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Inquinamento marino: è allarme plastica negli oceani

  • Tra trent’anni gli oceani potrebbero contenere più bottiglie di plastica che pesci

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    Inquinamento marino: è allarme plastica negli oceani – foto greenstyle.it

    Inquinamento marino: è allarme plastica negli oceani  – L’allarme è stato lanciato da “World Economic Forum” attraverso  lo studio “The New Plastics Economy: Rethinking the future of plastics” : entro il 2050 gli oceani accoglieranno più plastica che pesci. Un mare di spazzatura in sostanza riempirà la Terra già violentata  dalle emissioni di gas serra, dalla pesca intensiva e dell’inquinamento localizzato. Dallo studio si evince che ogni anno il 95% del packaging degli oggetti che acquistiamo non viene recuperato dopo un primo breve utilizzo; così almeno 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani. Una stima a breve termine calcola che se entro il 2025 non saranno attuate strategie contro l’inquinamento marino, la  quantità di plastica presente nelle acque supererà quella dei pesci. Cosa fare allora? Fondamentale è il comportamento dei cittadini nell’effettuare un corretto smaltimento dei rifiuti che si producono in casa.[…]

  • Molti dei rifiuti presenti in mare vengono proprio dai tombini e dalle fognature delle città. Bisogna inoltre limitare il consumo di plastica, prediligendo l’utilizzo di materiali biodegradabili, come stoffa e carta. Ed ancora, sensibilizzare i bambini e i giovani. A tal proposito la DNV ha messo a punto, in partnership con il WWF norvegese, un progetto che punta alla diffusione della conoscenza del problema . La ricerca sul campo è stata sinora effettuata utilizzando imbarcazioni a vela per campionare la superficie dell’oceano con reti da traino, ma occorrono ulteriori approfondimenti per meglio comprendere dinamiche ed impatti di questi detriti sul mare e questo nella convinzione che anche quando saranno state prese tutte le misure preventive per ridurre l’inquinamento da plastica, gli oceani saranno comunque insidiati da una grande quantità di plastica residua.[…]

  • Mentre il materiale organico decomponendosi infatti ritorna ai suoi composti di base, la maggior parte delle materie plastiche non si decompone completamente ed in più tale processo entra in gioco anche la fotodegradazione da luce solare che aggrava ulteriormente la situazione dell’area nella quale i detriti vengono man mano gradualmente frammentati in pezzi sempre più piccoli che, in funzione della tipologia del materiale dal quale originano, possono galleggiare o affondare.