Sclerosi multipla, quali sono i sintomi e le cause

Tutto ciò che c'è da sapere sulla sclerosi multipla: sintomi, cause e terapie disponibili per la malattia

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La sclerosi multipla è una delle patologie neurologiche più insidiose e complesse esistenti: ecco come si manifesta e cosa la provoca

La sclerosi multipla è una malattia infiammatoria e degenerativa che attacca la mielina, la sostanza protettiva che riveste le fibre nervose e garantisce la corretta trasmissione dei segnali nel sistema nervoso centrale. Quando questa “guaina" viene danneggiata, si formano lesioni (chiamate placche) che possono colpire cervello, midollo spinale e nervo ottico, compromettendo funzioni vitali in modo progressivo. La sclerosi multipla affligge prevalentemente adulti tra i 20 e i 45 anni e interessa il doppio delle donne rispetto agli uomini. Si tratta di una patologia particolarmente insidiosa perché nelle prime fasi, può regredire quasi completamente, salvo poi evolvere in modo più aggressivo nel tempo, accumulando disabilità. Il punto di partenza per poterla affrontare è riconoscerne i sintomi: ecco quali sono, come riportato da Humanitas.it.

I sintomi principali

Tra i sintomi più ricorrenti di sclerosi multipla, nelle fasi iniziali, figurano i disturbi visivi: calo rapido e significativo della vista, visione doppia o movimenti oculari incontrollati, spesso segnali d'allarme che portano il paziente dal medico per la prima volta. Altrettanto frequenti sono i disturbi della sensibilità come formicolii persistenti, intorpidimento degli arti, perdita della percezione tattile e difficoltà a distinguere il caldo dal freddo. Non meno impattante è la fatica cronica, accompagnata da una riduzione della forza muscolare che può rendere difficoltoso anche lo svolgimento delle più semplici attività quotidiane; quando poi ad essere indeboliti sono gli arti inferiori, la malattia può seriamente compromettere la capacità di camminare. Questi sintomi, soprattutto se si presentano in combinazione e in modo ricorrente, sono il segnale che il sistema nervoso centrale sta inviando richieste d'aiuto e che è necessario rivolgersi ad uno specialista.

Le cause della malattia

Le cause precise della sclerosi multipla non sono ancora state del tutto chiarite dalla comunità scientifica. L'ipotesi più accreditata è che si tratti di una malattia autoimmune: il sistema immunitario, per ragioni ancora non del tutto comprese, smette di riconoscere la mielina come parte dell'organismo e la attacca come fosse un agente estraneo, innescando un'infiammazione cronica. Si ritiene che questa risposta anomala nasca dall'interazione tra una predisposizione genetica e fattori ambientali scatenanti. Tra questi ultimi, una recente ricerca ha evidenziato il ruolo della latitudine (con un rischio più elevato nei Paesi lontani dall'Equatore, probabilmente per la minore esposizione solare (oltre a fumo, obesità infantile ed etnia caucasica). Particolare attenzione è stata poi riservata al virus Epstein-Barr, responsabile della mononucleosi: studi recenti suggeriscono che una pregressa infezione da EBV possa aumentare in modo sostanziale il rischio di sviluppare la malattia. Sul versante genetico, invece, sono state identificate circa 200 varianti genetiche associate a una maggiore suscettibilità, anche se la sclerosi multipla non è considerata una malattia ereditaria in senso stretto: anche nei gemelli identici, la malattia compare in entrambi solo in un caso su tre. Tuttavia, avere un parente di primo grado con questa diagnosi moltiplica il rischio individuale di sette-dieci volte rispetto alla popolazione generale.


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Cura e terapie disponibili

Oggi sono disponibili numerose opzioni per gestire la sclerosi multipla, anche se nessuna di esse garantisce una guarigione definitiva. I trattamenti si dividono in due grandi categorie: quelli destinati a gestire le ricadute acute, basati principalmente sui corticosteroidi che abbreviano la durata degli attacchi e accelerano il recupero, e quelli cronici, i cosiddetti farmaci modificanti l'andamento di malattia (DMDs),i quali agiscono sul sistema immunitario per ridurre la frequenza delle ricadute e rallentare la progressione verso la fase disabilitante. La scelta della terapia è sempre personalizzata, calibrata sulla storia clinica del singolo paziente e sull'evoluzione della malattia nel tempo. Accanto ai farmaci, la riabilitazione svolge un ruolo fondamentale nei casi in cui la malattia abbia già lasciato deficit fisici: percorsi mirati consentono di massimizzare l'autonomia, contenere la disabilità e prevenire complicanze secondarie. La ricerca è in continuo progresso e, tra le frontiere più promettenti, figura anche la terapia CAR-T, i cui risultati preliminari mostrano un possibile effetto positivo nei pazienti che hanno esaurito le altre opzioni disponibili.

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Marco Reda

Giornalista pubblicista dal 2013, esperto e specializzato in calcio e altri sport ma anche spettacoli tv, attualità, cronaca e salute.