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Coronavirus e la variante “inglese”, nuove restrizioni in Italia? La sottosegretaria Zampa le esclude

La Sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa ha spiegato cosa succederà in Italia dopo il periodo natalizio

Coronavirus e la variante “inglese”, nuove restrizioni in Italia? La sottosegretaria Zampa le esclude
Foto Pixabay
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  • Coronavirus e la variante “inglese”, nuove restrizioni in Italia? La sottosegretaria Zampa le esclude

    É tutto pronto per le festività natalizie: il Governo ha annunciato nei giorni scorsi i provvedimenti che gli italiani dovranno seguire tra il 24 dicembre e il 6 gennaio per trascorrere in serenità (ma sempre nel segno della prudenza) il periodo a cavallo tra il 2020 e il 2021. Ma cosa succederà dopo nel nostro Paese? Ci sarà un barlume di normalità, dato lo sbarco sul mercato dei vaccini anti coronavirus, o si tornerà in lockdown per il (probabile) nuovo aumento dei contagi? O, ancora, saranno rispolverate le zone rosse, arancioni e gialle a seconda del numero di contagi in ogni Regione? La Sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa ne ha parlato durante il programma radio “24 Mattino” su Radio24.

    Le parole di Zampa

    In questo momento tra di noi non sta circolando l’idea che si vada a nuove restrizioni – ha detto l’esperta – una volta concluso il periodo delle festività con le attuali misure restrittive si proseguirà con la suddivisione a fasce. La nuova variante inglese? C’è un forte appello a tutti coloro che hanno circolato negli ultimi 15 giorni in Inghilterra, o ci hanno soggiornato e sono arrivati in questo periodo, perché denuncino la propria presenza e il proprio arrivo alle Asl e facciano subito un tampone anche se lo hanno fatto in Inghilterra prima di arrivare. Le tracce possono essere rilevate dal tampone e va fatto. Chi non lo fa viola una disposizione stringente”. ECCO A QUANTO AMMONTERANNO LE MULTE COVID-19 A NATALE

    Variante Covid, ecco quali sono i rischi e i possibili effetti sul vaccino e sulla salute

    La notizia della mutazione del virus responsabile dell’infezione da COVID-19 ci ha raggiunti in questi giorni diffondendo rapidamente un sentimento di crescente preoccupazione. Non si tratta, naturalmente, di un annuncio del tutto inaspettato; le forme virali, per loro natura, sono soggette a numerose mutazioni, ma il nuovo accadimento ha comunque creato sconcerto ed ansia nell’imminenza della prossima campagna di vaccinazioni. Il professor Galli, primario di malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano, ed il professor Perno, responsabile del laboratorio di microbiologia al Bambin Gesù di Roma, in una recente intervista rilasciata a Corriere della Sera, hanno cercato fare chiarezza in merito. Cerchiamo, allora di approfondire l’argomento tanto d’attualità, scoprendo qualche dettaglio in più. IL MINISTRO SPERANZA: “BLOCCATI I VOLI DALLA GRAN BRETAGNA”

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  • Cosa conosciamo della mutazione virale inglese?

    Il nuovo ceppo da Covid-19 è stato isolato per la prima volta nel mese di settembre nella capitale britannica e nella contea orientale del Kent. La mutazione, conosciuta con il nome di VUI-202012/01, da minoritaria, in breve tempo, si è trasformata assolutamente predominante nelle infezioni da Corona Virus rilevate e si contraddistingue per alcune mutazioni di cui la principale insiste a livello della proteina Spike. Poiché i vaccini hanno come scopo quello di stimolare il sistema immunitario a produrre anticorpi atti a neutralizzare tale proteina, è evidente la preoccupazione che, in seguito alla variazione genetica in atto, possano non essere più efficaci.

    Perché si è reso necessario inibire la libera circolazione aerea da e verso il Regno Unito?

    Poiché la mutazione genetica rivela una maggior predisposizione replicativa che si trasforma in una marcata contagiosità, le autorità hanno ritenuto essenziale chiudere le frontiere con il il Regno Unito (ove la situazione appare fuori controllo) con lo scopo di limitarne la diffusione geografica. Quali sono le mutazioni virali già accertate dall’inizio della pandemia? La prima variazione genetica ( nota con il nome di D614G e con velocità di replicazione più significativa rispetto al ceppo di Wuhan) è stata rilevata in Italia nel mese di febbraio e si è rapidamente diffusa a livello mondiale.

  • La seconda mutazione

    La seconda mutazione (conosciuta come 20A.EU1) è stata accertata a giugno nella zona nord orientale della Spagna ed ha contribuito in misura significativa alla seconda ondata. Ad autunno inoltrato, invece, in un allevamento di visoni danesi si è riscontrata la terza mutazione genetica (Y453F). L’elevato numero di variazioni del codice genetico, come ha ribadito il professor Galli, non deve stupire poiché il COVID-19 è una forma virale RNA che, in fase di replicazione, può dar luogo a numerose mutazioni.

    Quale sarà l’impatto sulla campagna vaccinale?

    Il professor Perno, nelle sue esternazione, pur muovendosi con cautela ha inteso ribadire che, al momento, non ci sono motivazioni per le quali i vaccini ad oggi disponibili abbiano a perdere efficacia in relazione alle mutazioni genetiche in corso, ma ha ribadito che la sperimentazione e la ricerca in laboratorio continua a pieno regime.

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Biagio Romano

Classe '93, napoletano di nascita, interista di fede. Scrivo sul web da quando avevo 16 anni: prima per hobby, poi per lavoro. Curioso di natura, amo le sfide (soprattutto vincerle). Mi affascinano il mondo dell'informazione e quello della comunicazione.

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