale a dire un cuore capace di adattarsi adeguatamente agli stimoli esterni e alla gestione dello stress, modificando l'intervallo tra un battito e l'altro, hanno dichiarato di non essersi sentiti eccessivamente ansiosi in un ambiente virtuale ostile. In contrapposizione, chi mostrava una ridotta variabilità della frequenza cardiaca, e di conseguenza un cuore meno "adattabile" e in condizioni di salute peggiori, ha riportato livelli di ansia più elevati.




<h3 class="isSelectedEnd"><strong>Pisolini scaccia ansia</strong></h3>
Compensare la mancanza di sonno notturno potrebbe quindi abbattere i livelli di ansia percepita nel corso della giornata. Quando l'insonnia non può essere risolta, ad esempio a causa di turni di lavoro notturni o della presenza di bambini piccoli, brevi sonnellini programmati durante il giorno potrebbero alleviare la situazione. Rendendoci più riposati e meno ansiosi.

]]></content:encoded>
      <author>redblackforever@yahoo.it (Carmine Orlando)</author>
      <category>Salute</category>
      <media:content url="https://images.centrometeoitaliano.it/wp-content/uploads/2026/09/14/dormire-e-ansia.jpg?v=1.2" type="image/jpeg" expression="full" width="1600" height="840">
        <media:description type="plain"><![CDATA[]]></media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <guid isPermaLink="true">https://www.centrometeoitaliano.it/salute/troppe-luci-di-notte-possono-favorire-linsufficienza-cardiaca-183048/</guid>
      <pubDate>Mon, 14 Sep 2026 18:31:43 +0200</pubDate>
      <title><![CDATA[Troppe luci di notte possono favorire l'insufficienza cardiaca]]></title>
      <description><![CDATA[Il buio serve per la salute del cuore, attenzione alle notti rischiarate da luci artificiali]]></description>
      <content:encoded><![CDATA[
<h3 class="isSelectedEnd"><strong>L'inquinamento luminoso può avere conseguenze sulla salute del cuore</strong></h3>
<p class="isSelectedEnd">Come riporta <em>focus.it</em>, l'inquinamento luminoso non ci priva solo della vista delle stelle. Potrebbe avere ripercussioni anche sulla salute del cuore: un'esposizione eccessiva alla luce durante la notte è associata a modifiche nella struttura o nelle funzioni cardiache. Questa informazione deriva da uno studio condotto su più di 11.000 individui e pubblicato nell'European Heart Journal. La ricerca approfondisce e fornisce spiegazioni sul legame tra notti illuminate e problemi cardiovascolari già osservato in studi precedenti.</p>

<h3 class="isSelectedEnd"><strong>Notti illuminate a giorno</strong></h3>
<p class="isSelectedEnd">Un gruppo di scienziati della Tulane University e della Harvard T.H. Chan School of Public Health, negli Stati Uniti, ha studiato le informazioni relative a 11.071 individui presenti nel database UK Biobank. Questi soggetti avevano utilizzato dispositivi indossabili sul polso, dotati di un sensore luminoso per un periodo di 7 giorni, tra il 2013 e il 2015, e avevano inoltre effettuato una risonanza magnetica del cuore tre anni dopo. Gli scienziati hanno analizzato i dati dei partecipanti esposti a livelli di luce superiori a tre lux (un’unità di misura che determina l’intensità luminosa che colpisce una superficie) e li hanno confrontati con quelli di chi, durante la notte, era stato praticamente in assenza di qualsiasi fonte di luce.</p>

<h3 class="isSelectedEnd"><strong>Cuore rimodellato ma non in meglio</strong></h3>
Chi aveva subito un'esposizione a livelli elevati di luce notturna presentava segnali di modifiche nella struttura cardiaca che si riscontrano solitamente in persone che hanno vissuto stress prolungato o che hanno subito un danno al cuore. Tra queste manifestazioni, si notava un ispessimento della parete del ventricolo sinistro, che è una delle cavità cardiache responsabili della pompa del sangue ossigenato verso l'intero organismo attraverso l'aorta. Questo comportava una diminuzione dello spazio disponibile nel ventricolo stesso; inoltre, vi erano modifiche nel ventricolo destro e nell'atrio sinistro, che sono le due cavità superiori del cuore. In aggiunta, l'analisi ha rivelato segni di una diminuzione della capacità cardiaca di contrarsi durante il battito, un precursore di possibili disfunzioni cardiache. Lu Qi, primo autore del lavoro di ricerca, ha affermato che ciò che è stato osservato rappresenta "<em>un processo attraverso il quale cambia la struttura e la funzionalità del cuore e che generalmente si nota in risposta a stress prolungato o a lesioni cardiache. È il modo in cui il nostro organismo reagisce a tale stress, ma alla fine porta a un indebolimento del cuore, con il rischio di insufficienza cardiaca</em>".




