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Mercoledì 16 Ottobre
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Alluvione in Leh-Ladakh, stato del Jammu e Kashmir: racconto di una catastrofe naturale

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Il giorno 3 Agosto con l’ex Senatore Sauro Turroni ed il collega Ing. Enzo Capanna partiamo alla volta del Ladakh nell’estremo Nord dell’India, regione oggetto dell’eterno contendere Pakistano-Indiano meglio nota come Jammu e Kashmir. Dopo aver raggiunto Delhi nella notte, alle sei del mattino ci attende il volo per Leh dove è situato l’aeroporto più alto del mondo. Il capoluogo del Ladakh con i suoi 29.000 abitanti, situato a 3.500 m slm, è immerso nella catena Himalayana e vi si accede oltre che in aereo tramite una strada tortuosa, pericolosa ed affascinante con il suo secondo passo più alto del mondo (5.200 m slm), la Delhi-Manali-Leh. Il clima è di tipo desertico di montagna con piogge inferiori ai 100 mm/anno. La  morfologia dei versanti racconta il proprio clima arido con una assenza totale di alberi ad eccezione delle oasi vallive in cui scorrono i corsi d’acqua affluenti del fiume Indo.

Come sempre prima del viaggio ci mettiamo in contatto con il Dott. Paolo Coccimiglio del Centro Meteo Italiano per studiare la situazione meteo, anche se visto il clima arido appariva superfluo. Invece da una analisi delle carte sembrava quantomeno strana la presenza di precipitazioni segnalate dal modello Gfs a scala globale sul Ladakh. Ci lasciamo augurandoci che la griglia di calcolo larga del modello perda l’effetto sbarramento offerto dal massiccio Himalayano con il suo Stok Kangri, monte di più di 6.000 m di altezza, e dalla regione dei ghiacciai situata a Sud di Leh denominta Zanskar. In realtà le previsioni risultavano motivate. Non manco quindi di segnalare l’anomalia ai miei compagni di viaggio che si dicono a dir poco stupiti e perplessi. Il Ladakh è desertico o almeno lo era stato sino ad oggi.

Arrivati all’aeroporto di Delhi scopriamo che gli aerei faticano a partire, a Leh sta incredibilmente piovendo!Dopo due ore di attesa partiamo ed il bravissimo pilota della linea aerea locale si inflila fra le nubi nella valle e aggirando le montagne alle spalle di Leh, dove è situato il passo del Kardung La verso la Nubra Valley, passo più alto del mondo con i suoi 5.690 m slm, atterra con una manovra di volo a dir poco perfetta. Ci accoglie una insolita pioviggine nonchè il direttore del Villaggio TCV, Mr. Palden. Come ingegneri abbiamo infatti raccolto l’invito dell’On. Turroni per recarci nel villaggio di Choglamsar nell’intento di progettare, ovviamente senza profitto, un sistema idirco e fognario al fine di migliorare le condizioni di vita dei quasi 2.300 bambini ospitati. Sul posto avremmo poi incontrato il Pres. della Associazione Onlus Italian Amala Ing. Giancarlo Morandi e sua moglie Emanuela Fagioli assieme ai loro simpaticissimi amici, il Dott. Renzo Erba e moglie.

L’Associazione si occupa del sostentamento di più di 200 bambini del villaggio e della promozione di iniziative finalizzate allo sviluppo dello stesso. Con loro condivideremo per sempre i terribili di ricordi di quanto la natura stava per riservarci.

Ci rechiamo in albergo un pò offuscati dal mal di montagna ma abbastanza lucidi per ammirare la bellezza e la misticità dei luoghi. Il Ladakh è detto anche Piccolo Tibet e ospita migliaia di profughi tibetani in fuga  dalla occupazione cinese del loro suolo patrio. Il governo in esilio del Dalai Lama in India, sotto concessione dello stesso stato indiano, ha fondato nel 1975 alcuni villaggi scuola sparsi nel paese, Tibetan Children Village, nei quali ospitare i bambini profughi del Tibet e consentirgli una istruzione adeguata e che richiamasse alle loro secolari tradizioni. Grazie a questi villaggi ed alla ospitalità indiana sopravvive oggi la cultura Tibetana. E soprattutto grazie a coloro che li sotengono come l’On. Turroni e l’Associazione Italian Amala.

