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    <lastBuildDate>Tue, 16 Jun 2026 14:50:10 +0200</lastBuildDate>
    <title>Centro Meteo Italiano</title>
    <description>Salute - Centro Meteo Italiano</description>
    <link>https://www.centrometeoitaliano.it</link>
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      <guid isPermaLink="true">https://www.centrometeoitaliano.it/salute/artrite-reumatoide-ecco-quali-sono-i-sintomi-le-possibili-cause-come-si-diagnostica-e-si-tratta-180728/</guid>
      <pubDate>Tue, 16 Jun 2026 14:50:07 +0200</pubDate>
      <title><![CDATA[Artrite reumatoide, ecco quali sono i sintomi, le possibili cause, come si diagnostica e si tratta]]></title>
      <description><![CDATA[L'artrite reumatoide è una patologia molto fastidiosa: ecco come funziona, in che modo si manifesta e le terapie per curarla]]></description>
      <content:encoded><![CDATA[
<h3>L'artrite reumatoide è una malattia infiammatoria cronica che va riconosciuta e affrontata bene: ecco in cosa consiste e come si tratta</h3>
L'<span style="color: #ff0000;"><strong><span style="text-decoration: underline;"><a style="color: #ff0000; text-decoration: underline;" href="https://www.humanitas.it/malattie/artrite-reumatoide/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">artrite reumatoide</a></span></strong></span> è una patologia autoimmune cronica che prende di mira in primo luogo le articolazioni, in particolare quelle di mani, polsi, caviglie e piedi, causando dolore, gonfiore e difficoltà nei movimenti della vita quotidiana. Non si tratta di un disturbo confinato alle sole articolazioni: l'infiammazione tipica di questa malattia può estendersi ad altri organi e apparati, tra cui polmoni, cuore, occhi, cute e vasi sanguigni. Colpisce più spesso le donne tra i 40 e i 60 anni, ma può manifestarsi a qualsiasi età e interessa circa l'1% della popolazione adulta. La predisposizione genetica gioca un ruolo, anche se non si tratta di una malattia ereditaria in senso stretto. La buona notizia è che oggi esistono strumenti diagnostici e terapeutici efficaci per riconoscere la malattia in tempo e intervenire prima che causi danni irreversibili.
<h3>Sintomi e conseguenze dell'artrite reumatoide</h3>
L'artrite reumatoide si manifesta tipicamente con un <strong>coinvolgimento simmetrico delle articolazioni,</strong> colpendole cioè in modo speculare su entrambi i lati del corpo. Le <strong>piccole articolazioni di mani e piedi</strong> sono quelle più frequentemente interessate, anche se la malattia può riguardare qualsiasi articolazione dotata di membrana sinoviale. Nella maggior parte dei casi <strong>l'infiammazione è poliarticolare, ovvero interessa più di cinque articolazioni contemporaneamente</strong>. Uno dei segnali più caratteristici è la <strong>rigidità mattutina</strong>, che si manifesta dopo periodi di riposo e può protrarsi per molte ore. Se la malattia non viene trattata, o non risponde alle cure, possono comparire erosioni ossee e deformità articolari permanenti, con conseguente disabilità. A livello sistemico possono insorgere anche <strong>fibrosi polmonare, infiammazione delle membrane che avvolgono cuore e polmoni, vasculite, noduli cutanei e infiammazione ocular</strong>e.
<h3>Come si diagnostica</h3>
La diagnosi si basa principalmente sulla valutazione clinica: <strong>dolore e gonfiore articolare devono essere presenti e persistere da almeno sei settimane</strong>. Gli esami del sangue supportano il quadro clinico ed evidenziano spesso elevati indici di infiammazione come la proteina C reattiva, oltre alla positività del fattore reumatoide e degli anticorpi anti-CCP, questi ultimi considerati più specifici e utili anche in chiave prognostica. Sul fronte strumentale la <strong>radiografia di mani e piedi</strong> permette di valutare eventuali erosioni ossee, l'<strong>ecografia articolare e la risonanza magnetica</strong> aiutano invece a stimare il grado di attività della malattia. Nei casi con possibile interessamento polmonare si ricorre a radiografia o TAC del torace. Poiché la malattia può ridurre la densità ossea, spesso aggravata dall'uso prolungato di cortisonici, viene consigliata anche una mineralometria ossea computerizzata per individuare l'osteoporosi e valutare il rischio di fratture.




