Trombosi venosa: sintomi, cause, diagnosi e cura spiegati dal dottor Corrado Lodigiani

Trombosi venosa: il dottor Corrado Lodigiani indica in cosa consiste, quali sono le cause e i sintomi, come diagnosticarla e curarla

Medico, immagine di repertorio. Fonte foto: pxhere.com
1 di 4

Guarda la versione integrale sul sito >

Trombosi venosa: introduzione

Come riporta humanitas.it., la trombosi venosa rappresenta una condizione patologica del sistema cardiovascolare che coinvolge i vasi venosi. Le conseguenze di questa malattia sono significative e in determinate circostanze possono risultare fatali: la trombosi venosa causa un'ostruzione totale o parziale del vaso che trasporta il sangue da un organo, il quale così subisce uno stato di sofferenza. Se identificata in fase precoce, è possibile attuare misure efficaci per limitare l'insorgenza di complicazioni gravi. In cosa consiste la trombosi venosa, quali sintomi presenta, quali strategie possono essere adottate per la sua cura e quali sono le cause, il sito ne ha parlato con il dottor Corrado Lodigiani, Direttore del Centro Trombosi e Malattie Emorragiche presso l'IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.

In cosa consiste la trombosi venosa

La trombosi venosa è un fenomeno abbastanza frequente, riscontrabile in 1 individuo su 1000 con età inferiore ai 65 anni e in 1 su 100 che hanno superato tale soglia. I vasi venosi non conducono il sangue agli organi come fanno le arterie, invece trasportano il sangue “sporco" dagli organi verso i polmoni, dove avviene il processo di ossigenazione e rinnovamento. Pertanto, se nella trombosi arteriosa si verifica un insufficiente flusso sanguigno verso un organo, portando alla sua morte (infarto), nella trombosi venosa il sangue non riesce a tornare in modo corretto, causando danno agli organi interessati. In caso di trombosi, infatti, nelle vene si forma un coagulo sanguigno (trombo) che blocca il vaso e interrompe la circolazione. Questo coagulo anomalo è composto da globuli rossi, globuli bianchi e piastrine (ovvero le cellule del sangue) unite in un insieme attraverso una rete stabilizzata dalle proteine coinvolte nella coagulazione del sangue. Comunemente, la trombosi venosa si manifesta nelle braccia o nelle gambe, mentre le vene profonde dell'addome o quelle del cervello risultano coinvolte molto più raramente. Quando la trombosi interessa le vene profonde si parla di trombosi venosa profonda; al contrario, se sono interessate le vene superficiali si fa riferimento a trombosi venosa superficiale, o più imprecisamente a tromboflebite. In alcune circostanze, il trombo può rompersi formando emboli, ovvero frammenti che possono spostarsi verso organi distanti dal punto di origine, causando eventi potenzialmente gravi come l'embolia polmonare e, in casi più rari, l'infarto cerebrale (inctus). In ogni caso, se la trombosi venosa viene identificata in tempo, è possibile attuare un intervento efficace.

Trombosi venosa: le cause

La trombosi venosa profonda si verifica più frequentemente in individui affetti da vene varicose, obesità, neoplasie, lesioni fisiche, oppure può presentarsi in seguito a interventi chirurgici, lunghi periodi di inattività come durante le degenze ospedaliere, in gravidanza e particolarmente nel periodo post-partum, i 45 giorni che seguono il parto. L'uso di contraccettivi orali o di terapie ormonali sostitutive dopo la menopausa può aumentare il rischio di trombosi, specialmente in persone già esposte ad altri fattori di rischio. Un'altra possibile origine è di tipo genetico e viene definita trombofilia, che si riferisce a un'alterazione genetica di certe proteine coinvolte nella coagulazione. Chi presenta trombofilia è quindi più suscettibile all'ipercoagulabilità del sangue, aumentando il rischio che si formino coaguli in luoghi non appropriati. La trombosi venosa superficiale, nota anche come tromboflebite, è frequentemente una conseguenza di iniezioni endovenose o di prelievi di sangue.