Il pomeriggio del 4 Agosto primo sopralluogo al villaggio e poi qualche passo sulle montagne alla scoperta di luoghi meravigliosi. Ma soprattutto ci rechiamo alla agenzia telefonica Air Tel per sottoscrivere il prezioso contratto che ci concederà di comunicare nei giorni successivi con l’Italia. In Kashmir, per ragioni di sicurezza legati al rischio terrorismo, non funzionano ne i telefoni internazionali ne quelli indiani, ci si deve munire di apposita scheda con un contratto sottoscritto anche da un Ladakho a garanzia dello stesso. Per questa ragione pochissimi turisti ne risulteranno in possesso.

Gli scenari immortalati nel pomeriggio del 4 Agosto sono mozzafiato e la natura inizia a brontolare con rovesci sempre più intensi sulle montagne. Qualche scatto per rendere l’idea dei luoghi e il mutamento del tempo in atto.

Monastero di Spituk

Ghiacciaio del Stok Kangri

Le oasi verdi prospicenti ai corsi d'acqua contrastano con i desrtici e ripidi versanti montani

L'oasi di Stok vista dall'alto

Una coturnice in corsa

Al centro della foto una Marmotta

Le nubi sullo Stok Kangri si fanno sempre più minacciose

Le nubi sullo Stok Kangri si fanno sempre più minacciose, arriva la perturbazione

Il giorno 5 Agosto ci svegliamo di ottimo umore, appuntamento alle 8:00 all’ingresso dell’Albergo. Si ride e si scherza. La voglia di lavorare per aiutare i bambini del villaggio è tanta. Il cuore accelera alla vista di paesaggi maestosi, la giornata vola via ed il mal di montagna sparisce. Ma arrivano sulle montagne le avvisaglie del grosso della pertubazione mossa dall’insolito Anticiclone russo e rigonfiata dai contrasti con le più meridionali correnti monsoniche.

La mattina del 5 Agosto si scherza. A sinistra l'On. Turroni e a destra l'Ing. Capanna.Siamo ignari di quanto ci stava per riservare la natura

La cumulogenesi aumenta. Nel pomeriggio i primi tuoni

Dopo aver lavorato ritorniamo al negozio Air Tel per l’attivazione, operazione riuscita.Anche se non sembra cosa importante in quel momento..La sera andiamo a mangiare in paese e verso le 22:30 inizia il temporale. Il temporale e la stanchezza ci suggeriscono di tornare in albergo. Approfittiamo di una pausa e ci infiliamo in macchina. Percorriamo il viale di accesso a Leh e conquistiamo le nostre stanze. Verso le 23:30 la natura esplode e quella strada percorsa pochi minuti prima diviene luogo di morte e distruzione.

Grandine e tuoni, l’Ing. Morandi e la moglie vengono spostati di stanza, l’acqua penetra dal soffitto. Io dormo cullato dai tuoni, musica per gli amanti della Meteo, ignorando la tragedia che si stava consumando.

Al mattino mi sveglio, l’On. Turroni mi accoglie dicendomi che c’è stata una alluvione con molti morti. La strada di accesso al nostro albergo è ricoperta di fango ovunque, ma nulla di drammatico. All’arrivo del nostro autista capiamo che la situazione è grave. Sonam, questo è il suo nome, ci racconta di aver raccolto 5 cadaveri sopra al nostro albergo. Il cuore fa un tonfo, il fango che ricopre i suoi abiti è la dimostrazione che la natura aveva scelto la strada peggiore per sfogarsi. Increduli, il nostro primo pensiero vola ai bambini del villaggio TCV. Tutta la valle è stata interessata da diffusi Debris Flow, colate di fango che hanno ricoperto tutto. Tutto ciò che poco prima era vita diventa morte. Decidiamo di provare a raggiungere il Villaggio TCV a Choglamsar. Quel che si presenta ai nostri occhi appena usciti dall’albergo è desolante. Fango ovunque, massi pesanti alcune tonnellate spostati come biglie. L’orribile odore della morte soffoca il nostro respiro. La colata di fango si era infilata nel corso d’acqua che scorre a monte del nostro albergo, eravamo una piccola oasi all’interno di distruzione e macerie. A soli 150 metri dall’albergo non resta più nulla delle case. I Ladakhi con dignità affrontano il loro dolore. Uomini scavano nel fango. Non c’è spazio per il pianto, ognuno aiuta il proprio vicino sopravvissuto. Si scava contro il tempo, il fango si indurisce.