<h3>Come si tratta</h3>
Quanto prima si interviene, maggiori sono le probabilità che la terapia risulti efficace. L'obiettivo del trattamento è <strong>raggiungere la remissione della malattia</strong>, ovvero <strong>ridurne al minimo l'impatto sulla vita quotidiana attraverso il controllo del dolore e il mantenimento della funzionalità articolare</strong>. Le attuali terapie (farmaci biologici e piccole molecole) consentono di agire su bersagli molto precisi del sistema immunitario, garantendo un controllo mirato dell'infiammazione. In centri specializzati viene eseguita anche una <strong>biopsia della membrana sinoviale infiammata</strong>, analisi che permette di orientare le scelte terapeutiche in modo personalizzato.

<span style="text-decoration: underline;"><strong>Questo articolo non sostituisce il parere di un medico</strong></span>

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      <author>marco.reda@centrometeoitaliano.it (Marco Reda)</author>
      <category>Salute</category>
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        <media:description type="plain"><![CDATA[]]></media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <guid isPermaLink="true">https://www.centrometeoitaliano.it/salute/come-riconoscere-il-dolore-tipico-della-sciatica-quali-sono-le-possibili-cause-e-come-si-diagnostica-180726/</guid>
      <pubDate>Tue, 16 Jun 2026 14:16:10 +0200</pubDate>
      <title><![CDATA[Come riconoscere il dolore tipico della sciatica, quali sono le possibili cause e come si diagnostica]]></title>
      <description><![CDATA[Che cos'è la sciatica e come riconoscerne il tipico dolore; ecco le cause, come si diagnostica e come si cura]]></description>
      <content:encoded><![CDATA[
<h3>Che cos'è la sciatica</h3>
Come riporta <em>Humanitas.it</em>, la sciatica consiste in un'infiammazione riferita al nervo sciatico, il nervo più grande e intricato presente nel corpo umano. Tale infiammazione provoca un dolore intenso che si estende dalla parte bassa della schiena e del bacino lungo la parte posteriore della gamba.
<h3>Il dolore tipico della sciatica</h3>
La sciatica si riferisce all'irritazione di una radice nervosa nella zona inferiore della schiena. Il dolore caratteristico inizia nella regione lombare e si irradia lungo il nervo sciatico, attraversando il gluteo e la gamba, arrivando fino al piede. Generalmente, il dolore colpisce un solo lato del corpo e la sua intensità può variare da lieve e molto forte. Nella maggior parte delle situazioni, la sciatica è associata a una profusione o un'ernia discale, e il dolore tende a diminuire quando si risolve la causa sottostante. E' importante sottolineare che il dolore alle gambe non implica necessariamente sciatica. Infatti, può derivare da problematiche vascolari, tensioni muscolari o irritazione di un'altra radice del nervo femorale, causando dolore nella parte anteriore della coscia (cruralgia). Possono anche manifestarsi sintomi come formicolio, intorpidimento, ridotta sensibilità o forza nel piede; in questi casi, si rileva una sofferenza della radice nervosa e non solo una sua irritazione.
<h3>Sciatica: quali sono le cause</h3>
Alcune ragioni per cui si può avere una sciatica includono:
<ul>
 	<li>Irritazione o compressione di una radice nervosa a causa di un'ernia discale o di una protusione;</li>
 	<li>Stenosi del canale spinale lombare;</li>
 	<li>Sindrome del piriforme: un muscolo di piccole dimensioni che ospita il nervo sciatico; il nervo può essere soggetto a irritazione o compressione a causa di contratture prolungate.</li>
</ul>



<h3>Diagnosi della sciatica</h3>
La valutazione si basa su un esame da parte di un esperto, durante il quale verranno eseguite diverse procedure (come il test di Lasegue e quello di Wasserman) per determinare la causa del problema. L'esperto potrebbe consigliare poi ulteriori esami, come la risonanza magnetica, i raggi X, la tomografia computerizzata e l'elettromiografia. <strong>Nella pagina successiva, come si cura la sciatica.</strong>