<h3 class="isSelectedEnd"><strong>Il medico ha prescritto tapparelle abbassate</strong></h3>
Secondo gli autori, sarebbe sufficiente che i medici esperti in salute cardiovascolare incoraggiassero la protezione dell'oscurità notturna, e che i responsabili politici riconoscessero che l'inquinamento luminoso rappresenta un rischio anche per la salute del cuore: infatti, dal punto di vista della salute pubblica, ridurre l'eccesso di illuminazione notturna è un'azione realizzabile con interventi semplici e a basso costo. Inoltre, gli scienziati sperano che chi si occupa di salute cardiaca, specialmente per i pazienti con insufficienza cardiaca (una condizione cronica in cui il cuore non è in grado di pompare sangue adeguatamente) o fibrillazione atriale (l'aritmia cardiaca più prevalente), interroghi frequentemente i pazienti sulla oscurità delle loro notti. Domande come: a che ora spegne il televisore o il telefono? Tira giùle tapparelle? Quanto è buia la sua stanza? potrebbero rivelarsi più significative di quanto si pensi.

]]></content:encoded>
      <author>redblackforever@yahoo.it (Carmine Orlando)</author>
      <category>Salute</category>
      <media:content url="https://images.centrometeoitaliano.it/wp-content/uploads/2022/12/23/cuore.jpg?v=1.2" type="image/jpeg" expression="full" width="1600" height="840">
        <media:description type="plain"><![CDATA[]]></media:description>
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    </item>
    <item>
      <guid isPermaLink="true">https://www.centrometeoitaliano.it/salute/formicolio-e-dolore-alle-dita-e-alle-mani-possibili-cause-diagnosi-e-trattamenti-spiegati-dal-dottor-giorgio-pivato-183046/</guid>
      <pubDate>Mon, 14 Sep 2026 16:18:41 +0200</pubDate>
      <title><![CDATA[Formicolio e dolore alle dita e alle mani: possibili cause, diagnosi e trattamenti spiegati dal dottor Giorgio Pivato]]></title>
      <description><![CDATA[Formicolio e dolore alle dita e alle mani: il dottor Giorgio Pivato spiega i sintomi, le cause, diagnosi e cura]]></description>
      <content:encoded><![CDATA[
<h3>Formicolio e dolore alle dita e alle mani: introduzione</h3>
Come riportato da <em>humanitas.it</em>, a causa dei movimenti ripetitivi e del peso a cui le nostremani sono sottoposte, possono insorgere vari problemi, che vanno dai traumi a malattie infiammatorie da sovraccarico, fino a condizioni degenerative come l'artrosi. Questi disturbi si manifestano quando la capacità di autoriparazione non è sufficiente a compensare l'usura subita. Sintomi come formicolio, sudorazione eccessiva (secchezza delle mani) e dolore a dita e mani non devono essere sottovalutati. E' particolarmente importante prestare attenzione a questi segnali, soprattutto se non si risolvono da soli entro pochi giorni. In tal caso, è consigliabile consultare un medico specializzato in problemi della mano, per esaminare i sintomi, effettuare una diagnosi accurata e suggerire la terapia più adatta, in modo che il disturbo non si aggravi, portando a limitazioni funzionali che potrebbero diventare permanenti. Il portale ha parlato di questa condizione con il dottor Giorgio Pivato, che è il Responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia della Mano e Microchirurgia Ricostruttiva presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.
<h3><strong>Mani: i sintomi più comuni</strong></h3>
I segni possono interessare l'intera mano o rigurdare solo alcune dita, possono presentarsi sia mentre si muove l'arto sia quando è a riposo.