Guarda la versione integrale sul sito >

1 di 4
2 di 4

Guarda la versione integrale sul sito >

I sintomi con i quali si presenta la trombosi venosa

La trombosi venosa alla gamba, che rappresenta la variabile più diffusa di questa condizione, si manifesta con un incremento delle dimensioni dell'arto interessato, dolore variabile in intensità simile a un crampo, intorpidimento, rossore e difficoltà nei movimenti. Se si presenta una tromboflebite, è possibile notare sulla pelle un cordone indurito e doloroso, colorato di rosso, in corrispondenza di una vena. Tuttavia, non sempre i segnali sono così evidenti: a volte può esserci solo dolore e una leggera discrepanza nella misura tra una gamba e l'altra. La trombosi venosa al braccio risulta, al contrario, meno comune e colpisce in particolare quelle persone che eseguono sforzi intensi con le braccia alzate, come alcuni atleti o per esempio gli specialisti degli impianti di climatizzazione. Può manifestarsi con edema, dolore e rossore del braccio o della mano. Quando a essere coinvolta è una vena di quegli organi definiti “centrali", (come il cervello, l’intestino o il fegato), il dolore sarà molto acuto e potrebbero insorgere alterazioni nel normale funzionamento dell'organo. Ad esempio, la trombosi venosa cerebrale generalmente si presenta con mal di testa e modifiche di tipo neurologico.

Guarda la versione integrale sul sito >

2 di 4
3 di 4

Guarda la versione integrale sul sito >

Come diagnosticare la trombosi venosa

In caso di manifestazione dei sintomi sopra descritti, è opportuno recarsi immediatamente al pronto soccorso. Per quanto riguarda la diagnosi dei disordini agli arti, si utilizza l'ecocolordoppler, che è l'analisi più rapida e semplice per confermare o escludere la presenza di un trombo nella vena. E' fondamentale recarsi senza indugi al pronto soccorso se si verificano sintomi come dolore toracico, difficoltà respiratorie, battito cardiaco accelerato o tosse con presenza di sangue, poiché potrebbe trattarsi di un'embolia polmonare. La trombosi venosa profonda assume un grado di gravità notevole quando porta a un'embolia polmonare, che si verifica nel 90% dei casi di trombosi venosa profonda prossimale se non viene diagnosticata e trattata in modo adeguato durante la fase acuta. Quando un frammento del coagulo formato in una vena si stacca, esso può raggiungere il cuore e, successivamente, il polmone, ostruendo completamente o parzialmente la circolazione, fino a dare origine a un infarto polmonare, che comporta la morte di una parte del polmone e gravi conseguenze per la respirazione, talvolta letali.

Guarda la versione integrale sul sito >

3 di 4
4 di 4

Guarda la versione integrale sul sito >

Come si cura la trombosi venosa

Una diagnosi rapida è essenziale per avviare un trattamento corretto e immediato. Di solito, la terapia è farmacologica e prevede l'uso di anticoagulanti, che sono medicinali in grado di fluidificare il sangue. Il trattamento deve essere avviato il prima possibile e continuato per almeno 3-6 mesi, non solo per evitare l'insorgere di embolia polmonare, ma anche per prevenire la sindrome post trombotica agli arti inferiori, una condizione dolorosa e debilitante caratterizzata da gonfiore, varici, macchie scure sulla pelle, ulcere e a volte difficoltà nel camminare. I farmaci trombolitici devono essere utilizzati solo nel caso di un'embolia polmonare grave con elevato rischio di morte, in quanto agiscono direttamente sui trombi, sciogliendoli in pochi minuti. Questo tipo di trattamento è molto invasivo e può causare emorragie, pertanto deve essere seguito sotto un attento monitoraggio continuo.

Questo articolo non sostituisce il parere di un medico

Guarda la versione integrale sul sito >

4 di 4


Carmine Orlando

Classe 1971, da oltre un decennio svolgo il lavoro di redattore web. Ho collaborato con molti siti ed essendo una persona poliedrica mi sono occupato di svariati argomenti, dall'astrologia alla salute, dalla politica al fisco, dalla tv allo sport. Ma mi diletto anche nella stesura di articoli di terremoti, astronomia, cronaca, tecnologie e lotterie. Adoro scrivere ma anche leggere.