<h3>Come si cura la sciatica</h3>
Solitamente, la sciatica tende a risolversi in circa 6 settimane senza necessità di intervenire chirugicamente. Tuttavia, in alcune situazioni, come nel caso di ernie discali persistenti, ernie che comprimono la radice nervosa o il sacco durale, oppure in presenza di deficit neurologici, potrebbe essere raccomandata un'operazione chirurgica come la microdiscectomia o la laminectomia. Durante la fase acuta del dolore, è consigliato riposare a letto con le gambe piegate, mentre per alleviare il dolore si possono utilizzare farmaci antinfiammatori, analgesici e miorilassanti. Anche le infiltrazioni epidurali per il dolore e i corticosteroidi per via sistemica possono rivelarsi utili. Nella fase subacuta, invece, si raccomandano manipolazioni e ginnastica posturale. Anche se non è possibile prevenire tutti i casi di sciatica, uno stile di vita attivo è fondamentale per ridurre il rischio di sdvilupparla.

<strong>Questo articolo non sostituisce il parere di un medico</strong>



&nbsp;]]></content:encoded>
      <author>redblackforever@yahoo.it (Carmine Orlando)</author>
      <category>Salute</category>
      <media:content url="https://images.centrometeoitaliano.it/wp-content/uploads/2023/01/12/sciatica.jpg?v=1.2" type="image/jpeg" expression="full" width="1600" height="840">
        <media:description type="plain"><![CDATA[]]></media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <guid isPermaLink="true">https://www.centrometeoitaliano.it/salute/trombosi-venosa-profonda-ecco-quali-sono-i-sintomi-da-non-sottovalutare-le-possibili-cause-e-come-prevenirla-180711/</guid>
      <pubDate>Mon, 15 Jun 2026 21:57:14 +0200</pubDate>
      <title><![CDATA[Trombosi venosa profonda, ecco quali sono i sintomi da non sottovalutare, le possibili cause e come prevenirla]]></title>
      <description><![CDATA[La trombosi venosa profonda è una patologia seria ma prevenibile: ecco sintomi, cause e consigli per ridurre i rischi]]></description>
      <content:encoded><![CDATA[
<h3>La trombosi venosa profonda è una patologia da non sottovalutare assolutamente: ecco tutto ciò che c'è da sapere</h3>
La <span style="color: #008080;"><strong><span style="text-decoration: underline;"><a style="color: #008080; text-decoration: underline;" href="https://www.humanitas.it/malattie/trombosi-venosa-profonda/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">trombosi venosa profonda</a></span></strong></span> è una condizione che si manifesta quando un coagulo di sangue, tecnicamente detto <strong>trombo</strong>, si forma all'interno di una o più vene situate in profondità nel corpo, più frequentemente nelle gambe. Questi aggregati solidi sono composti da piastrine, globuli rossi e bianchi trattenuti da una rete proteica legata alla coagulazione. Il vero pericolo si presenta quando parti del coagulo si staccano e raggiungono i polmoni: lì si parla allora di <strong>embolia polmonare</strong>, un'ostruzione del flusso sanguigno che equivale a un infarto del polmone. Questa patologia può essere riconosciuta in anticipo: ecco <strong>quali sono i sintomi da non sottovalutare, le possibili cause e come prevenirla</strong>, come riportato da <em>Humanitas.it.</em>
<h3>Sintomi da riconoscere</h3>
Nella fase iniziale la trombosi venosa profonda <strong>tende a manifestarsi in modo silenzioso o con disturbi lievi come un senso di pesantezza o un dolore transitorio simile a un crampo al polpaccio</strong>, il quale è facile da confondere per affaticamento muscolare. Con il progredire della condizione compaiono segnali più evidenti: <strong>gonfiore e dolore intenso alla gamba o alla caviglia, calore al tatto nella zona interessata e alterazioni della colorazione cutanea, che può presentarsi pallida, arrossata o cianotica</strong>. Se il coagulo si è già frammentato e ha raggiunto i polmoni, si aggiungono campanelli d'allarme ben distinti: <strong>difficoltà respiratoria improvvisa sia a riposo che sotto sforzo, tosse con presenza di sangue, alterazioni improvvise del ritmo cardiaco e dolore toracico acuto di tipo trafittivo, anteriore o posteriore</strong>, che insorge all'improvviso.
<h3>Cause e fattori di rischio</h3>
Alla base della trombosi venosa profonda c'è sempre la <strong>formazione di un coagulo</strong>, che può essere innescata da <strong>alterazioni della parete vascolare, da un flusso sanguigno rallentato o da un'aumentata tendenza del sangue a coagulare</strong>. I fattori che aumentano questo rischio sono molteplici e nella maggior parte dei casi sono acquisiti e transitori: <strong>periodi prolungati di immobilità</strong> come lunghi viaggi in aereo o ricoveri ospedalieri,<strong> traumi e interventi chirurgici, sovrappeso e obesità, il fumo, la gravidanza, l'assunzione della pillola anticoncezionale o di terapie ormonali sostitutive</strong>, <strong>alcune forme di tumore, lo scompenso cardiaco e la presenza di cateteri o pacemaker inseriti in una vena</strong>. A questi si aggiunge la <strong>trombofilia,</strong> una predisposizione anche genetica a sviluppare coaguli, legata ad alterazioni delle proteine della coagulazione.