I sintomi possono includere:
<ul>
 	<li>dolore durante l'uso</li>
 	<li>dolore a riposo</li>
 	<li>intorpidimento</li>
 	<li>sensazione simile a una vibrazione</li>
 	<li>gonfiore</li>
 	<li>rossore</li>
 	<li>lividi</li>
 	<li>riduzione della sensibilità</li>
 	<li>tensione</li>
 	<li>perdita di forza</li>
</ul>
<h3><strong>Formicolio alle mani: a quali patologie si associa</strong></h3>
Nella maggior parte dei casi, specialmente se il formicolio interessa le prime tre dita della mano, potrebbe essere il segnale iniziale della sindrome del tunnel carpale, una delle condizioni più comuni che possono colpire anche i giovani. Questa è causata dalla pressione sul nervo mediano al polso, il quale, schiacciato dall'infiammazione dei tendini flessori che lo accompagnano all'interno del canale carpale, riceve una minore irrorazione sanguigna, portando a un'ischemia. Se invece le ultime due dita della mano (il mignolo e l'anulare) sono colpite, il nervo interessato è il nervo ulnare; normalmente questo nervo è soggetto a stress mentre attraversa il gomito e il problema tende ad aggravarsi quando si mantiene a lungo una posizione con i gomiti piegati, poiché ciò ne causa la compressione. Il formicolio e il dolore nelle mani possono anche manifestarsi insieme ad altri problemi, come l'artrite reumatoide, infezioni, compressione nervosa, traumi distorsivi o fratture, ustioni e ferite cutanee, punture di insetti, stanchezza dell'arto e conseguenze di eventi traumatici passati. In generale, i segnali che si avvertono a riposo e che non sono legati a specifiche attività sono attribuibili a disturbi nei nervi periferici. Al contrario, se i sintomi si presentano durante movimenti specifici, di solito sono causati da traumi o infiammazioni di muscoli, articolazioni, legamenti e tendini.




<h3>Diagnosi e trattamenti</h3>
Il modo di affrontare il formicolio alle mani varia in base alla sua origine. Quando si manifestano questi sintomi, è consigliabile seguire alcune indicazioni per alleviare il problema e vedere se può risolversi da solo. In particolare, è utile evitare posizioni che possano aumentare la pressione sul nervo interesssato, cambiare frequentemente la postura ed effettuare pause regolari durante le attività ripetitive. Naturalmente, ciò risulta valido solo se la compressione è dovuta a problemi posturali. Se i sintomi non migliorano dopo alcune settimane, è consigliabile consultare uno specialista per valutare l'intensità e la natura dei sintomi. Di solito, un esame fisico è sufficiente per diagnosticare e suggerire un trattamento adeguato. In determinate situazioni, potrebbero essere necessari ulteriori accertamenti per escludere malattie concomitanti, come ecografie, radiografie, risonanze magnetiche, TAC ed elettromiografie. Generalmente, se il problema è causato da processi degenerative o infiammatori, si preferisce un approccio conservativo con appositi tutori. Se, al contrario, il problema è dovuto a una compressione del nervo,potrebbe essere necessario ricorrere all'intervento chirurgico. L'operazione è semplice, dura pochi minuti, viene effettuata in anestesia locale tramite endoscopia e in regime ambulatoriale. Non richiede punti di sutura, ma solo un cerotto, e la mano può essere utilizzata normalmente già dal giorno successivo. Formicolio e dolore tendono a risolversi subito dopo l'intervento. Nel caso di lesioni traumatiche, dove i sintomi potrebbero essere in relazione al danno a una struttura nervosa, è consigliato recarsi in un Pronto Soccorso dotato di un Servizio di Chirurgia della mano per ricevere le cure appropriate.

<strong><span style="text-decoration: underline;">Questo articolo non sostituisce il parere di un medico</span></strong>

