Sindrome da deficit di attenzione, di cosa si tratta e quali sono i sintomi

Sindrome da deficit di attenzione: ecco cos'è, i sintomi, le cause e come si cura

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Ecco come si manifesta la sindrome da deficit di attenzione e come si tratta

La sindrome da deficit di attenzione e iperattività, comunemente nota con l'acronimo ADHD, è uno dei disturbi neuropsichici più diffusi in età pediatrica e adolescenziale. Si tratta di un disordine dello sviluppo caratterizzato da iperattività, impulsività e difficoltà persistenti nella concentrazione che compaiono generalmente prima dei sette anni di età. Nonostante sia stata descritta per la prima volta già nel 1845 dal medico Heinrich Hoffman, essa è stata riconosciuta ufficialmente come condizione medica soltanto all'inizio del Novecento: da allora è diventata oggetto di migliaia di studi scientifici a livello internazionale. Non si tratta di semplice vivacità o distrazione momentanea: l'ADHD incide profondamente sulla qualità della vita del bambino, sui suoi apprendimenti e sulle relazioni con chi lo circonda. Per riconoscerla in tempo esistono sintomi specifici che è importante saper leggere, come riportato da Epicentro.iss.it.

I sintomi dell'ADHD

I bambini con ADHD mostrano una serie di comportamenti ricorrenti e persistenti, i quali si manifestano con intensità superiore rispetto a coetanei della stessa età e livello di sviluppo. Tra i segnali più evidenti vi sono la difficoltà a portare a termine qualsiasi attività che richieda concentrazione, la tendenza a sembrare assenti durante le conversazioni e un livello di vivacità motoria eccessivo: corrono, si arrampicano, saltano di continuo senza riuscire a stare fermi. A questi si aggiungono la facilità con cui si distraggono, il parlare incessantemente, il rispondere in modo impulsivo prima ancora di aver ascoltato l'intera domanda e l'incapacità di attendere il proprio turno. Secondo il DSM, la diagnosi può essere formulata in presenza di almeno sei dei nove sintomi di disattenzione oppure di almeno sei dei nove sintomi di iperattività e impulsività, tutti presenti da almeno sei mesi.

Cause e fattori di rischio

Le origini dell'ADHD non sono ancora del tutto chiarite dalla comunità scientifica, tuttavia le ricerche disponibili indicano un insieme di fattori concorrenti. Sul versante genetico, diversi studi hanno evidenziato una certa familiarità nel disturbo, suggerendo che la predisposizione possa trasmettersi tra generazioni. Sul piano neurologico, ricerche condotte con tecniche di risonanza magnetica e tomografia hanno riscontrato che alcune aree cerebrali risultano mediamente più ridotte in volume nei bambini con ADHD rispetto ai coetanei senza diagnosi. È stato inoltre identificato un deficit nella trasmissione della dopamina, il neurotrasmettitore che regola attenzione e controllo degli impulsi. Tra i fattori ambientali, uno studio pubblicato sulla rivista Pediatrics su un campione di 2.500 bambini, ha rilevato che le ore trascorse davanti alla televisione nei primi sei anni di vita influiscono sullo sviluppo di disturbi dell'attenzione: a pesare non sarebbero i contenuti, bensì la velocità e l'irrealtà delle immagini trasmesse. Anche l'esposizione ad alcool e fumo durante la gravidanza è considerata un possibile fattore di rischio.


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Come si tratta l'ADHD

Il trattamento dell'ADHD richiede generalmente un approccio integrato che combina intervento psicologico e, nei casi indicati, supporto farmacologico. Sul fronte terapeutico, la psicoterapia psicodinamica e le tecniche di gestione comportamentale svolgono un ruolo centrale, coinvolgendo sia il bambino che la famiglia in un percorso condiviso e continuativo con lo specialista. Quando necessario, il trattamento farmacologico si avvale principalmente del metilfenidato (noto con il nome commerciale Ritalin) insieme ad alcune tipologie di anfetamine, sempre sotto stretto controllo medico. Secondo dati del National Institutes of Health americani, tra il 70 e l'80% dei bambini trattati risponde positivamente, con miglioramenti nella concentrazione, nell'apprendimento e nelle relazioni sociali.

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Marco Reda

Giornalista pubblicista dal 2013, esperto e specializzato in calcio e altri sport ma anche spettacoli tv, attualità, cronaca e salute.