Pensioni, i dati preoccupanti del 2025, meno uscite e assegni più bassi: penalizzate soprattutto le donne

Permangono le differenze di genere nel livello medio degli assegni pensionistici: in calo le uscite pensionistiche

Pensione
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Presentato a Roma il Rendiconto 2025 dell'INPS dal Consiglio di Indirizzo e Vigilanza

I dati del 2025 sulle prestazioni previdenziali INPS hanno evidenziato un trend che dimostrerebbe non solo una riduzione delle uscite pensionistiche ma anche l'erogazione di assegni molto più bassi rispetto agli anni precedenti. Se confrontato con l'anno precedente, il dato delle pensioni erogate nel 2025 ha fatto registrare un calo di 27.000 unità dettato dalla stretta sulle uscite pensionistiche. Nel 2025 è stato anche registrato un taglio dell'assegno pensionistico medio pari a 148 euro mensili per le pensioni di anzianità dei maschi.

I dati del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza

Permane ancora una netta differenziazione fra le pensioni degli uomini e quelle delle donne con una differenza che, nel caso delle pensioni di vecchiaia, può arrivare fino al 45% in meno per le donne. Il dato più eclatante che scaturisce dal rendiconto elaborato dal Consiglio di Indirizzo e Vigilanza (CIV) è il calo rilevante dell'importo medio delle pensioni erogato nel 2025. Un lavoratore che è andato in pensione lo scorso anno, ha ricevuto una media di 1.289,5 euro al mese con un calo di 248 euro rispetto alla media delle pensioni pagate dalla stessa gestione. Il calo è stato meno rilevante per i neo pensionati dipendenti pubblici e si è attestato a -76,3 rispetto alle pensioni in pagamento nella stessa gestione. In calo anche le pensioni medie erogate nel 2025 per i lavoratori autonomi, il cui valore medio si è attestato a 961,2 euro contro una media di 1.078 euro.

Il trend preoccupante sulle pensioni

I dati diffusi dal CIV hanno evidenziato il rafforzamento di un trend preoccupante: in Italia si va in pensione sempre più tardi e con pensioni molto più modeste. Il calo del numero dei pensionati va attribuito soprattutto alla riduzione delle uscite con gli strumenti di flessibilità nel pensionamento. Le restrizioni che sono state applicate per i vari strumenti come Quota 100, Quota 102, Quota 103 e con Opzione Donna, hanno determinato una contrazione importante delle uscite dal lavoro. Secondo i dati diffusi dal Consiglio di Indirizzo e Vigilanza sono aumentate di circa 8,205 miliardi le spese per le prestazioni istituzionali nel 2025, che sono ammontate complessivamente a 425,613 miliardi.


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L'aumento della spesa per le prestazioni assistenziali

Una delle voci che ha fatto registrare i maggiori aumenti della spesa previdenziale e assistenziale riguardano le politiche di sostegno alla genitorialità. L'Assegno Unico e Universale nel 2025 è stato erogato a 6.328.554 nuclei familiari. Un aumento esponenziale se consideriamo che nel 2022 l'Assegno familiare veniva erogato a 2.139.707 nuclei familiari. La spesa per questa prestazione si è attestata a 20,3 miliardi di euro contro i 6,6 miliardi sborsati nel 2021. In crescita anche le uscite per le prestazioni a sostegno del reddito che si è attestata a 14,568 miliardi nel 2025, mentre per le indennità di disoccupazione è stato registrato un incremento del 4,5% rispetto all'anno precedente. Il dato confortante riguarda i tempi di accoglimento delle domande di pensionamento che nella maggior parte dei casi non hanno superato i 30 giorni. Nel 2025 le pensioni di vecchiaia e quelle anticipate appartenenti alla gestione pubblica, sono state erogate entro 30 giorni nell'84,8% dei casi.

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Marco Antonio Tringali

Coltivo da anni la passione per la scrittura e per i social network. La ricerca della verità, purchè animata da onestà intellettuale, è una delle mie sfide. Scrivo da diversi anni per importanti siti di informazione che mi danno l'opportunità di dare sfogo alla mia passione innata per il giornalismo.