<h3>Come prevenire la trombosi</h3>
La prevenzione passa prima di tutto dall'adozione di uno stile di vita sano e dall'ascolto attivo del proprio medico, ad esempio <strong>l'assunzione di specifici farmaci o l'utilizzo di calze contenitive</strong> nelle situazioni a rischio. <strong>Evitare l'immobilità prolungata è essenziale</strong>: chi trascorre molte ore seduto, ad esempio durante un viaggio, dovrebbe alzarsi periodicamente o almeno muovere gambe e piedi con regolarità. <strong>Mantenere il peso forma, non fumare e praticare attività fisica quotidiana</strong> sono abitudini che riducono concretamente le probabilità di sviluppare la malattia. Le donne con familiarità per la trombosi, in sovrappeso o fumatrici dovrebbero valutare con uno specialista in emostasi e trombosi l'opportunità di assumere estroprogestinici contraccettivi o terapie sostitutive post-menopausa, ricorrendo a questi farmaci solo se strettamente necessario e sotto stretto controllo medico.

<span style="text-decoration: underline;"><strong>Questo articolo non sostituisce il parere di un medico</strong></span>

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      <author>marco.reda@centrometeoitaliano.it (Marco Reda)</author>
      <category>Salute</category>
      <media:content url="https://images.centrometeoitaliano.it/wp-content/uploads/2021/03/18/trombosi-ecco-cose-e-come-capire-se-si-ha-un-coagulo-di-sangue.jpg?v=1.2" type="image/jpeg" expression="full" width="1200" height="675">
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    </item>
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      <guid isPermaLink="true">https://www.centrometeoitaliano.it/salute/leucemia-di-cosa-si-tratta-quali-sono-i-sintomi-e-le-possibilita-di-cura-180705/</guid>
      <pubDate>Mon, 15 Jun 2026 15:07:22 +0200</pubDate>
      <title><![CDATA[Leucemia, di cosa si tratta, quali sono i sintomi e le possibilità di cura]]></title>
      <description><![CDATA[In cosa consiste la leucemia: quali sono i sintomie i fattori di rischio, le possibilità di cura]]></description>
      <content:encoded><![CDATA[
<h3>Che cos'è la leucemia</h3>
Come riporta <em>Humanitas.it</em>, le leucemie rappresentano malattie neoplastiche del sistema ematico, dovute a un'anomalia delle cellule staminali, le cellule madri che generano globuli bianchi, globuli rossi e piastrine. Queste condizioni includono diverse forme di patologie ematiche, che possono essere classificate come acute o croniche. Le forme acute sono più gravi e presentano un rischio immediato per la salute, richiedendo diagnosi e trattamento rapidi. Al contrario, le forme croniche si sviluppano lentamente e sono caratterizzate da un problema simile a quello delle cellule staminali o dei precursori delle cellule ematiche nel midollo, ma con sintomi meno evidenti.
<h3>La febbre e gli altri sintomi della leucemia</h3>
I segni della leucemia tendono a essere poco chiari. Alcuni di essi includono:
<ul>
 	<li>febbre e infezioni, in particolare quelle respiratorie, collegate alla riduzione delle difese immunitarie;</li>
 	<li>emorragie che non derivano da lesioni, dovute a una scarsa produzione di piastrine, che influisce sulla capacità di coagulazione del sangue;</li>
 	<li>debolezza, causata dall'anemia, ovvero da un abbssamento repentino dei globuli rossi. In presenza di questi sintomi, specialmente se persistono, è consigliabile consultare il medico di base. Generalmente, infatti, gli esami del sangue sono sufficienti per sospettare una forma acuta di malattia ematica.</li>
</ul>
<h3>Leucemia: fattori di rischio</h3>
La leucemia raggiunge la massima incidenza tra le persone di età superiore ai 65-70 anni, pertanto, l'età è vista come il fattore di rischio principale di questa malattia. Con l'avanzare degli anni, infatti, la cellula staminale diventa più vulnerabile e, come le altre cellule del nostro organismo, è più soggetta a patologie. Recentemente, sono stati identificati in alcuni casi isolati alcuni fattori di rischio genetici che possono predisporre a questa malattia: in tali situazioni, la leucemia deriva da anomalie del DNA trasmesse dai genitori, che portano a una maggiore fragilità delle cellule emopoietiche, le quali tendono a sviluppare malattie più frequenti rispetto a individui senza la srtessa predisposizione.




