Reflusso gastroesofageo, la Dottoressa Gaia Pellegatta spiega quali sono i sintomi, le possibili cause e come si diagnostica
di Marco Reda
Reflusso gastroesofageo, sintomi cause diagnosi e cure: tutto ciò che c'è da sapere su questa patologia
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Il reflusso gastroesofageo è un disturbo molto diffuso che, se trascurato, può portare a complicanze serie: tutto ciò che c'è da sapere illustrato dalla Dottoressa Gaia Pellegatta
Il reflusso gastroesofageo è una condizione in cui il contenuto acido o biliare dello stomaco risale verso l'esofago, provocando una serie di disturbi che possono condizionare la qualità della vita quotidiana. Non si tratta di un episodio isolato: un certo grado di reflusso avviene fisiologicamente durante la giornata, soprattutto dopo i pasti, e nella maggior parte dei casi non causa alcun problema. Diventa però una vera e propria malattia quando gli episodi si ripetono con frequenza e durata elevate. A fare chiarezza sulla questione è stata la Dottoressa Gaia Pellegatta, specialista in Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva presso Humanitas, che ne ha parlato ad Humanitas.it.
I sintomi
I sintomi cosiddetti “tipici" del reflusso gastroesofageo sono due: la pirosi retrosternale, ovvero un bruciore localizzato dietro lo sterno che può propagarsi verso le scapole, il collo e persino le orecchie, e il rigurgito acido, la sensazione di un liquido amaro o acido che in alcuni casi raggiunge la bocca. Accanto a questi, la Dottoressa Pellegatta segnala una serie di manifestazioni “atipiche" che spesso vengono erroneamente attribuite ad altre cause: dolore toracico, eruttazioni frequenti, mal di gola, raucedine e abbassamento della voce, tosse secca, singhiozzo, difficoltà di deglutizione, nausea, episodi simil-asmatici e persino otite media. I disturbi possono comparire in momenti specifici della giornata, come dopo i pasti o durante la notte, oppure in particolari posizioni (ad esempio quando ci si sdraia o ci si piega in avanti) o ancora in forma continuativa. Il reflusso gastroesofageo può presentarsi con diversi livelli di intensità, da lieve e occasionale fino a severo e persistente. Nei casi più gravi può dar luogo a complicanze come ulcere ed erosioni della parete esofagea, note come esofagite erosiva, che riguardano il 30-35% dei pazienti, o a restringimenti del calibro esofageo che si verificano nel 3-5% dei casi.
Le cause
Alla radice del reflusso gastroesofageo c'è quasi sempre un'alterazione del funzionamento dello sfintere esofageo inferiore, la struttura che regola il passaggio di materiale tra esofago e stomaco. Quando questo meccanismo perde la sua tenuta il contenuto acido o alcalino dello stomaco può risalire in modo patologico. Le ragioni di questa perdita di tono sfinterico sono molteplici e di natura diversa: anatomica, alimentare, ormonale, farmacologica e funzionale. Sovrappeso, obesità e gravidanza, per esempio, aumentano la pressione intra-addominale, alterando l'equilibrio della giunzione esofago-gastrica. Sul versante alimentare, invece, cioccolato, menta e alcol hanno la capacità di ridurre direttamente il tono dello sfintere, mentre cibi grassi e alcol rallentano anche lo svuotamento gastrico e aumentano il rischio di risalita acida.
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Come si diagnostica il reflusso gastroesofageo
Fin dalla comparsa dei primi sintomi è consigliabile rivolgersi a un gastroenterologo. Quando il quadro clinico è caratterizzato dai sintomi tipici (bruciore retrosternale e rigurgito acido) lo specialista può già impostare una terapia con inibitori di pompa protonica, senza necessità immediata di ulteriori accertamenti. Se la terapia non produce risultati, o compaiono segnali d'allarme come dimagrimento, difficoltà a deglutire o anemia, si procede con esami più approfonditi: tra quelli indicati dalla Dottoressa Pellegatta figura innanzitutto l'esofagogastroduodenoscopia (EGDS), che tramite una sonda flessibile con videocamera consente di esaminare le pareti di esofago, stomaco e duodeno ed eventualmente prelevare campioni di tessuto. La radiografia del tubo digerente con mezzo di contrasto permette invece di valutare anatomia e funzione delle prime vie digestive. La manometria esofagea misura la motilità dell'esofago e il funzionamento dello sfintere inferiore tramite una sonda transnasale. Infine, la pH-impedenziometria delle 24 ore monitora in continuo, grazie a un sottile sondino, la quantità di materiale che refluisce dallo stomaco nell'arco dell'intera giornata.
Giornalista pubblicista dal 2013, esperto e specializzato in calcio e altri sport ma anche spettacoli tv, attualità, cronaca e salute.
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