Pensione di reversibilità, cosa cambia dopo la sentenza della Cassazione: i dettagli

Pensione di reversibilità tra ex coniuge e nuovo coniuge: cosa cambia dopo la recente decisione della Cassazione sui criteri di ripartizione

Pensione di reversibilità,
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Nuovi orientamenti sulla pensione di reversibilità dopo la pronuncia della Cassazione che ridefinisce criteri e priorità nella ripartizione

La pensione di reversibilità torna al centro dell'attenzione dopo una recente pronuncia della Corte di Cassazione che ha inciso sui criteri di assegnazione tra più aventi diritto. Il tema è particolarmente delicato quando a contendersi la prestazione sono l'ex coniuge e il coniuge superstite, situazione in realtà tutt'altro che rara. La decisione degli Ermellini introduce chiarimenti importanti su come debba essere calcolata la quota spettante a ciascuna parte. Ecco cosa è successo e cosa cambia dopo la sentenza della Cassazione, come riportato da IlGiornale.it

Il caso esaminato

La vicenda oggetto dell'ordinanza n. 3955 del 22 febbraio 2026 nasce dalla morte di un pensionato che aveva alle spalle due matrimoni. Da un lato l'ex moglie, beneficiaria di assegno divorzile, e dall'altro la seconda moglie sposata successivamente. Entrambe hanno rivendicato il diritto a una quota della pensione di reversibilità, possibilità prevista dalla normativa vigente. In particolare, la legge sul divorzio riconosce anche all'ex coniuge questo diritto, purché titolare di assegno divorzile. Il punto centrale della disputa riguardava la modalità di ripartizione della somma complessiva.

Le decisioni dei giudici

In primo grado il Tribunale di Roma aveva attribuito una quota importante all'ex moglie, riconoscendole l'80% della pensione di reversibilità e lasciando il restante 20% alla seconda moglie. Questa decisione si basava sostanzialmente sul criterio della durata del matrimonio, ritenuto prioritario. Tuttavia, in sede di appello, la valutazione è cambiata: i giudici di secondo grado hanno infatti dato maggior peso alla situazione economica concreta delle parti. È emerso che l'ex moglie percepiva un assegno mensile di circa 640 euro, pari a una quota relativamente modesta rispetto al valore complessivo della pensione del defunto. Di conseguenza, assegnarle una percentuale così elevata della reversibilità avrebbe comportato un incremento sproporzionato rispetto al tenore di vita precedente. Tutto ciò ha portato a rivedere la ripartizione iniziale.


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Il principio ribadito dalla Cassazione

Con l’ordinanza del 2026 la Cassazione è intervenuta per chiarire il quadro, ribadendo che il parametro guida resta la durata del matrimonio, anche se non può essere considerato in modo totalmente rigido e isolato. Il giudice, infatti, può tenere conto anche di altri elementi, come le condizioni economiche dei soggetti coinvolti (purché non venga snaturato il criterio principale stabilito dalla legge).

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Marco Reda

Giornalista pubblicista dal 2013, esperto e specializzato in calcio e altri sport ma anche spettacoli tv, attualità, cronaca e salute.