]]></content:encoded>
      <author>redblackforever@yahoo.it (Carmine Orlando)</author>
      <category>Salute</category>
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        <media:description type="plain"><![CDATA[]]></media:description>
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    </item>
    <item>
      <guid isPermaLink="true">https://www.centrometeoitaliano.it/salute/occhio-secco-sintomi-possibili-cause-e-cura-spiegati-dal-dottor-fabrizio-camesasca-183038/</guid>
      <pubDate>Mon, 14 Sep 2026 13:45:20 +0200</pubDate>
      <title><![CDATA[Occhio secco: sintomi, possibili cause e cura spiegati dal dottor Fabrizio Camesasca]]></title>
      <description><![CDATA[Occhio secco, introduzione e che cos'è. I sintomi, le cause e come si cura spiegati dal dottor Fabrizio Camesasca]]></description>
      <content:encoded><![CDATA[
<h3>Occhio secco: introduzione e che cos'è</h3>
Come riportato da <em>humanitas-care.it</em>, l'occhio secco è un disturbo che molte persone non prendono seriamente fino a quando non diventa un problema quotidiano. Inizialmente si percepisce solo un leggero disagio, ma col passare del tempo può evolvere in bruciore, arrossamento, vista offuscata e una continua sensazione di grani di sabbia negli occhi. Il portale discute di questo argomento con il dottor Fabrizio Camesasca, oculista capo dei centri medici Humanitas Medical Care Milano. Ma cos'è l'occhio secco? Esso si presenta quando le lacrime sono insufficienti o non svolgono correttamente il loro compito. Le lacrime non sono solo utili per "umidificare" l'occhio, ma anche per lubrificarlo, nutrirlo e difenderlo da polvere, batteri e irritazioni. Il film lacrimale è formato da tre strati: uno acquoso, uno lipidico (grasso) e uno mucoso. Se uno di questi strati subisce una modifica, la superficie dell'occhio perde il suo equilibrio. E' in questo momento che iniziano a manifestarsi i disagi.
<h3><strong>I sintomi dell'occhio secco</strong></h3>
I segni sono piuttosto facili da identificare, anche se molte volte vengono ignorati. I più frequenti sono:
<ul>
 	<li>sensazione di avere sabbia o un oggetto estraneo</li>
 	<li>bruciore e prurito</li>
 	<li>arrossamento della zona</li>
 	<li>lacrimazione eccessiva (curiosamente, poiché le lacrime sono "deboli" e si asciugano rapidamente)</li>
 	<li>visione offuscata, specialmente dopo aver trascorso molte ore davanti al computer o in luoghi secchi</li>
 	<li>difficoltà nell'aprire gli occhi al mattino</li>
</ul>
Coloro che trascorrono molto tempo davanti a schermi o in spazi con aria condizionati o riscaldamento accesso spesso sentono questi sintomi in modo più marcato.
<h3><strong>Le possibili cause dell'occhio secco</strong></h3>
Le ragioni possono essere molteplici e di frequente si combinano tra loro. Di solito, si possono individuare due principali meccanismi: produzione insufficiente di lacrime e premature evaporazioni.

<strong>Produzione insufficiente di lacrime</strong>

Con l'avanzare dell'età, le ghiandole lacrimali tendono a diventare meno efficienti. Alcuni farmaci (come gli antipertensivi, gli antidepressivi e gli antistaminici) o condizioni autoimmuni, come la sindrome di Sjögren, possono diminuire la produzione di lacrime. Nelle donne, i cambiamenti ormonali che si verificano durante la menopausa rappresentano un fattore comune.

<strong>Troppa evaporazione</strong>

In questo scenario, le lacrime sono presenti, ma svaniscono rapidamente a causa dell'assenza della componente lipidica che ne rallenta l'evaporazione.

Le motivazioni più comuni sono:
<ul>
 	<li>infiammazione delle palpebre (blefarite)</li>
 	<li>uso prolungato di lenti a contatto</li>
 	<li>chirurgie o traumi agli occhi</li>
 	<li>ambienti secchi, vento, fumi o inquinamento atmosferico</li>
 	<li>ogni volta che si fa un uso eccessivo di schermi senza interruzioni.</li>
</ul>
In casi meno comuni, anche carenze di vitamina A o problemi nella chiusura delle palpebre possono causare secchezza.




<h3>Curare l'occhio secco</h3>
La terapia si propone di ripristinare la lubrificazione della superficie oculare e di diminuire l'infiammazione. Il primo passo consiste quasi sempre nell'assumere regolarmente lacrime artificiali, che sono disponibili sia come collirio sia in forma di gel. Il medico decide quale formulazione utilizzare in base alla gravità del problema e alle abitudini del paziente. Quando la secchezza è più intensa, possono essere adottate terapie specifiche, come colliri a base di ciclosporina, o trattamenti che migliorano il funzionamento delle ghiandole palpebrali. In alcune circostanze, l'oculista può optare per la chiusura temporanea dei punti lacrimali, i piccoli canali che drenano le lacrime, affinché queste rimangano più a lungo sulla superficie oculare.

Tuttavia, il trattamento non si limita ai farmaci. E' fondamentale modificare alcune abitudini quotidiane:
<ul>
 	<li>prendere pause regolari mentre si utilizza il computer</li>
 	<li>mantenere l'ambiente ben umidificato</li>
 	<li>evitare il fumo e la diretta esposizione all'aria condizionata</li>
 	<li>assicurarsi di bere a sufficienza</li>
 	<li>prendersi cura dell'igiene palpebrale con detergenti appositi</li>
</ul>
Un punto importante: molte persone ricorrono ancora a rimedi fai da te come impacchi di camomilla o colliri preparati in casa. Anche se possono sembrare innocui, frequentemente aggravano l'irritazione. E' sempre consigliabile rivolgersi a un esperto e utilizzare prodotti sterili, specifici per gli occhi.

