Lidia Poet, la vera storia della prima donna ammessa all’Albo degli Avvocati in Italia
Lidia Poet, la reale vicenda della prima donna accettata nel Registro degli Avvocati in Italia
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Lidia Poet, la prima donna iscritta all'albo degli Avvocati in Italia
Come riporta Fanpage.it, la sua vicenda è stata narrata nella serie La legge di Lidia Poet, con Matilda De Angelis, andata in onda inizialmente su Netflix e da stasera, martedì 1 settembre 2026 su Rai 1. Nata nel 1855, dopo aver frequentato Giurisprudenza, riesce a registrarsi nell'Albo degli Avvocati. Tuttavia, poco tempo dopo, viene esclusa a causa del suo essere donna. Lidia Poet prosegue la sua carriera nello studio legale del fratello maggiore Giovanni Enrico, lottando per i diritti delle persone più deboli. Nel 1920, finalmente, riesce a essere riammessa nell'Ordine degli Avvocati e diventa ufficialmente la prima donna autorizzata a esercitare la professione legale in Italia.
Gli studi e la laurea in giurisprudenza
Lidia Poet nasce a Perrero, comune di Torino, in Piemonte. Suo padre Giovanni ricopre il ruolo di sindaco nel paese, mentra la madre Marianna proviene da una famiglia che ha accumulato ricchezze grazie all'agricoltura. Il primo membro della famiglia che mostra interesse per il campo legale è il fratello Giovanni Enrico, che ha uno studio a Pinerolo. Lidia Poet inizia il suo percorso educativo conseguendo il diploma di Maestra in tedesco, francese e inglese, per poi diplomarsi al liceo a Mondovì. Successivamente si iscrive alla facoltà di Medicina. Poco tempo dopo, decide di lasciare quel corso di studi per dedicarsi a Giurisprudenza. Consegue la laurea a Torino nel 1881.
L'iscrizione all'albo degli avvocati e perchè l'iscrizione è stata annullata
Dopo aver conseguito la laurea, si dedica all'attività legale e, dopo un biennio, si sottopone all'esame per ottenere l'abilitazione. Una volta superato l'esame, come previsto dal procedimento, fa richiesta di iscrizione nell'albo degli Avvocati e dei procuratori legali. Il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di torino approva l'iscrizione con otto voti favorevoli su dodici. Questa rappresenta un momento storico, poiché Lidia Poet diventa ufficialmente la prima donna in Italia a entrare nell'albo. Tuttavia, la gioia per questo traguardo è di breve durata. L'iscrizione di Lidia Poet all'Albo viene revocata poco dopo. Infatti, il Procuratore Generale del Re presenta un ricorso. La Corte d'Appello di Torino e la Cassazione decidono che una donna non può esercitare la professione di avvocato. Le motivazioni risultano incredibili e rivelano il retrogrado pensiero dell'epoca. Nella sentenza della Corte d'Appello, viene affermato che le donne non dovrebbero “immischiarsi" in una professione riservata solo ai maschi. Inoltre, viene considerato “indecoroso e inopportuno" per una donna “agitarsi" e “entusiasmarsi" nel contesto forense. Il tirmore è che possano oltrepassare il limite che sono tenute a rispettare in quanto facenti parte “del gentil sesso". Inoltre, secondo la sentenza, le donne hanno la tendenza a indossare “vestiti strani e bizzarri" imposti dalla moda, il che renderebbe difficile prendere sul serio le loro opinioni.
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Le battaglie di Lidia Poet per i diritti delle donne e dei minori
Lidia Poet, ovviamente, non si arrende. Decide di unirsi allo studio legale del suo fratello maggiore. Si dedica a lottare principalmente per le categorie che affrontano maggiori difficoltà. In particolare, si concentra sui diritti dei bambini, dei prigionieri e delle donne, partecipando attivamente a battaglie per la loro liberazione. Nel 1919 viene approvata la legge che consente alle donne di occupare posto nei pubblici uffici. Nel 1920, Lidia Poet ottiene finalmente il titolo di avvocato. Prima donna italiana a farlo. All'epoca aveva 65 anni. E' scomparsa il 25 febbraio 1949, all'età di 94 anni.
La vita privata
Linda Poet desiderava dedicarsi al diritto e alle battaglie per le persone più deboli. Non contrasse matrimonio e non ebbe discendenti. Nella sua vita personale, dopo aver perso i genitori, instaurò un legame profondo con il fratello Giovanni Enrico. Come abbiamo accennato, tra di loro nacque un lungo sodalizio che li portò a combattere insieme nell'ufficio legale della famiglia.
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