I ricordi dimenticati possono essere ripristinati: ecco come il nostro cervello archivia i ricordi e quali sono le circostanze per recuperarli

Ecco come avviene il processo di immagazzinamento dei ricordi e come possono essere estratti dalla memoria

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Alcuni ricordi archiviati nella memoria possono essere riportati alla luce in presenza di determinate circostanze: ecco cosa si è scoperto

Riportare alla luce i ricordi dimenticati è possibile secondo la scienza. Si tratta di quei momenti, quelle emozioni e quelle situazioni che abbiamo rimosso e che rimangono archiviati nel nostro cervello senza poterci attingere. Un po' come dei fantasmi o dei vecchi soprammobili che rimangono sepolti sotto la polvere tra gli scaffali di una casa abbandonata. In condizioni normali questi ricordi non possono teoricamente essere più essere richiamati alla mente, ma esistono degli stimoli indotti esternamente che ci consentono di poterli riportare alla luce.

Come è stato condotto lo studio

Una equipe di neurocienziati guidati da Wenbin Yang, Benedetta Zattera e Miguel Pavão-Delgado del Friedrich Miescher Institute for Biomedical Research in Svizzera ha lavorato sui ricordi dimenticati di un insetto, vale a dire la Drosophila, scoprendo che queste tracce di memoria dimenticata possono persistere come “tracce mnestiche silenziose in circuiti che non hanno la capacità di guidare il comportamento" come si legge in un articolo pubblicato su Nature Neuroscience.

Come avviene l'archiviazione dei ricordi

Il processo di immagazzinamento dei ricordi avviene mediante un sistema di memoria condizionale che permette al cervello di dare priorità in modo flessibile al recupero dei ricordi in base alle esperienze recenti. Il nostro cervello potrebbe paradossalmente ricordare in maniera lucidà eventi o situazioni di decenni fa e dimenticare la ragione per la quale stiamo facendo una cosa in questo momento. Lo studio in questione ha dimostrato come alcuni ricordi possono essere cancellati per sempre, altri possono persistere in uno stato inaccessibile, recuperabili con stimoli che li richiamano alla memoria.


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I risultati dello studio

Gli stimoli che estrapolano i ricordi nascosti possono distorcere il ricordo, soprattutto se sottoposti a domande suggestive. Per condurre i loro studi gli scienziati hanno studiato a fondo il moscerino della frutta, addestrato ad associare un particolare odore a una lieve scossa elettrica. Il timore della scossa che ha indotto il moscerino ad evitare quell'odore è scomparso entro circa 24 ore, suggerendo che il ricordo fosse stato rimosso. Quando i ricercatori hanno rimesso i moscerini nella camera in cui avevano ricevuto l'addestramento avversivo, il ricordo è riaffiorato e i moscerini hanno ripreso ad evitare l'odore.

Il ricordo si è riattivato quando sono stati introdotti altri elementi chiave dell'esperienza originale, tra cui la consistenza e l'illuminazione della camera. Lo studio ha dimostrato come gli indizi contestuali come la consistenza e l'illuminazione sono importanti per il recupero della memoria. Per studiare a fondo come avviene il recupero di queste informazioni, i ricercatori hanno registrato l'attività dei centri della memoria nel cervello dei moscerini. Si è scoperto che man mano che il ricordo sbiadiva, la traccia mnestica che guida il comportamento di evitamento svaniva gradualmente. Allo stesso tempo, una traccia diversa e nascosta diventava evidente in un altro gruppo di neuroni che normalmente non influenzano il comportamento. Una traccia che i neuroscienziati hanno denominato “traccia mnestica silenziosa“.

Quando i segnali di richiamo si allineavano, l'attività si spostava nuovamente sui neuroni coinvolti nel comportamento di evitamento. Ed ecco che i moscerini sono tornati nuovamente ad adottare un comportamento di evitamento. Da questi dati emerge come il nostro cervello non trasferisce una memoria dimenticata da un gruppo di neuroni a un altro. In realtà ciò che accade è la creazione di due versioni della memoria: una che guida immediatamente il comportamento e un'altra che rimane nascosta. I ricordi che vengono archiviati in realtà vengono nuovamente estrapolati nel momento in cui si verificano circostanze che ne richiamano la memoria. Si tratta metaforicamente di una copia di backup nascosta, che ha bisogno di una procedura di recupero basata sulle circostanze. Un processo che però non è immune dal rischio di produrre falsi ricordi o false associazioni. Sui motivi di questi errori c'è ancora molto da indagare.

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Marco Antonio Tringali

Coltivo da anni la passione per la scrittura e per i social network. La ricerca della verità, purchè animata da onestà intellettuale, è una delle mie sfide. Scrivo da diversi anni per importanti siti di informazione che mi danno l'opportunità di dare sfogo alla mia passione innata per il giornalismo.