Nei sospetti, è più rischioso toglierli o non toglierli?
La medicina contemporanea dispone di strumenti diagnostici sempre più sofisticati
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Oggi la rimozione di un neo è una procedura routinaria che non comporta alcun rischio
Per decenni il passaparola popolare ha diffuso una convinzione difficile da sradicare: “se tocchi un neo, può diventare maligno". Una frase che molti italiani hanno sentito almeno una volta nella vita e che ancora oggi alimenta paure e costringe molte persone a rinviare interventi. Eppure la dermatologia moderna sostiene esattamente il contrario. Quando un neo desta sospetti, intervenire può fare la differenza tra una diagnosi precoce e una scoperta tardiva di un melanoma.
I possibili equivoci
L'equivoco nasce da una coincidenza frequente. Talvolta un paziente si sottopone all'asportazione di una lesione che appare anomala e, solo dopo l'esame al microscopio, emerge la presenza di cellule tumorali. Da qui l'errata impressione che sia stato il bisturi a provocare il problema. In realtà il tumore era già presente e l'intervento ha semplicemente permesso di identificarlo.
Oggi la rimozione di un neo è una procedura routinaria eseguita quotidianamente negli ambulatori dermatologici e nelle unità di chirurgia dermatologica. L'operazione richiede generalmente pochi minuti, viene effettuata in anestesia locale e presenta un profilo di sicurezza molto elevato. Le possibili complicanze esistono, come per qualsiasi atto chirurgico, ma nella maggior parte dei casi si limitano a piccole cicatrici, modesti sanguinamenti o rare infezioni facilmente trattabili.
La prevenzione
Il vero nodo della questione riguarda invece la prevenzione. Negli ultimi anni i dermatologi hanno assistito a un aumento dell'attenzione verso la salute della pelle, ma anche alla diffusione di informazioni incomplete sui social network. Alcuni utenti vengono attratti da metodi casalinghi per eliminare presunti inestetismi cutanei, ignorando che un neo apparentemente innocuo potrebbe nascondere alterazioni importanti. In questi casi il rischio non deriva dall'asportazione, bensì dalla mancanza di una corretta diagnosi. La regola fondamentale resta quella dell'osservazione. Un neo che cambia aspetto, cresce rapidamente, modifica il colore o assume contorni irregolari merita una valutazione specialistica. Lo stesso vale per le lesioni che prudono, sanguinano o si presentano come il cosiddetto “brutto anatroccolo", cioè diverse da tutte le altre presenti sul corpo.
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I nuovi strumenti diagnostici
La medicina contemporanea dispone di strumenti diagnostici sempre più sofisticati, dalla dermatoscopia digitale alla mappatura computerizzata dei nei. Tecnologie che consentono di individuare alterazioni minime e decidere con maggiore precisione quali lesioni monitorare e quali invece asportare. Per questo gli esperti invitano a superare un vecchio pregiudizio. Togliere un neo, se eseguito da professionisti qualificati e per motivazioni cliniche appropriate, non rappresenta un azzardo. Al contrario, può trasformarsi in un prezioso alleato della prevenzione oncologica. In un'epoca in cui i melanomi individuati nelle fasi iniziali hanno elevate probabilità di guarigione, la vera imprudenza non è intervenire, ma scegliere di non controllare. Il contenuto di questo articolo non sostituisce il consulto con un medico specialista.
Coltivo da anni la passione per la scrittura e per i social network. La ricerca della verità, purchè animata da onestà intellettuale, è una delle mie sfide. Scrivo da diversi anni per importanti siti di informazione che mi danno l'opportunità di dare sfogo alla mia passione innata per il giornalismo.