<strong><span style="text-decoration: underline;">Questo articolo non sostituisce il parere di un medico</span></strong>

]]></content:encoded>
      <author>redblackforever@yahoo.it (Carmine Orlando)</author>
      <category>Salute</category>
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    </item>
    <item>
      <guid isPermaLink="true">https://www.centrometeoitaliano.it/salute/febbre-senza-sintomi-quali-potrebbero-essere-le-cause-e-cosa-fare-183039/</guid>
      <pubDate>Mon, 14 Sep 2026 13:05:13 +0200</pubDate>
      <title><![CDATA[Febbre senza sintomi, quali potrebbero essere le cause e cosa fare]]></title>
      <description><![CDATA[Ecco quando bisogna preoccuparsi e come intervenire tempestivamente per capirne le origini]]></description>
      <content:encoded><![CDATA[
<h3>Non sempre la febbre alta è accompagnata da sintomi evidenti: ecco quali indagini diagnostiche effettuare per capirne le ragioni</h3>
La<strong> febbre</strong> è un meccanismo difensivo fondamentale per il nostro corpo per proteggersi dall'aggressione di <strong>virus e batteri</strong>, ma non solo. Spesso questa condizione si può verificare anche in assenza di sintomi evidenti. La temperatura può salire anche sopra i 38 gradi senza soffrire di sintomi respiratori o altri segnali localizzati del nostro corpo. In questi casi riuscire a fare una diagnosi esatta della causa sottostante non è facile e richiede l'intervento di uno specialista per indagini e approfondimenti.
<h3>Di cosa si tratta</h3>
La cosiddetta<strong> febbre isolata o piressia asintomatica</strong> spesso è il riflesso di una risposta transitoria del nostro organismo in presenza di determinate condizioni. La temperatura viene regolata dall'<strong>ipotalamo</strong>, una piccola struttura del nostro cervello che controlla l'<strong>omeostasi</strong>, vale a dire l'equilibrio stabile del nostro corpo. La <strong>febbre transitoria</strong> può durare 48-72 ore circa ma in ogni caso è sempre opportuno esplorare le cause che la determinano. In linea generale il rialzo della temperatura è sempre il sintomo spia di una infezione virale o batterica che inizialmente potrebbe risultare occulta. Queste infezioni possono gravare sulle <strong>vie urinarie</strong> o essere causate da ascessi interni o batteriemie basse, senza manifestare sintomi evidenti.
<h3>Le possibili cause</h3>
In presenza di febbre alta senza sintomi è sempre opportuno sottoporsi a emocolture, esame urine e sierologie virali per smascherare eventuali condizioni infiammatorie e autoimmuni. Anche altre malattie come quelle <strong>reumatiche</strong> possono manifestarsi con febbre alta e rimanere latenti. Non meno frequenti sono gli stati febbrili legati a reazioni a farmaci o vaccini recenti. Altre volte può essere la conseguenza di uno<strong> stress prolungato o uno stato di affaticamento</strong> che sollecita il sistema nervoso autonomo. In estate potrebbe essere la conseguenza di un <a href="https://www.centrometeoitaliano.it/salute/colpo-di-calore-ecco-perche-puo-essere-potenzialmente-letale-e-cosa-fare-nellimmediato-181259/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>colpo di calore</strong></a> per coloro che sono rimasti a lungo esposti alle alte temperature esterne.




<h3>Gli esami da effettuare</h3>
Può accadere che la febbre possa prolungarsi anche per diverse settimane in assenza di diagnosi che possono giustificarla. In questo caso si parla di febbre di origine sconosciuta (FUO). Si tratta di temperature ≥ 38,3 °C che richiedono valutazioni approfondite con <strong>tracciamento della curva termica, VES, Emocromo completo, Esame urine e urinocoltura, radiografia del torace ed emocolture</strong>. In ogni caso è fondamentale non affaticarsi, stare a riposo, idratarsi frequentemente evitando l'automedicazione che potrebbe peggiorare la situazione. Dietro una febbre subdola che non passa possono celarsi processi infiammatori, autoimmuni o addirittura neoplasie. Ecco perchè non vanno mai sottovalutate o curate in maniera approssimativa.

