Perchè non ricordiamo i sogni? Il mistero che affascina la scienza da oltre un secolo

Molti sogni sono una sorta di "simulazione mentale" e il cervello non ritiene necessario conservarli come ricordi permanenti

Perchè non riusciamo a ricordare i sogni? Foto Tpi
1 di 2

Guarda la versione integrale sul sito >

Perchè la maggior parte dei sogni finiscono nell'oblio e cosa si cela dietro questo meccanismo? Ecco le possibili spiegazioni

Capita spesso di svegliarci con la sensazione di aver vissuto un'avventura intensa, una conversazione surreale o un'esperienza apparentemente reale. Eppure bastano pochi minuti perchè tutto svanisca. Le immagini diventano sfocate, i dettagli si dissolvono e del sogno rimane soltanto una vaga impressione. Ma perchè il cervello dimentica ciò che accade durante il sonno? Cosa regola questo processo? Si tratta di interrogativi a cui la ricerca scientifica ha provato da decenni a dare una risposta anche se ancora una risposta definitiva non c'è. Il paradosso dei sogni: li facciamo tutti, ma quasi non li ricordiamo. Le ricerche condotte nei laboratori del sonno hanno dimostrato che la maggior parte delle persone sogna più volte ogni notte. I sogni si verificano soprattutto durante la fase REM (Rapid Eye Movement), caratterizzata da un'intensa attività cerebrale, movimenti rapidi degli occhi e una temporanea paralisi dei muscoli volontari. Dal punto di vista neurologico, il cervello in fase REM appare sorprendentemente attivo. Alcune aree coinvolte nelle emozioni, nella creatività e nell'elaborazione dei ricordi lavorano a ritmi elevati. Nonostante ciò, gran parte dei sogni viene dimenticata quasi immediatamente dopo il risveglio.

L'ippocampo “distratto" durante il sonno

Uno dei principali indizi arriva dagli studi sulla memoria. L'ippocampo, una struttura fondamentale per la formazione dei ricordi a lungo termine, durante il sonno REM sembra funzionare in modo diverso rispetto alla veglia. Diversi neuroscienziati hanno ipotizzato che, mentre sogniamo, il cervello privilegi l'elaborazione e la riorganizzazione delle informazioni accumulate durante il giorno piuttosto che la loro memorizzazione. In altre parole, il sogno viene vissuto ma non necessariamente “salvato" negli archivi della memoria permanente. Negli anni Novanta e Duemila numerosi studi hanno evidenziato che durante la fase REM i livelli di alcuni neurotrasmettitori, in particolare noradrenalina e serotonina, risultano notevolmente ridotti rispetto allo stato di veglia. La noradrenalina svolge un ruolo importante nei processi di attenzione e consolidamento della memoria. La sua temporanea diminuzione potrebbe rendere più difficile fissare il contenuto dei sogni, contribuendo alla loro rapida scomparsa una volta aperti gli occhi.

Il cervello elimina ciò che ritiene poco utile

Secondo una teoria sempre più consolidata, il nostro cervello potrebbe considerare molti sogni come materiale temporaneo. Durante il sonno vengono rielaborati ricordi, emozioni, paure, desideri e informazioni apprese nel corso della giornata. I sogni sarebbero quindi una sorta di sottoprodotto di questi processi. Se il cervello giudica tali contenuti poco rilevanti per la sopravvivenza o per le attività quotidiane, non investe energie nel conservarli. Alcuni ricercatori parlano di una vera e propria “selezione naturale della memoria", che permette di evitare un eccessivo accumulo di informazioni inutili. Un filone di ricerca francese, sviluppato presso il Centro di Ricerca sulle Neuroscienze di Lione, ha evidenziato che i cosiddetti “grandi sognatori“, cioè coloro che ricordano frequentemente i propri sogni, tendono a sperimentare più risvegli notturni, anche molto brevi. Questi micro-risvegli consentirebbero al cervello di trasferire più facilmente il contenuto del sogno nella memoria cosciente. Chi dorme in modo molto continuo e profondo, invece, avrebbe meno occasioni per registrare mentalmente ciò che ha appena sognato.


Guarda la versione integrale sul sito >

1 di 2
2 di 2

Guarda la versione integrale sul sito >

L'importanza del momento del risveglio

La probabilità di ricordare un sogno dipende anche da quando ci si sveglia.Chi apre gli occhi durante o subito dopo una fase REM ha maggiori possibilità di conservare il ricordo. Se invece il risveglio avviene dopo altre fasi del sonno, il contenuto onirico tende a dissolversi rapidamente. Questo spiega perchè talvolta ricordiamo sogni ricchissimi di particolari e altre volte non conserviamo alcuna traccia della notte appena trascorsa. I sogni servono davvero a qualcosa? Alcune teorie sostengono che i sogni aiutino il cervello a consolidare i ricordi e a gestire le emozioni. Altre ipotizzano che rappresentino una sorta di “palestra mentale" in cui vengono simulate situazioni e problemi reali. Vi sono poi ricercatori che considerano i sogni il risultato collaterale dell'attività spontanea del cervello durante il sonno. Probabilmente la verità si trova a metà strada: i sogni potrebbero essere uno strumento attraverso cui il cervello organizza l'esperienza umana, mescolando ricordi, emozioni e immaginazione.

Come ricordare i sogni con più frequenza?

Gli esperti del sonno suggeriscono alcuni semplici accorgimenti:

  • tenere un diario sul comodino;
  • annotare immediatamente qualsiasi dettaglio al risveglio;
  • evitare di controllare subito il telefono;
  • rimanere qualche minuto a letto cercando di ricostruire le immagini appena vissute;
  • mantenere orari di sonno regolari.

 

Numerosi studi hanno dimostrato che l'allenamento dell'attenzione nei confronti dell'attività onirica aumenta progressivamente la capacità di ricordare i sogni. Un mistero ancora aperto nonostante gli enormi progressi delle neuroscienze, il sogno continua a essere uno dei fenomeni più enigmatici della mente umana. Sappiamo che sogniamo ogni notte e abbiamo individuato alcuni meccanismi che ne favoriscono l'oblio, ma restano molte domande senza risposta. Forse è proprio questo il fascino dei sogni: rappresentano uno dei pochi luoghi in cui il cervello continua a raccontare storie anche quando siamo profondamente addormentati, lasciandoci al mattino soltanto frammenti di un universo che esiste per poche ore e poi scompare nel nulla.

Guarda la versione integrale sul sito >

2 di 2


Marco Antonio Tringali

Redattore presso Centro Meteo Italiano, dove mi occupo di attualità, economia, salute, scienza e divulgazione. Negli anni ho collaborato con diverse realtà editoriali online approfondendo temi legati alle politiche sociali, alla previdenza, alla medicina e alla ricerca scientifica. Il mio lavoro si concentra sull'analisi e sulla divulgazione di notizie provenienti da fonti istituzionali, enti di ricerca e pubblicazioni scientifiche nazionali e internazionali.