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Coronavirus, l’ottimismo della dottoressa Capua: “COVID-19 clinicamente morto? Sì, ecco perché”

La dottoressa Ilaria Capua, nota virologa, ha confermato la tesi del Prof. Zangrillo spiegando che cosa si intende per "virus clinicamente morto"

Coronavirus
Coronavirus. Foto: Pixabay
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  • Coronavirus, l’ottimismo della dottoressa Capua: “COVID-19 clinicamente morto? Sì, ecco perché”

    Hanno fatto discutere nelle ultime ore le parole del dottor Antonio Zangrillo, Primario di Anestesia e Rianimazione Generale presso l’ospedale “San Raffaele” di Milano, il quale ha affermato che “il coronavirus è clinicamente morto“. Dichiarazioni forti, rilasciate nel pieno della Fase 2 e nel momento in cui non occorre assolutamente abbassare la guardia per evitare di concedere una seconda chance al COVID-19, criticate anche dal Comitato Tecnico Scientifico che sta supportando il Governo italiano nell’affrontare l’epidemia. Il Prof. Zangrillo però non è l’unico a credere che il virus sia meno pericoloso di quanto fosse tra marzo e i primi di maggio: anche la virologa Ilaria Capua ha confermato ai microfoni di Radio 2 che il coronavirus non sia più “invincibile” come prima. PALESTRE E PISCINE RIAPRONO IL 1° GIUGNO: ECCO DOVE

    Le parole dell’esperta

    Non è il virus che è cambiato – ha spiegato la dott.ssa Capua a margine del programma “Non è un Paese per Giovani” – siamo noi ad aver imparato a proteggerci e a convivere con esso. Ora sappiamo come curare questa malattia, a differenza di cinque mesi fa, è stato messo in piedi un sistema di controllo e di gestione anche dei casi più gravi. Zangrillo ha ragione nel dire che il virus sia ‘clinicamente scomparso’, ma nel senso che noi abbiamo fatto in modo che il COVID-19 infettasse sempre meno persone. D’altronde è impossibile bloccare la circolazione del virus al 100%, ma al contrario lo si può limitare. Per ‘clinicamente morto’ si intende che è l’ospite ad essere ‘diventato bravo’ nel gestire e affrontare il virus. E per ospite si intende l’essere umano”. I SEGNALI DELLA PELLE DI POSITIVITÁ AL COVID-19

    Coronavirus, ecco i divieti che resteranno ancora in vigore dal 3 giugno

    Il provvedimento è confermato: a partire da mercoledì 3 giugno 2020 sarà possibile spostarsi da una regione all’altra d’Italia non solo per motivi lavorativi o di salute, ma anche per andare a trovare gli amici o per semplice tempo libero. Si potrà dunque definitivamente dire addio all’autocertificazione, fondamentale per circolare durante l’epidemia del coronavirus. Tutto ciò fa da preludio alla progressiva riapertura di cinema, musei, teatri, centri sportivi e discoteche che avverranno nelle prossime settimane. Ma nonostante queste “libertà riacquisite” esistono ancora dei divieti importanti, delle regole da rispettare per non concedere una seconda chance al COVID-19. Di cosa si tratta? Ce lo spiega LaStampa.it nella pagina seguente. QUANDO PUÓ ARRIVARE LA SECONDA ONDATA DI CONTAGI

  • Cosa ancora non si potrà fare

    Innanzitutto resta l’obbligo di indossare la mascherina nei luoghi chiusi e nei mezzi di trasporto pubblici (per sicurezza meglio portarne una con voi anche se prevedete di stare solo all’aperto, non si può mai sapere cosa accadrà…). Permangono inoltre l’obbligo di rispettare il distanziamento sociale di un metro e mezzo tra una persona e l’altra, il divieto di assembramenti, sia all’aperto che al chiuso, e quello di scambiarsi baci, abbracci o strette di mano all’aperto e in luoghi pubblici. Chi ha la temperatura corporea pari o superiore a 37.5°C (e magari un’infezione respiratoria) deve assolutamente rimanere in casa e contattare il medico di fiducia. Infine la movida, sotto la lente d’ingrandimento degli esperti, avrà i suoi limiti al fine di tutelare la salute degli italiani: consumazione solo ai tavoli ed entro una certa ora.

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Marco Reda

Giornalista pubblicista dal 2013, esperto e specializzato in calcio e altri sport ma anche spettacoli tv, attualità, cronaca, salute e alpinismo. Musicista semi professionista, batterista e cantante dall'infanzia. Tifoso e appassionato della AS Roma ma anche di serie tv e cinema.

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