Caro carburante, chiesto un price cap a livello nazionale per altri 90 giorni: ecco la proposta
Benzina e diesel, spunta la proposta di un price cap per legge: ecco le ultime novità
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Chiesto al governo di prevedere per legge un tetto temporaneo di 90 giorni ai prezzi di benzina e gasolio
Nonostante price cap e interventi da parte del governo, il prezzo di benzina e gasolio continua a rimanere su livelli elevati, senza variazioni significative rispetto ai giorni precedenti. Mentre le quotazioni alla pompa restano sostanzialmente stabili, il dibattito politico ed economico si sposta ora su una proposta destinata a far discutere: l’introduzione di un price cap nazionale sui carburanti.Le organizzazioni dei gestori Faib Confesercenti e Fegica hanno infatti chiesto al governo di intervenire con una misura straordinaria: un tetto ai prezzi valido per 90 giorni e applicato a tutti i distributori italiani, indipendentemente dalla compagnia di riferimento. Una richiesta che arriva in un momento di forte tensione sul mercato energetico, con aumenti che, secondo le associazioni, non trovano giustificazione nelle variazioni a rialzo del prezzo del petrolio.
La proposta: un tetto temporaneo, non una retromarcia sulla liberalizzazione
Secondo Faib e Fegica, la liberalizzazione dei prezzi resterebbe la regola generale. Il price cap rappresenterebbe invece un’eccezione limitata alle “situazioni straordinarie”, come quella attuale. Le sigle ricordano che tra il 27 febbraio e il 24 settembre 2026 il prezzo alla pompa è aumentato di 49 centesimi al litro per la benzina e di 62 centesimi per il gasolio, nonostante gli interventi sulle accise. Il tetto non verrebbe fissato in modo discrezionale: la base di calcolo sarebbe il prezzo industriale del 27 febbraio, a cui aggiungere solo gli aumenti effettivamente giustificati da:
- costo del petrolio
- noli marittimi
- cambio valutario
- un paniere di quotazioni internazionali, non una singola fonte.
Un altro elemento evidenziato dalle associazioni riguarda il margine di raffinazione, oggi molto superiore alla media del 2025:
- 21 centesimi sulla benzina
- 39 centesimi sul gasolio
La quota di questo extra-margine da riconoscere alle imprese sarebbe definita tramite un parametro che gli autori della proposta considerano “una scelta politica”, lasciando dunque al governo la responsabilità di stabilire quanto del margine attuale sia giustificabile.
Prezzi alla pompa: stabilità apparente
Nel frattempo, i prezzi medi dei carburanti sulla rete nazionale restano sostanzialmente invariati. Secondo Staffetta Quotidiana, questa mattina i valori in modalità self service sono:
Benzina: 2,035 €/l (-0,001)
Gasolio: 2,252 €/l (invariato)
GPL: 0,771 €/l (+0,001)
Metano: 1,926 €/kg (+0,008)
Sulla rete autostradale i prezzi medi self risultano leggermente più alti:
Benzina: 2,045 €/l (-0,001)
Gasolio: 2,269 €/l (-0,002)
GPL: 0,895 €/l (invariato)
Metano: 1,865 €/kg (invariato)
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Il governo valuta, il mercato osserva
Al momento non ci sono segnali di un intervento sulle accise del diesel, mentre alcune compagnie hanno già introdotto spontaneamente forme di price cap interne. La proposta dei gestori, però, punta a una misura uniforme e obbligatoria, applicata su tutto il territorio nazionale. Il governo non ha ancora espresso una posizione ufficiale. La questione, tuttavia, è destinata a entrare nell’agenda politica: tra margini di raffinazione elevati, tensioni internazionali e rincari percepiti come ingiustificati, il tema dei carburanti resta uno dei più sensibili per famiglie e imprese.
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