Sulla strada per Chonglamsar veniamo rimandati indietro dall’Esercito. Le comunicazioni erano saltate, non conoscevamo la sorte dei bambini del villaggio. Non la conosceremo fino al giorno dopo. Con il preziosissimo cellulare Ladakho riusciamo a chiamare in Italia le mogli, allertiamo Protezione Civile ed Unità di Crisi. Il tempo si congela e le menti iniziavano ad annebbiarsi.

Qualche foto di quanto appare ai nostri occhi alle 8:00 di mattina del 6 Agosto.

La via sopra il nostro albergo

Oggetti pesanti scaraventati come fossero senza peso

Strada di collegamento Leh-Choglamsar. Sulle colonne i terribili segni della colata di fango

Primi segni di distruzione, il peggio deve ancora venire

Mezzi pesanti ridotti a fogli di lamiera

Capannone dell'Esercito sommerso dal fango. Molti i militari deceduti

Strada per Choglamsar chiusa. L'esercito ci rimanda indietro

Torniamo in albergo e gli occhi vanno ripetutamente verso il cielo. In contatto tramite mia moglie con il Dott. Coccimiglio del Centro Meteo Italiano veniamo a conoscenza di nuovi temporali incombenti sulla zona. I minuti divengono eterni, ogni tuono fa scattare l’allarme. Le famiglie trovano rifugio sulle montagne. Gli uomini scavano, i fiumi si ingrossano. La parte ovest di Leh, che ospita la maggior parte degli alberghi, è rimasta riparata dalla montagna rocciosa su cui è situato il Palazzo Reale. I turisti iniziano a capire l’entità della tragedia. Si affacciano sui ponti, l’esercito li lascia fare. Noi capiamo il pericolo. Ma i turisti poco c’entrano con quello scenario di morte, la situazione è fuori controllo. Nel centro abitato di Leh chiudono i ponti, uno crolla sotto l’incedere della piena. Adesso il rischio viene dai corsi d’acqua sempre più grossi. Ogni rovescio sulle montagne fa ingrossare i torrenti, il rumore dell’acqua diviene assordante.

Noi rimaniamo in silenzio in albergo, poca voglia di parlare la preoccupazione era tanta e la notte incombe. La sera del 6 Agosto arriva un altro violento temporale, per fortuna si addossa ai monti alle nostre spalle coinvolgendo marginalmente il centro abitato e le immediate vicinanze. Il risultato però è una nuova piena. Il ponte sotto il nostro albergo bombardato dalla piena viene sormontato, il torrente trova un nuovo corso sulla strada ed incredibilmente il ponte resiste. Con la notte nuovi tuoni e nuove preoccupazioni, non si può dormire.

Il giorno del 7 Agosto ci svegliamo, i Tg indiani aumentano il numero di morti e di dispersi. L’aereoporto riapre ed arrivano i primi aiuti. I turisti che si recano lì provando a partire vengono fatti fuggire in montagna, si teme una nuova piena. Incredibilmente le compagnie aeree fanno affluire nuovi turisti invece di bloccare il flusso. Si continua a scavare alzando gli occhi al cielo e augurandosi che la natura ritorni clemente. Riusciamo a metterci in contatto con alcuni italiani, facciamo quel che possiamo provando a renderci utili. Comunichiamo alcuni nomi all’Unità di Crisi, ma la sensazione che siano molti i turisti intrappolati è forte. La situazione è totalmente fuori controllo e le comunicazioni out rendono la stima dei morti e dei danni inesatta se non impossibile.

Finalmente arriva un uomo dal Villaggio TCV e ci comunica che nella tragedia è avvenuto un piccolo miracolo, il villaggio dei bimbi tibetani è salvo!Le immagini dei Tg il giorno prima che parlavano di Choglamsar distrutta lasciavano poche speranze, la notizia ci fa sorridere per la prima volta da quella terribile notte del 5 Agosto. L’uomo ci indica la strada per accedere al Villaggio, dobbiamo scavalcare il centro abitato di Choglamsar attraversando per due volte il furioso fiume Indo. L’autista procede in macchina, noi a piedi corriamo sul ponte. In realtà non fa nessuna differenza, se il ponte venisse improvvisamente giù a piedi o in macchina la nostra sorte risulterebbe la medesima.