<h3>Le possibilità di cura per la leucemia</h3>
I trattamenti per la leucemia, sia nella forma acuta che in quella cronica, sono attualmente fondati sul principio della medicina personalizzata. Come già menzionato, ci sono vari tipi di leucemia e ogni individuo ha un profilo molecolare unico, con specifiche alterazioni del DNA e delle cellule che definiscono con grande precisione la biologia di ciascun caso. Nella pratica della medicina personalizzata, si analizzano tali alterazioni e si determina quale dei trattamenti innovativi disponibili rappresenta la soluzione più adatta per il paziente specifico. Oggi, la leucemia è una patologia che può essere curata. Per quanto riguarda la leucemia acuta, è possibile effettuare un trapianto di cellule staminali da un donatore sano: una strategia terapeutica che può risultare curativa, eliminando definitivamente le cellule leucemiche da un paziente affetto. Inoltre, per alcune forme di leucemia acuta, come la leucemia acuta promielocitica e la leucemia acuta linfoblastica, esistono trattamenti mirati che affrontano i difetti specifici associati a queste malattie.

<strong>Questo articolo non sostituisce il parere di un medico</strong>

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      <author>redblackforever@yahoo.it (Carmine Orlando)</author>
      <category>Salute</category>
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    </item>
    <item>
      <guid isPermaLink="true">https://www.centrometeoitaliano.it/salute/aloni-gialli-su-camicie-e-magliette-sotto-le-ascelle-i-consigli-utili-per-eliminarle-definitivamente-180703/</guid>
      <pubDate>Mon, 15 Jun 2026 12:52:41 +0200</pubDate>
      <title><![CDATA[Aloni gialli su camicie e magliette sotto le ascelle: i consigli utili per eliminarle definitivamente]]></title>
      <description><![CDATA[Le macchie gialle scaturiscono dall'interazione tra sudore e batteri: ecco come eliminarle con rimedi efficaci e naturali]]></description>
      <content:encoded><![CDATA[
<h3>Macchie gialle sotto le ascelle, i rimedi naturali per eliminarle senza ricorrere a prodotti chimici</h3>
L'interazione tra<strong> sudore e batteri cutanei</strong> rappresenta la principale causa delle classiche <strong>macchie gialle</strong> che si formano nelle camicie o nelle magliette proprio sotto le ascelle. Soprattutto nelle stagioni calde, quando si suda parecchio, la formazione di queste macchie è molto frequente. Si tratta di macchie antiestetiche che rovinano i capi d'abbigliamento e che difficilmente si possono eliminare con un semplice lavaggio in lavatrice. Esistono però dei rimedi (anche naturali) che possono aiutarci ad eliminare queste macchie antiestetiche seguendo dei processi biologici determinati.
<h3>I rimedi naturali</h3>
Uno dei rimedi più efficaci può essere quello di tamponare la macchia con <strong>acqua fredda e sapone di Marsiglia</strong>. Si può poi effettuare un preparato che mischia<strong> bicarbonato e aceto bianco</strong> da applicare per una mezzora circa sulla macchia. Questa procedura disgrega le proteine che sono presenti nella macchia e che conferiscono alla macchia il colore giallastro, senza alterare il microbiota cutaneo. Se invece la macchia è secca si può applicare un composto fatto di succo di <strong>limone e sale</strong> da applicare direttamente sulla macchia per poi esporre il capo al sole per l'asciugatura.
<h3>I rischi per la salute</h3>
Va ricordato che la presenza di queste macchie può <strong>alterare il microbiota cutaneo</strong> favorendo le irritazioni e l'infiammazione, ecco perché è importante rimuoverle tempestivamente non solo per una questione estetica ma anche per la salute della nostra pelle. Dopo aver effettuato i trattamenti indicati in precedenza, è opportuno lavare il capo di abbigliamento in lavatrice a 40 gradi con enzimi. L'asciugatura del capo d'abbigliamento dovrà avvenire all'aria aperta perché questo ci aiuterà ad eliminare eventuali presenze di batteri.




