Carlo Acutis, la vera storia del ragazzo morto a 15 anni e proclamato Santo

Carlo Acutis, la storia autentica del giovane scomparso a 15 anni e riconosciuto come Santo

Hundreds of faithful are flocking to Assisi for the canonization of Carlo Acutis, the youth born in Milan who died at the age of 15 in 2006 and is known as the "millennial saint" and patron saint of the internet. Long lines of pilgrims have formed since the early hours of Sunday in front of the Sanctuary of the Renunciation, where his body is kept. Assisi, 7 september 2025. ANSA / GIANLUIGI BASILIETTI
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Samuele Carrino ha interpretato Carlo Acutis nel film in onda stasera su Canale 5

Immagina di ritrovarti un giorno con addosso una polo, dei jeans e delle sneakers. Niente saio, nessun cingolo, zero sandali. All'improvviso ti tocca trasformarti in Carlo Acutis, il primo santo appartenente alla generazione millennial e probabilmente al momento il santo più conosciuto al mondo (in un anno dalla sua canonizzazione, oltre un milione e 200mila persone hanno visitato la sua tomba. E' ciò che è accaduto a Samuele Carrino, un giovane attore di 16 anni, che nel 2024 è stato protagonista del film Il ragazzo dai pantaloni rosa (che narra la vicenda di Andrea Spezzacatena, vittima di bullismo e di cyberbullismo con motivazioni omofobe), quando gli è stata fatta la proposta di interpretare il ruolo di Acutis nel film Il mio nome è Carlo, un evento cinematografico (diretto da Giacomo Campiotti e scritto dallo stesso regista insieme a Carlo Mazzotta) che andrà in onda stasera, domenica 27 settembre 2026 in prima serata su Canale 5. E' quanto riportato da gente.it.

I piccoli gesti di bene

Carlo Acutis nacque a Londra il 3 maggio 1991, da madre e padre italiani, e crebbe a Milano. Nutrendosi di una forte passione per l'informatica, impiegò le sue abilità per sviluppare iniziative connesse alla religione e un'esposizione digitale sui miracoli dell'eucarestia. Inoltre, svolgeva attività di volontariato nelle chiese e si dedicava ad aiutare le persone in stato di bisogno. Il 12 ottobre 2006 scomparve dopo essere stato colpito da una leucemia fulminante, a soli 15 anni. Beatificato ad Assisi nel 2020, fu il primo santo (insieme a Pier Giorgio Frassati) dichiarato tale da Leone XIV nel 2025, dopo l'approvazione ufficiale di due miracoli attribuiti alla sua preghiera.

Il web per vangelizzare

L'attore sedicenne Samuele Carrino che interpreta Carlo Acutis, ha affermato di vedere quest'ultimo come un ragazzo comune, dotato di grande cuore. E il messaggio che il suo personaggio, intende trasmettere in questo film, è che attraverso piccole azioni e gesti gentili verso gli altri, è possibile fare tanto per il mondo. Probabilmente, ciò che molti ignorano su quest'eccezionale ragazzo è che Carlo Acutis – di cui sono state diffuse oltre 2.500 reliquie nel mondo – è anche il santo da invocare contro il bullismo. E' il santo che sostiene le vittime, dall'altra parte dello schermo: quella in cui i social non vengono utilizzati per ferire, isolare o umiliare, ma possono diventare un mezzo per aiutare gli altri. E' proprio in questo contesto che le due “vite cinematografiche" interpretate da Samuele Carrino sembrano riflettersi l'una nell'altra. Da un lato, c'è Andrea Spezzacatena, il quindicenne protagonista del Il ragazzo dai pantaloni rosa, vittima di bullismo e violenza amplificata dal web. Dall'altro, troviamo Carlo Acutis, che è morto anch'egli a 15 anni, e utilizzava invece la rete per comunicare, evangelizzare e creare relazioni.


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L'incontro con il senzatetto

Carrino sostiene che uno ha sfruttato in modo positivo i social e l'altro ha sperimentato gli aspetti negativi di essi. Secondo l'attore di 16 anni, Acutis e Spezzacatena rappresentano figure completamente diverse, ma unite da una coincidenza straordinaria: entrambe le esistenze interrotte prematuramente e due interazioni opposte con lo stesso mondo digitale in cui i giovani di oggi impegnano una parte significativa delle loro esistenze. Andrea subisce le conseguenze della Rete. Carlo cerca di trasformarla in qualcosa di utile. La sua biografia ufficiale infatti narra come il santo supportò un compagno vittima di bullismo, Andrea (con lo stesso nome di Spezzacatena), considerato dagli altri come il “perdente di turno": accogliendolo e contribuendo a fargli sentire di appartenere al gruppo. Carrino racconta che la storia di Acutis gli era poco nota, che ha fatto delle ricerche e ha visionato i video realizzati da lui che lo hanno colpito. E questo è esattamente lo scopo di Il mio nome è Carlo, Giacomo Campiotti ha voluto rappresentare in circa 100 minuti la vita e la fede di Acutis senza ridurlo a un “santino" o a un insegnante senza difetti. Il film lo segue in tre fasi cruciali – infante a 6 anni, ragazzo curioso a 11, adolescente al primo anno di scuola superiore – cercando sempre di restituirne prima di tutto la dimensione umana. La scena che Carrino ricorda con maggiore emozione non riguarda miracoli o eventi straordinari. Ma quella in cui Carlo incontra un senza fissa dimora, porta cibo e medicinali, e si prende cura delle sue ferite. Un gesto semplice che, per l'attore, ha avuto un significato personale: “Prima ancora di conoscere il film mi era capitato di aiutare un senzatetto. Gli avevo regalato delle scarpe, delle coperte e del cibo. Per questo quella scena è stata davvero toccante".

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Quella terribile profezia

Le riprese de Il mio nome è Carlo si sono tenute a Milano, Assisi e nella zona della Brianza. Le scene più impegnative da girare sono state quelle che riguardano i momenti finali della malattia. In questo film, Carlo comunica a sua madre di essere consapevole di non poter uscire vivo dall'ospedale. La sequenza è stata girata in un autentico reparto di terapia intensiva. Carrino rivela “Accanto a noi, c’erano persone che purtroppo stavano davvero male. Sul set c’era un rispetto enorme. È stata probabilmente la scena più complicata: quando mi sono visto, alla fine, in quelle condizioni, sono rimasto scosso”. Nel film, il legame con la madre diventa uno degli aspetti emotivamente più significativi della narrazione. L'attore aggiunge anche che Antonia Salzano, madre di Carlo, ha seguito da vicino la produzione del film per garantire che la rappresentazione fosse rispettosa della storia del figlio. Al momento il culto di Carlo Acutis ha ormai oltrepassato ogni limite. Sono stati eretti santuari, chiese e cappelle in Europa, nelle Americhe e in Asia in suo onore. La sua immagine ha fatto il suo arrivo persino a Myitkyina, in Myanmar, martoriato dalla guerra civile, dove una statua è stata collocata nella cattedrale per presentarlo come modello ai giovani birmani.

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Carmine Orlando

Classe 1971, da oltre un decennio svolgo il lavoro di redattore web. Ho collaborato con molti siti ed essendo una persona poliedrica mi sono occupato di svariati argomenti, dall'astrologia alla salute, dalla politica al fisco, dalla tv allo sport. Ma mi diletto anche nella stesura di articoli di terremoti, astronomia, cronaca, tecnologie e lotterie. Adoro scrivere ma anche leggere.