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      <author>marco.tringali@centrometeoitaliano.it (Marco Antonio Tringali)</author>
      <category>Salute</category>
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      <pubDate>Sun, 13 Sep 2026 21:52:46 +0200</pubDate>
      <title><![CDATA[Fibromialgia: i sintomi per riconoscerla spiegati dalla Dottoressa Cristina Fumagalli]]></title>
      <description><![CDATA[La Dottoressa Cristina Fumagalli spiega cos'è la fibromialgia, quali sono i sintomi principali, le possibili cause e i rimedi per gestirla]]></description>
      <content:encoded><![CDATA[
<h3>La fibromialgia è una malattia cronica potenzialmente pericolosa: la Dott.ssa Cristina Fumagalli spiega come riconoscerla</h3>
La <span style="color: #ff0000;"><strong><span style="text-decoration: underline;"><a style="color: #ff0000; text-decoration: underline;" href="https://www.grupposandonato.it/news/2024/gennaio/sindrome-fibromialgica-sintomi-cause-cura" target="_blank" rel="noopener noreferrer">fibromialgia</a></span></strong></span> è un disturbo che interessa circa 2 milioni di persone in Italia, con una netta prevalenza tra le donne in giovane età. Si tratta di una patologia complessa e spesso invalidante, capace di incidere in modo significativo sulla qualità della vita di chi ne soffre. La Dottoressa <strong>Cristina Fumagalli</strong>, specialista in Anestesia e Rianimazione e responsabile del Centro di Medicina del Dolore della Casa di Cura "La Madonnina" (Milano), ha spiegato a <em>GruppoSanDonato.it</em> <strong>quali sono i sintomi principali per riconoscere la fibromialgia</strong>.
<h3>I sintomi più comuni</h3>
Secondo la Dottoressa Fumagalli, la fibromialgia si manifesta principalmente con un <strong>dolore costante a livello muscolo-scheletrico</strong>, spesso difficile da localizzare con precisione, accompagnato da <strong>rigidità articolare e difficoltà nei movimenti.</strong> Tra i sintomi più frequenti rientrano anche <strong>disturbi del sonno, intestino irritabile, mal di testa e una sensazione di gonfiore agli arti</strong> che spesso non corrisponde a un gonfiore reale. La sintomatologia si estende poi anche all'apparato urinario, con <strong>bisogno frequente e urgente di urinare</strong> e sensazioni di <strong>bruciore a livello intimo e vescicale</strong>.
<h3>I sintomi cognitivi e la diagnosi differenziale</h3>
Oltre ai disturbi fisici, la fibromialgia può causare quella che viene definita nebbia cognitiva, con <strong>difficoltà di concentrazione</strong> che incidono sulla vita quotidiana della persona. Proprio per la natura aspecifica di questi sintomi, la diagnosi richiede sempre un'attenta valutazione differenziale rispetto ad altre condizioni simili, come la sindrome da stanchezza cronica, la sindrome delle gambe senza riposo, la vescica iperattiva e i dolori mestruali, patologie che possono confondersi o associarsi alla fibromialgia stessa.




<h3>Cause e possibili rimedi</h3>
<strong>Le cause della fibromialgia restano ancora sconosciute</strong> ma si tratta di una malattia multifattoriale, in cui una <strong>componente genetica</strong> potrebbe combinarsi con <strong>eventi traumatici e stressanti vissuti anche in età infantile</strong>. Un ruolo importante è svolto dall'infiammazione neurogena, causata dal rilascio di mediatori da parte di alcuni neuroni. Non esiste ancora una cura risolutiva ma discipline come <strong>yoga e pilates, farmaci mirati, agopuntura e ozonoterapia</strong> possono aiutare a tenere sotto controllo i sintomi.

