Coronavirus, Draghi avverte: "Ok ai vaccini ma non sappiamo quando finirà la pandemia". Le parole del Premier

Il Premier Mario Draghi ha rilasciato dichiarazioni importanti riguardo il coronavirus e l'evoluzione della pandemia

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Coronavirus, Draghi avverte: “Ok ai vaccini ma non sappiamo quando finirà la pandemia". Le parole del Premier

Il coronavirus non molla la presa sull'Italia, anche se la flessione della curva epidemiologica ha scaturito l'ok da parte del Governo alle riaperture delle attività più penalizzate dalle restrizioni a partire dal 26 aprile: la campagna di vaccinazione procede (più o meno) spedita e sono in tanti a non potersi più permettere di non lavorare, da qui la decisione dell'esecutivo di dare loro respiro e “liberare" parzialmente il Paese dai blocchi. Anche se il Premier Mario Draghi predica come sempre calma perché la guerra con il nemico invisibile non è affatto conclusa. Ecco cosa ha detto il Presidente del Consiglio in un videomessaggio durante il webinar con la presidente della commissione Ue Von der Leyen per lanciare il “Global Health Summit" del prossimo 21 maggio a Roma.

Le parole di Draghi sulla pandemia

L'attuale pandemia – ha dichiarato il Premier – ci impone di essere meglio preparati per il futuro. Dobbiamo sostenere la ricerca, rafforzare le catene di approvvigionamento e ristrutturare i sistemi sanitari nazionali. Dobbiamo rafforzare il coordinamento e le cooperazioni globali. Ok la campagna di vaccinazione ma non sappiamo per quanto tempo ancora durerà questa pandemia o quando ci colpirà la prossima". “La pandemia – ha poi aggiunto Draghi – ha causato più di tre milioni di vitittime nel mondo e imposto un costo elevato alle nostre economie. Lo scorso anno l'output globale ha sofferto la contrazione più profonda dalla seconda guerra mondiale colpendo sia le economie avanzate che i mercati emergenti". GELMINI: “DRAGHI AVEVA UN PIANO PER ALLUNGARE L'ANNO SCOLASTICO MA QUALCUNO SI É OPPOSTO…"

Il bollettino di mercoledì 21 aprile 2021

Sono 13.844 i nuovi contagi di Covid-19 in Italia (ieri 12.074), a fronte di 350.034 tamponi giornalieri effettuati (ieri 294.045). La percentuale di positivi considerando il totale dei tamponi è al 3,9% (ieri 4,1%). Sono 364 le vittime registrate in 24 ore. Le terapie intensive sono 3.076 (-75), con 155 nuovi ingressi nelle ultime 24 ore. È questo il quadro che emerge dal bollettino del Ministero della Salute del 21 aprile. L'ANNUNCIO DEL MINISTRO SPERANZA SUL COPRIFUOCO

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Coronavirus, l'allarme dei virologi sulle riaperture: “É troppo presto, di rischia la catastrofe"

Il 26 aprile si avvicina: in quella data, come annunciato qualche giorno fa dal Premier Mario Draghi, in Italia potranno riaprire alcune delle attività più penalizzate da lockdown e restrizioni anti coronavirus. Ciò significa che nelle regioni inserite in zona gialla, dopo il monitoraggio dati di venerdì 23/4, bar, ristoranti, pizzerie, teatri, cinema, mostre, musei e altro ancora torneranno operativi (ovviamente con precise norme per il contenimento del Covid-19). Se da una parte c'è sollievo per questa decisione del Governo, dall'altra i virologi temono il “bis" di quanto accaduto la scorsa estate. E, date le tempistiche, il rischio è che siano proprio le vacanze estive ad essere messe in discussione dal probabile nuovo aumento dei contagi. Ecco perché.

Il parere dei virologi

Fabrizio Pregliasco, virologo e docente dell'​Università Statale di Milano, ha dichiarato al programma “Un giorno da pecora" in onda su Rai Radio 1 che “la decisione sulle riaperture, anche se ha un rischio ragionato, sicuramente potrà avere un prezzo da pagare. Dipenderà comunque in larga parte da noi, da come gli italiani gestiranno questa situazione e soprattutto dalla velocità della campagna di vaccinazione“. Gli fa eco, ma in maniera più dura, il virologo e Direttore dell'Ospedale “San Raffaele" di Milano Roberto Burioni: “la decisione di riaprire – ha scritto su Twitter – è una politica e non scientifica. Se ci comportiamo da idioti potremmo perdere la libertà molto a breve per riacquistarla chissà quando, con relativi danni sociali, economici e culturali".

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I virologi meno duri

Ci sono anche virologi pessimisti e, dunque, più disposti a concedersi il rischio (anche se con le dovute precauzioni). Ad esempio Matteo Bassetti, Direttore del reparto Malattie Infettive dell'Ospedale “San Martino" di Genova, ha dichiarato alla stampa che “non c’è il rischio 'zero' per questo tipo di decisioni, bisogna fare attenzione e monitorare, nelle aree dove le misure non vengono rispettate si deve tornare alla zona rossa. I furbi che non rispettano i protocolli vanno sanzionati subito". Possibilista anche Gianni Rezza, Direttore della Prevenzione del Ministero della Salute e membro del Comitato Tecnico Scientifico: “riaprire è un rischio ma siamo pronti a intervenire grazie ad un sistema di allerta precoce. Due o tre settimane decisive dopo le riaperture".

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Nunzio Corrasco

Laureato in Scienze Politiche e giornalista pubblicista, fin dai primi anni di liceo ho sempre coltivato la passione per la scrittura. Mi sono sempre occupato di scrivere notizie relative a tutto ciò che riguarda l'attualità. Esperto nel settore relativo alla salute e in quello scientifico-tecnologico, appassionato di cronaca meteo, geofisica e terremoti.