Cambiamento climatico, ecco perchè sta scatenando la competizione tra pi da miele e insetti selvatici
Il boom dell’apicoltura urbana può generare distorisioni che possono ripercuotersi anche nei rapporti tra api da miele e impollinatori selvatici
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La maggior parte delle interazioni competitive viene innescata dalle api da miele e i cambiamenti climatici possono peggiorare la situazione
Negli ultimi anni, l’apicoltura urbana è esplosa: terrazze, giardini e tetti ospitano sempre più alveari, per dare una mano alla natura e soprattutto frenare la morìa delle api. Ma una nuova ricerca mette in luce un aspetto meno noto: l’aumento delle api da miele può creare una pressione significativa sugli impollinatori selvatici, già minacciati da perdita di habitat, pesticidi e cambiamento climatico. Le api da miele (Apis mellifera) sono insetti altamente sociali, organizzati e numerosi. Basta pensare che un singolo alveare può contenere fino a 50.000 esemplari, davvero una enormità. Questo le rende estremamente efficienti nel raccogliere nettare e polline, ma anche formidabili “concorrenti”. Gli impollinatori selvatici – come bombi, api solitarie e sirfidi – hanno invece popolazioni molto più ridotte e comportamenti meno aggressivi.
Il ruolo dei cambiamenti climatici
Una ricerca effettuata dall’Anglia Ruskin University mostra che, quando le risorse scarseggiano, le api domestiche non esitano a cacciare via fisicamente altri insetti dai fiori, inseguire i rivali e monopolizzare le piante più ricche di nettare. Un vero atteggiamento predatorio che penalizza proprio gli impollinatori selvatici. Perché il caldo peggiora la situazione. Il cambiamento climatico introduce un ulteriore fattore critico: le alte temperature riducono la produzione di nettare. Studi botanici recenti hanno già evidenziato come molte piante, quando superano determinate soglie termiche, producono meno zuccheri e meno liquidi. Questo significa che ci sono meno risorse disponibili, ma non solo. In questo contesto climatico anomalo la competizione tra impollinatori aumenta e le specie più aggressive (le api da miele, ad esempio) prevalgono sulle altre.
Ape dell'Edera, ecco perchè rappresenta un'eccezione
Tra gli insetti osservati, l’ape dell’edera (Colletes hederae) si distingue per la sua capacità di competere con le api da miele. È una specie relativamente recente nel panorama europeo, comparsa solo negli ultimi decenni, e sembra possedere una spiccata attitudine alla difesa del proprio territorio, ma anche una specializzazione alimentare sull’edera e una maggiore resistenza alle interferenze. Questo la rende un esempio interessante di come alcune specie possano adattarsi a un ambiente sempre più competitivo.
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Cosa possiamo fare per proteggere gli impollinatori selvatici
Gli esperti sottolineano che non si tratta di demonizzare l’apicoltura, ma di gestirla con consapevolezza. Alcune strategie utili includono quelle di limitare il numero di alveari nelle aree urbane e creare corridoi ecologici ricchi di piante autoctone. Ovviamente occorre anche evitare l'uso di pesticidi, installando inoltre rifugi per api solitarie e bombi. Le api da miele sono preziose, ma non sono le uniche protagoniste dell’impollinazione. Gli insetti selvatici garantiscono una biodiversità essenziale, spesso più efficace per molte piante autoctone. Senza di loro, interi ecosistemi rischiano di collassare. La vera sfida futura sarà quella di proteggere tutte le api indistintamente, anche per garantire un equilibrio naturale, evitando che alcune specie possano pregiudicare la sopravvivenza di altre.
Coltivo da anni la passione per la scrittura e per i social network. La ricerca della verità, purchè animata da onestà intellettuale, è una delle mie sfide. Scrivo da diversi anni per importanti siti di informazione che mi danno l'opportunità di dare sfogo alla mia passione innata per il giornalismo.