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      <author>marco.reda@centrometeoitaliano.it (Marco Reda)</author>
      <category>Salute</category>
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      <pubDate>Sun, 13 Sep 2026 18:03:41 +0200</pubDate>
      <title><![CDATA[Pressione alta: i sintomi per riconoscerla spiegati dal Dottor Luca Maggio]]></title>
      <description><![CDATA[Il Dottor Luca Maggio illustra i sintomi della pressione alta, come riconoscerla in tempo e quali sono cause e rimedi più efficaci]]></description>
      <content:encoded><![CDATA[
<h3>L'ipertensione (pressione alta) è un disturbo diffuso che colpisce milioni di persone: il Dottor Luca Maggio ha spiegato i sintomi per riconoscerla</h3>
L<span style="color: #3366ff;"><strong><span style="text-decoration: underline;"><a style="color: #3366ff; text-decoration: underline;" href="https://www.humanitas-care.it/news/pressione-alta-come-riconoscerla-e-quali-sono-i-sintomi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">'ipertensione arteriosa</a></span></strong></span> rappresenta una delle condizioni di salute più comuni al mondo, con oltre 1,4 miliardi di persone tra i 30 e i 79 anni che ne soffrono secondo le stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Si tratta di un disturbo che non va mai sottovalutato, in quanto nella maggior parte dei casi decorre senza sintomi evidenti pur aumentando nel tempo il rischio di infarto, ictus e altre complicanze cardiovascolari gravi. Il Dottor <strong>Luca Maggio</strong>, cardiologo presso l'Unità di Cardiologia Clinica, Interventistica e UCC dell'IRCCS Istituto Clinico Humanitas, ha spiegato a <em>Humanitas-Care.it</em> quali sono <strong>i sintomi da riconoscere per intercettare questa condizione</strong>.
<h3>I disturbi più comuni</h3>
Secondo il Dottor Maggio alcuni sintomi sono apparentemente non collegati all'ipertensione, come lo<strong> stress o la stanchezza quotidiana</strong>. Tra i segnali più frequenti figurano poi il <strong>mal di testa,</strong> tipicamente pulsante e concentrato nelle prime ore della giornata, insieme a <strong>vertigini</strong>, percepite come instabilità o perdita di equilibrio, e <strong>acufeni</strong>, ovvero ronzii o fischi alle orecchie senza cause apparenti. A questi si aggiunge una <strong>facile affaticabilità</strong>, oltre a disturbi visivi come <strong>offuscamento della vista</strong> o <strong>comparsa improvvisa di punti scuri</strong> nel campo visivo.
<h3>I segnali d'allarme</h3>
Diverso è il caso delle crisi ipertensive, condizioni in cui la pressione supera rapidamente i 180/120 mmHg e in cui è necessaria una valutazione medica urgente. In questi episodi possono comparire <strong>dolore al torace, irradiato verso braccio sinistro, schiena o mandibola, difficoltà respiratoria anche a riposo, cefalea intensa accompagnata da nausea e vomito, sensazione di ansia, sudorazione fredda, palpitazioni, improvviso calo della vista e stati di confusione mentale</strong>. Proprio per la natura silenziosa dell'ipertensione, le linee guida internazionali raccomandano <strong>controlli regolari della pressione a partire dai 40 anni</strong>.




<h3>Le cause e i rimedi principali</h3>
L'ipertensione arteriosa è favorita da fattori come una <strong>dieta ricca di sale, la sedentarietà, il fumo, il consumo eccessivo di alcol e il sovrappeso</strong>. Per gestirla, oltre a un'alimentazione equilibrata come la dieta mediterranea e all'attività fisica regolare, spesso è necessaria anche una terapia farmacologica personalizzata, basata su <strong>diuretici, beta-bloccanti, calcio-antagonisti, ACE inibitori o sartani</strong>, sempre sotto la guida del proprio medico curante.