<h3>La prevenzione</h3>
Per evitare la formazione di queste macchie gialle antiestetiche è sempre opportuno curare scrupolosamente l'<strong>igiene personale</strong> lavando le ascelle almeno un paio di volte al giorno soprattutto se abbiamo la tendenza sudare parecchio durante le stagioni calde. È opportuno anche utilizzare prodotti delicati sulla pelle e non saponi o deodoranti particolarmente aggressivi che potrebbero alterare il microbiota della nostra pelle causando irritazioni e infiammazione.

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      <author>marco.tringali@centrometeoitaliano.it (Marco Antonio Tringali)</author>
      <category>Salute</category>
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        <media:description type="plain"><![CDATA[]]></media:description>
      </media:content>
    </item>
    <item>
      <guid isPermaLink="true">https://www.centrometeoitaliano.it/salute/neonato-in-coma-dopo-la-somministrazione-di-tisane-rilassanti-ecco-perche-possono-mettere-a-rischio-la-vita-180700/</guid>
      <pubDate>Mon, 15 Jun 2026 11:02:15 +0200</pubDate>
      <title><![CDATA[Neonato in coma dopo la somministrazione di tisane rilassanti: ecco perchè possono mettere a rischio la vita]]></title>
      <description><![CDATA[La presenza di sostanze tossiche nelle erbe possono causare gravi problemi neurologici e respiratori]]></description>
      <content:encoded><![CDATA[
<h3>Il neonato figlio di genitori di origine asiatica è entrato in coma dopo il ricovero in ospedale: ecco perchè le tisane rappresentano un rischio</h3>
Ha destato sconcerto e indignazione la notizia del neonato in coma ricoverato nel reparto di terapia intensiva di <strong>Reggio Emilia</strong> dopo la somministrazione incauta da parte dei genitori di <strong>tisane rilassanti.</strong> Il bambino nato da soli 12 giorni, ha accusato una grave <strong>insufficienza respiratoria</strong> con annessa <strong>compromissione neurologica</strong> che ne ha causato il coma.
<h3>La tragica scoperta dei medici</h3>
I medici che l'hanno preso in cura al pronto soccorso inizialmente non avevano compreso le ragioni del malessere che aveva colpito il neonato. Solo dopo aver colloquiato con la famiglia hanno compreso che la causa dei disturbi respiratori e dei problemi neurologici fosse da attribuire alle tisane rilassanti somministrate a base di verbena essiccata. L'<strong>Organizzazione Mondiale della Sanità</strong> e i pediatri sconsigliano vivamente l'impiego di queste tisane con l'intento di calmare il neonato. Nei primi sei mesi di vita infatti l'unico alimento che bisognerebbe somministrare al neonato è il latte materno o artificiale, mentre la somministrazione di infusi può risultare nociva per la salute del bambino.
<h3>Tisane rilassanti, perchè sono pericolose per i neonati</h3>
La presenza di sostanze tossiche nelle erbe può causare, secondo i pediatri, <strong>gravi problemi neurologici e respiratori</strong> determinando anche un sovraccarico a livello renale e disidratazione. Queste erbe possono anche<strong> alterare la flora intestinale</strong> modificando l'ambiente gastrico con conseguente incremento del rischio di irritazioni o intolleranze. Tra l'altro molti di questi preparati contengono degli zuccheri che sono dannosi per l'organismo del neonato.




<h3>Le raccomandazioni dell'Oms</h3>
L'Organizzazione Mondiale della Sanità, nel caso di neonati che manifestano difficoltà ad addormentarsi o irrequietezza, raccomandano assolutamente di consultare un medico prima di intraprendere delle terapie e comunque sconsigliano vivamente i rimedi fai da te che possono compromettere seriamente la salute del neonato.

