Malore Eriksen, gli esperti non sono sorpresi per la ricaduta: “Ecco cosa è successo al giocatore...”
In Italia si viene accusati di essere troppo severi e restrittivi con chi ha il defibrillatore sottocutaneo, ma i rischi di recidiva rimangono molto alti
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Il noto cardiologo Andreini ha ricostruito l'episodio del malore fornendo una spiegazione dettagliata sulla causa
Come accadde cinque anni fa durante la drammatica partita dei campionati europei tra Danimarca e Finlandia, anche ieri il cuore di Christian Eriksen ha rischiato di fermarsi durante l'amichevole che la nazionale danese stava giocando contro l'Ucraina. Il calciatore ex Inter, come hanno raccontato i medici, ha perso conoscenza per un brevissimo momento ma per fortuna è riuscito nuovamente a tornare cosciente e ad uscire dal rettangolo di gioco con i propri piedi, grazie soprattutto al pacemaker impiantato cinque anni fa che ha funzionato correttamente. Una ricaduta che inevitabilmente richiede delle importanti riflessioni sul prosieguo dell'attività agonistica per gli atleti che hanno subito arresto cardiaco durante un evento sportivo.
La tesi degli esperti
In Italia le normative vietano il ritorno all'attività agonistica per gli atleti che portano un defibrillatore sottocutaneo, mentre in altri paesi come il Regno Unito l'attività agonistica viene autorizzata. In una intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport sull'episodio accaduto ad Eriksen, il professor Daniele Andreini, responsabile del reparto di cardiologia dell'Irccs dall'ospedale Galeazzi Sant'Ambrogio di Milano, l'esperto non si è detto sorpreso della ricaduta legata non al defibrillatore, ma al problema cardiologico sottostante che aveva già determinato l'arresto cardiaco di 5 anni fa. Lo stesso professore Andreini ha lodato le linee guida italiane spesso accusate di essere troppo severe e restrittive, ma che in realtà interpretano correttamente i rischi di recidiva che si possono correre nei soggetti che soffrono di cardiopatie.
Cosa è successo al cuore del giocatore danese
Come ha spiegato il noto cardiologo, il defibrillatore ha evitato ad Eriksen un nuovo attacco cardiaco ma di fatto la ricaduta ha dimostrato che esiste una patologia strutturale del cuore che può provocare aritmie maligne che possono ripresentarsi regolarmente. Dobbiamo ricordare, ha spiegato il professor Andreini, che il defibrillatore sottocutaneo non cura le aritmie e non ne previene l'insorgenza, ma è un dispositivo salvavita che interviene quando l'aritmia si manifesta evitando conseguenze gravi. Il giocatore ha accusato il malore a causa della scarica del defibrillatore determinata dall'aritmia. Almeno questa è stata l'interpretazione del professore Andreini anche se non si conoscono effettivamente i dettagli del caso. Dopo questa recidiva è importante, ha spiegato Andreini, che venga fatta una rivalutazione completa dello stato di salute del giocatore con una risonanza magnetica.
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Le prudenti linee guida italiane
Dovrà essere valutato dagli esperti il corretto funzionamento del defibrillatore anche per capire se la scarica è stata appropriata e se l'intervento è stato diretto a ripristinare il ritmo cardiaco dopo una vera aritmia maligna. Le linee guida del COCIS in Italia presentano delle differenze rispetto a quelle di altri paesi e sono sicuramente molto più prudenti nel concedere l'autorizzazione all'attività agonistica in presenza di una sospetta cardiopatia. Come ha spiegato il professor Andreini l'obiettivo deve essere sempre la tutela delle persone ancor prima degli atleti.
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