Anestesia, uno studio scopre che una piccola parte del cervello rimane attiva

È quanto emerge da uno studio guidato dal ricercatore Sameer Sheth del Baylor St. Luke’s Medical Center

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I risultati di questa ricerca aprono nuovi scenari sulla possibilità di riorganizzare le connessioni neurali quando alcune aree del cervello smettono di funzionare

Una recente ricerca pubblicata su Nature si è concentrata soprattutto su cosa accade al nostro cervello quando ci troviamo sotto anestesia. E' stato analizzato con attenzione il comportamento delle nostre cellule cerebrali dell'ippocampo, scoprendo nuove cose che non potevamo immaginare che accadessero. A differenza di ciò che possiamo pensare, le persone sottoposte ad anestesia generale possono elaborare il linguaggio in tempo reale e persino imparare a riconoscere i suoni.

Le implicazioni di questa scoperta

I risultati di questa ricerca sono destinati ad aprire nuovi scenari soprattutto sul concetto stesso di coscienza. Il nostro cervello, quando si trova in uno stato di incoscienza sotto l'effetto di farmaci, continua comunque a lavorare e a produrre immagini e sensazioni. Un po' come accade nel cervello incosciente durante il sonno o il coma. La ricerca in questione è stata condotta su sette pazienti
sottoposti a intervento chirurgico per epilessia da un'equipe di scienziati del Baylor College of Medicine negli Stati Uniti.

Come è stata condotta la ricerca

Ai pazienti sottoposti ad anestesia sono stati applicati dei microelettrodi chiamati neuropixel in grado di produrre dati ad altissima risoluzione dai singoli neuroni. Si tratta di una tecnologia che è già stata utilizzata in passato ma che non era mai stata applicata in precedenza sull'ippocampo prima di questo studio. Attraverso questi strumenti è stato possibile registrare l'attività di centinaia di singoli neuroni per osservare come il nostro cervello reagisce ad alcuni stimoli come quelli sonori e linguistici. I risultati sono stati davvero sorprendenti e hanno evidenziato come il nostro cervello sia molto più attivo e capace durante l'incoscienza di quanto si pensasse in precedenza.


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Conclusione

Da questo studio è emerso che il cervello di una persona anestetizzata è sempre in grado di analizzare il mondo circostante e di reagire ad eventuali stimoli. I risultati di questo studio sono particolarmente interessanti perchè coinvolgono l'ippocampo e le reazioni che avvengono in questa parte del cervello quando gli esseri umani sono sottoposti ad anestesia. Questa parte si trova in profondità nel cervello, lontano dalla corteccia, dove le informazioni sensoriali vengono elaborate per la prima volta. Dall'analisi dell'attività neurale è emerso che il cervello stava elaborando nomi, verbi e aggettivi, e stava persino cercando di prevedere la parola successiva in una frase, non diversamente da come i modelli di intelligenza artificiale generativa formulano risposte cercando la parola successiva più probabile.

Un tipo di codifica predittiva che di verifica normalmente quando gli esseri umani sono in uno stato di veglia e di attenzione. Si tratta di uno studio che ha dei limiti importanti e che richiede ulteriori indagini. Ad esempio sarebbe interessante capire cosa accade nell'ippocampo che si utilizzano farmaci anestetici diversi dal propofol, l'anestetico principale che i medici utilizzano per i loro interventi chirurgici. Questo studio però potrebbe aprire scenari interessanti anche in ottica di concrete applicazioni pratiche come la possibilità di riorganizzare le connessioni neurali qualora alcune aree smettessero di funzionare.

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Marco Antonio Tringali

Coltivo da anni la passione per la scrittura e per i social network. La ricerca della verità, purchè animata da onestà intellettuale, è una delle mie sfide. Scrivo da diversi anni per importanti siti di informazione che mi danno l'opportunità di dare sfogo alla mia passione innata per il giornalismo.