]]></content:encoded>
      <author>marco.tringali@centrometeoitaliano.it (Marco Antonio Tringali)</author>
      <category>Salute</category>
      <media:content url="https://images.centrometeoitaliano.it/wp-content/uploads/2024/01/05/pronto-soccorso.jpg?v=1.2" type="image/jpeg" expression="full" width="1600" height="972">
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    </item>
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      <guid isPermaLink="true">https://www.centrometeoitaliano.it/salute/edema-ecco-come-riconoscerlo-le-possibili-cause-del-gonfiore-come-prevenirlo-e-trattarlo-180688/</guid>
      <pubDate>Sun, 14 Jun 2026 21:42:40 +0200</pubDate>
      <title><![CDATA[Edema, ecco come riconoscerlo, le possibili cause del gonfiore, come prevenirlo e trattarlo]]></title>
      <description><![CDATA[Edema, come riconoscerlo, le possibili cause del gonfiore, come prevenirlo e come trattarlo]]></description>
      <content:encoded><![CDATA[
<h3>Edema, come riconoscerlo</h3>
Come riporta <em>Humanitas.it</em>, l'edema, conosciuto anche come idropisia o ritenzione di liquidi, si presenta come un gonfiore dovuto all'accumulo eccessivo di liquido linfatico nei tessuti. Questo gonfiore colpisce principalmente le estremità inferiori come caviglie, piedi e gambe, ma può manifestarsi anche nel viso e nelle mani. Se presente in modo esteso e prolungato può indicare la presenza di malattie più gravi. In realtà, l'edema non è una patologia ma un sintomo; è un problema che colpisce più frequentemente le donne in gravidanza e gli anziani, anche se chiunque può esserne affetto. Quando il gonfiore è esteso a tutto il corpo, si parla di anasarca.
<h3>Le cause dell'edema</h3>
<ul>
 	<li>stare fermi o in posizione eretta per lunghi periodi</li>
 	<li>l'assunzione di certi medicinali</li>
 	<li>modifiche ormonali durante il periodo mestruale e la gravidanza</li>
 	<li>infezioni o traumi</li>
 	<li>vene varicose</li>
 	<li>problemi con i canali linfatici (linfedema)</li>
 	<li>intolleranze alimentari o punture di insetti</li>
 	<li>malattie che interessano reni, cuore, fegato e tiroide</li>
 	<li>esistenza di pressione alta o bassa</li>
 	<li>assunzione di alimenti salati</li>
</ul>
<h3>Edema, come prevenirlo</h3>
La prevenzione della ritenzione dei liquidi si basa su:
<ul>
 	<li>una dieta equilibrata (eliminare cibi che possono causare allergie; limitare la quantità di sale; privilegiare la scelta di carni magre, pesce, legumi; ridurre al minimo l'assunzione di cibi lavorati e fritti);</li>
 	<li>l'assunzione di ortaggi diuretici (asparagi, barbabietole, uva, fagiolini, verdure a foglia verde, ananas, zucca, cipolla, aglio);</li>
 	<li>evitare l'alcol e il fumo;</li>
 	<li>praticare attività fisica regolare;</li>
 	<li>dormire con le gambe leggermente alzate;</li>
 	<li>indossare calze compressive;</li>
 	<li>ricevere massaggi che aiutino a drenari i liquidi</li>
</ul>



<h3>Come trattare l'edema</h3>
Le forme più lievi di edema tendono a risolversi dasole. Le forme più gravi possono essere gestite con l'uso di farmaci diuretici (con supervisione medica). Tuttavia, si possono considerare anche altre strategie per affrontare l'edema:
<ul>
 	<li>utilizzare bendaggi compressivi sugli arti interessati per facilitare l'assorbimento del liquido in eccesso;</li>
 	<li>diminuire il consumo di sale nella dieta;</li>
 	<li>dormire con le gambe leggermente sollevate;</li>
 	<li>indossare calze elastiche;</li>
 	<li>sottoporsi a massaggi che aiutino a drenare i liquidi.</li>
</ul>
<strong>Questo articolo non sostituisce il parere di un medico</strong>

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      <author>redblackforever@yahoo.it (Carmine Orlando)</author>
      <category>Salute</category>
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