Il buco coronale che è stato osservato dal telescopio spaziale della Nasa si estende per centinaia di migliaia di chilometri
Si presenta come una “slabbratura” nella parte sinistra, l’imponente buco coronale formatosi in queste ore sul Sole le cui conseguenze potrebbero ben presto abbattersi anche sul nostro pianeta. Le immagini eloquenti acquisite dalla Nasa attraverso il telescopio spaziale Solar Dynamic Observatory (SDO) hanno documentato dettagliamente la porzione di sole interessata da questo enorme buco che si estenderebbe per centinaia di migliaia di chilometri.
Cosa accadrà nei prossimi giorni
Nulla a che vedere con la fessurazione che si aprì sul Sole il 20 maggio del 2025 e che fu molto più estesa e preoccupante, ma in ogni caso questo fenomeno sta tenendo in apprensione la comunità scientifica per le eventuali ripercussioni sulla Terra. Come ha spiegato l’astrofisico Tony Phillips sul portale specializzato in meteo spaziale Spaceweather.com, il vento solare che spirerà verso la nostra direzione e che proietterà miliardi di particelle cariche elettricamente verso la nostra magnetosfera, potrebbe innescare una tempesta geomagnetica di classe G1.
Quali sono i rischi
Come ha spiegato la NOAA, anche tempeste di classi minori (classe G1) possono produrre danni significativi alle nostre infrastrutture elettriche e riflettersi negativamente sulle comunicazioni radio e persino interferire sulle migrazione degli animali che si orientano tramite il campo magnetico terrestre. Questi fenomeni si verificano da sempre ma solo grazie alla presenza di satelliti tecnologicamente molto evoluti, è stato possibile osservarli fuori atmosfera. I buchi coronali come quello che è stato appena osservato, interessano in particolar modo la corona solare, che è lo strato più esterno e più “bollente” dell’atmosfera solare.
Quando è attesa la tempesta solare
Secondo i calcoli del NOAA il vento solare colpirà la magnetosfera (il campo magnetico terrestre) tra il 19 e il 20 aprile 2026. Le particelle che si sono sprigionate in seguito all’espulsioni di massa coronale (CME) sono in grado di interagire con il campo magnetico terrestre, scatenando tempeste geomagnetiche, aurore polari intense e criticità alle comunicazioni satellitari e alle reti elettriche.
Questo tipo di eventi viene monitorato dai satelliti (come SOHO o Solar Orbiter) che utilizzano coronografi per poter osservare l’atmosfera esterna.
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