Raggiungiamo il villaggio ed assistiamo al miracolo, anche lì un torrente aveva inghiottito la colata di fango deviandola a pochi metri dal TCV. Colata di fango che ha purtoppo raso al suolo 3/4 di Choglamsar. I giorni successivi decidiamo di rimanere per portare a termine il nostro lavoro, quel progetto per noi troppo importante. Appena finito tramite mia moglie riusciamo a farci spostare il volo, il giorno 11 Agosto arriviamo stremati in Italia e nei pensieri ancora le terribili immagini di un qualcosa che non potremo mai dimenticare.

Qualche foto impietosa dello scenario di morte e distruzione scattata il giorno 8 Agosto. Il fango si indurisce, poche speranze se non nulle per le persone travolte dalle colate.

Parte alta dell'Ex abitato di Leh. Distruzione ovunque

Ancora l'abitato alto di Leh

Si scava fra le macerie. Il fango indurisce

Questa che resta di una casa. La loro

Macchine scaraventate in posti apparentemente impenetrabili

Case sventrate a Leh

E' difficile immaginare che qui sorgevano case. Tutto sbriciolato dal debris flow

Ancora distruzione a Leh

Minibus scaraventati contro le macerie

Quel che resta di una casa

Stazione degli autobus di Leh rasa al suolo

Choglamsar: vicolo di accesso al TCV

Cane di Choglamsar

Strada principale di Choglamsar

L'esercito distribuisce cibo a Choglamsar

Sullo sfondo l'Esercito impegnato nel recupero dei corpi nella parte di Choglamsar distrutta

Il centro di Choglamsar distrutto visto dall'alto

Quel che resta del centro di Choglamsar

Choglamsar rasa al suolo

Suore camminano nel fango di Choglamsar

Da dove vengono e dove vanno?cosa rimane della loro casa?

Il bilancio è drammatico, i media italiani ed europei parlano di 60 morti, nella realtà il 10 Agosto già rasentano i 200 e i dispersi più di 600. I Ladakhi parlano di numeri ben speriori. La stima a loro dire è impossibile, molti lavoratori Pakistani e nomadi dormono in strada e non risultano schedati. Il bilancio finale potrebbe raggiungere numeri impietosi ben lontani dagli attuali 200 decessi. Molti turisti sono già rientrati dopo file interminabili all’aeroporto. Si sono dovuti fare da soli i biglietti. Una volta in possesso dei biglietti subiscono anche il ricatto dell’Esercito Indiano che richiede tangenti per accedere al Check In. Racconti orribili di turisti ancora intrappolati sulle montagne. Cosa poteva essere fatto?Cosa non è stato fatto?le polemiche lasciano il tempo che trovano di fronte ad una immane tragedia come questa.

Rimane solo la speranza che molti dispersi ritrovino la via di casa, che la morte lasci lo spazio ad una nuova vita per un luogo meraviglioso abitato da uomini dagli occhi generosi e pieni di dignità. Uomini che vivono in una terra mistica e aspra e che, sin quando la natura glielo consentirà, rimarrà la loro casa. Da oggi anche la mia. Il Ladakh.

Vi lascio con qualche foto dei bambini del Villaggio, perchè in fin dei conti in quello scenario di distruzione piccole anime crescono per ridare forza e vigore a questa terra. Il presente è terribile ma il futuro sorride rispecchiandosi negli occhi di questi giovani e forti bimbi tibetani. Che il Signore vi protegga. Ci rivediamo presto.

Accoglienza al Villaggio TCV dei bimbi il 10 Agosto per l'Italian Amala

Io assieme ad Urgan. Uno dei tanti bimbi sostenuti dai soci di Italian Amala

L'On. Turroni e due bimbi del Villaggio supportati dall'Associazione Italian Amala

Il Presidente di Italian Amala, Ing. Giancarlo Morandi e la moglie Emanuela danno vita ad un derby tibetano

a cura di Niccolò Saraca

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