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      <author>marco.reda@centrometeoitaliano.it (Marco Reda)</author>
      <category>Salute</category>
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      <guid isPermaLink="true">https://www.centrometeoitaliano.it/salute/coxalgia-il-dott-giovanni-bonaspetti-spiega-quando-il-dolore-allanca-richiede-lintervento-chirurgico-183001/</guid>
      <pubDate>Sun, 13 Sep 2026 14:36:35 +0200</pubDate>
      <title><![CDATA[Coxalgia, il dott. Giovanni Bonaspetti spiega quando il dolore all'anca richiede l’intervento chirurgico]]></title>
      <description><![CDATA[Cos'è la coxalgia, il dott. Giovanni Bonaspetti spiega quali sono le cause principali e quando il dolore all'anca richiede l’intervento chirurgico]]></description>
      <content:encoded><![CDATA[
<h3>Che cos'è la coxalgia</h3>
Come riportato da <em>grupposandonato.it</em>, coxalgia è il termine utilizzato in medicina per descrivere il dolore all'anca, che si trova frequentemente nell'area inguinale, laterale o nel gluteo, ed è causato da problemi che riguardano l'articolazione o i tessuti adiacenti. Questa è una condizione cronica e degenerativa che colpisce la cartilagine dell'anca, e può essere trattata attraverso un approccio non invasivo oppure con interventi chirurgici, che oggi sono meno invasivi e possono ridurre notevolmente i tempi di recupero e riabilitazione. GRuppo San Donato ne ha parlato con il dottor Giovanni Bonaspetti, che dirige l'Unità operativa di Ortopedia e Traumatologia seconda sezione presso l'Istituto Clinico S. Anna di Brescia.
<h3><strong>Coxalgia, differenza rispetto al passato e come riconoscerla</strong></h3>
Lo specialista afferma che la questione della coxalgia, attualmente non presenta una frequenza superiore rispetto ai dati storici. Ciò che è mutato, e continua a evolversi, sono le tecniche di intervento e di operazione, tenendo presente che il dolore può derivare da varie cause e rappresentare segnali di disturbi diversi tra adulti e minori. I pazienti che soffrono di coxalgia molte volte rappresentano il dolore creando un gesto con la mano attorno alla zona del fianco. Questo gesto è riconosciuto come segno della C e illustra chiaramente il dolore che si avverte nella regione inguinale, laterale e nella parte posteriore del gluteo in tali situazioni.




<h3><strong>Dolore all'anca negli adulti e nei bambini: i fattori di rischio</strong></h3>
Numerosi sono i fattori che possono provocare dolore all'anca sia negli adulti che nei bambini, ma spesso le principali cause sono l'artrosi e traumi legati all'attività sportiva o alla postura.

<strong>Le cause della coxalgia nei bambini</strong>

Il dott. Bonaspetti sostiene che le cause principali in ambito pediatrico comprendono i problemi vascolari del nucleo di crescita della testa del femore, che rivestono un ruolo primario. In secondo luogo, vi sono le infezioni articolari, abbastanza comuni, che possono essere trattate con antibiotici oppure mediante un intervento per rimuovere il materiale purulento dell'articolazione.

<strong>L'artrosi, la causa principale della coxalgia negli adulti</strong>

Nell'età adulta, una delle cause più frequenti di dolore all'anca è rappresentata dall'artrosi. L'esperto spiega che questo disturbo genera dolori diffusi che, in particolare, partono dall'inguine o dal gluteo e tendono a propagarsi verso il ginocchio. Spesso, infatti, si osserva una confusione tra questo tipo di dolore irradiato tramite il nervo otturatorio e il dolore al ginocchio. Una caratteristica distintiva della coxalgia di origine artrosica è che si tratta di un dolore meccanico che aumenta con l'uso dell'articolazione, mentre tende a diminuire quando si è in riposo. Al contrario, un aumento del dolore durante il riposo è normalmente indicativo di un dolore neuropatico. Esistono diverse strategie per contrastare efficacemente l'insorgenza della coxalgia, ma nel caso in cui essa derivi dall'artrosi, si raccomanda di evitare tutte le attività professionali e sportive che potrebbero aumentarne il deterioramento, insieme all'adozione di un trattamento conservativo per alleviare l'infiammazione.




<h3>Curare la coxalgia con l'intervento chirurgico</h3>
Nelle situazioni in cui un intervento si dimostri non solo fattibile, ma anche necessario, l'opzione da seguire è l'installazione di una protesi, cioè la sostituzione chirurgica della parte superiore del femore e dell'acetabolo. La chirurgia contemporanea offre la possibilità di adottare piani terapeutici per affrontare le coxalgie, riducendo notevolmente i periodi di recupero e riabilitazione, garantendo approcci decisamente meno invasivi rispetto al passato. Nei pazienti più giovani, si cerca di mantenere il maggior quantitativo di osso possibile; ci sono molte modalità di posizionamento, per cercare di ridurre al minimo il rischio di danneggiare i tessuti molli circostanti. I metodi più adatti per l'inserimento di una protesi all'anca sono l'approccio postero-laterale e quello anteriore,in quanto sono mininvasivi, praticati senza dover recidere muscoli o tendini, ma passando attraverso di essi. Certamente, questi interventi sono complessi e richiedono grande attenzione, ma al contempo rappresentano le tecniche preferite perché permettono di camminare poche ore dopo l'operazione.

<strong><span style="text-decoration: underline;">Questo articolo non sostituisce il parere di un medico</span></strong>

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      <author>redblackforever@yahoo.it (Carmine Orlando)</author>
      <category>Salute</category>
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