Pensione, chi rinuncia e continua a lavorare guadagnerà di più: la circolare Inps che spiega come funziona
L'attuale normativa prevede che il lavoratore possa sempre decidere se rimanere al lavoro o andare in pensione con un assegno più basso
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Aumento in busta paga per chi rinuncia alla pensione anticipata nel 2026: la circolare Inps
Con una circolare diramata pochi giorni fa, l'Inps ha spiegato dettagliatamente quali sono le modalità previste e i benefici conseguenti che verranno applicati a coloro che decideranno nel 2026 di rinunciare alla pensione continuando a svolgere la propria professione. Riassunto in poche parole, rinunciare alla pensione significherà versare meno contributi e poterli riscuotere direttamente in busta paga beneficiando, complessivamente, di un aumento pari al 9,19% dello stipendio lordo.
Le conseguenze di questa scelta
Rinunciare ad andare in pensione e continuare a lavorare, oltre che a fruttare al lavoratore uno stipendio più cospicuo, comporterà anche un aumento del futuro assegno pensionistico poiché lavorare per più mesi significherà aumentare il montante contributivo. Si tratta di quel meccanismo che in passato venne definito con il termine “Bonus Maroni” e che successivamente venne appellato con il termine “Bonus Giorgetti“. L'attuale normativa prevede che il lavoratore possa sempre decidere, una volta maturati i requistii per la pensione, se rimanere al lavoro per guadagnare di più oppure andare in pensione con un assegno più basso.
Chi può ottenere il bonus in busta paga nel 2026
Questa facoltà viene concessa solo ed esclusivamente ai lavoratori dipendenti mentre non è appannaggio degli autonomi, che non hanno una busta paga. La scelta se proseguire il lavoro o andare in pensione spetta a coloro che hanno raggiunto i 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, o 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne, entro il 31 dicembre 2026. Si tratta dei cosiddetti requisiti per Quota 103, che il governo Meloni ha deciso di confermare anche per l'anno in corso.
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Di quanto aumenterebbe lo stipendio
Per fare un esempio pratico, rimanere al lavoro significa poter beneficiare di stipendi più corposi e assegno pensionistici maggiorati. Un dipendente che guadagna 1500 euro netti al mese, ad esempio, che dovrebbe teoricamente pagare 184 euro di contributi al mese, si vedrebbe accreditata questa somma in busta paga, andando a guadagnare un netto di 1.684 euro al mese. Nel momento in cui il lavoratore presenta la domanda per proseguire l'attività lavorativa, in ogni momento può sempre decidere di interrompere il lavoro e andare in pensione.
Coltivo da anni la passione per la scrittura e per i social network. La ricerca della verità, purchè animata da onestà intellettuale, è una delle mie sfide. Scrivo da diversi anni per importanti siti di informazione che mi danno l'opportunità di dare sfogo alla mia passione innata per il giornalismo.