Glaucoma, il Dottor Oddone spiega perché è una delle principali cause di cecità irreversibile

Il glaucoma è una malattia silenziosa che colpisce il nervo ottico e può compromettere la vista: ecco cosa ha spiegato il Professor Oddone

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Ecco perché il glaucoma può essere un disturbo molto pericoloso: i chiarimenti del Dottor Oddone

Il glaucoma è una patologia oculare cronica che danneggia progressivamente il nervo ottico, la struttura che trasmette le informazioni visive dall’occhio al cervello. La sua particolarità è che nelle fasi iniziali non provoca sintomi evidenti: infatti non causa dolore, non altera subito la vista centrale e spesso non viene percepito dal paziente. Il danno visivo inizia dalla periferia del campo visivo e può progredire lentamente per anni prima di essere riconosciuto. Per questo molte persone continuano a svolgere le normali attività quotidiane senza accorgersi del problema. A livello globale si stimano oltre 76 milioni di persone affette da glaucoma, con numeri destinati ad aumentare con l’invecchiamento della popolazione. Anche in Italia si parla di circa un milione di pazienti, ma una quota rilevante non è consapevole della malattia. Il Professor Francesco Oddone, medico chirurgo specialista in Oculistica e responsabile dell'Unità Operativa Glaucoma della Fondazione Bietti, ha spiegato a Iapb.it perché questa patologia rappresenta una delle principali cause di cecità irreversibile.

Danno al nervo ottico

Il glaucoma è responsabile di cecità irreversibile perché colpisce direttamente il nervo ottico, una struttura fondamentale per la trasmissione degli stimoli visivi al cervello. Quando le fibre nervose vengono danneggiate la perdita della funzione visiva non può essere recuperata. Il processo è generalmente lento e progressivo e, proprio per questo motivo, la malattia può restare inosservata per lungo tempo. Nella maggior parte dei casi il principale fattore di rischio è l'aumento della pressione intraoculare, ovvero la pressione dei liquidi presenti all'interno dell’occhio. Tuttavia il glaucoma non dipende da un solo elemento: fattori genetici, caratteristiche anatomiche dell'occhio, età e condizioni vascolari possono contribuire allo sviluppo della malattia. Esistono infatti pazienti che sviluppano il glaucoma anche con valori di pressione oculare apparentemente normali. Il problema principale è che i disturbi visivi diventano evidenti spesso solo quando il danno è già in fase avanzata.

Perché si scopre tardi

Un altro aspetto che rende il glaucoma particolarmente insidioso è la difficoltà di individuazione nelle prime fasi. Non esiste infatti un singolo esame in grado di diagnosticare la malattia in modo immediato: la valutazione richiede una combinazione di controlli clinici e strumentali. Tra questi rientrano la misurazione della pressione oculare, l'analisi del nervo ottico e test specifici per valutare il campo visivo. Il fatto che la perdita visiva inizi dalla periferia rende ancor più difficile per il paziente accorgersi del problema. Anche nei sistemi sanitari più avanzati molti casi vengono individuati quando il danno è già presente. Studi recenti indicano inoltre che la diffusione del glaucoma potrebbe essere più elevata di quanto stimato in passato. Alcune analisi epidemiologiche suggeriscono infatti che la prevalenza della malattia sia significativamente superiore rispetto alle valutazioni precedenti, dato legato sia all'invecchiamento della popolazione sia a modelli di calcolo più accurati.


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Cause, fattori di rischio e possibili trattamenti

Il principale fattore di rischio rimane l'aumento della pressione intraoculare. A questo si aggiungono familiarità per la patologia, età superiore ai quarant'anni, miopia elevata, diabete, ipertensione e uso prolungato di farmaci cortisonici. Anche alcune caratteristiche anatomiche dell'occhio possono favorire lo sviluppo della malattia. Sebbene il danno al nervo ottico non sia reversibile, una diagnosi precoce permette di rallentare in modo significativo la progressione della patologia. Il trattamento terapico può prevedere colliri specifici, procedure laser oppure interventi chirurgici nei casi più complessi. Gli specialisti, in ogni caso, raccomandano visite oculistiche regolari a partire dai 40 anni, o anche prima in presenza di fattori di rischio, in quanto individuare la malattia nelle fasi iniziali può fare la differenza nella conservazione della vista.

Questo articolo non sostituisce il parere di un medico

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Marco Reda

Giornalista pubblicista dal 2013, esperto e specializzato in calcio e altri sport ma anche spettacoli tv, attualità, cronaca e salute.