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Venerdì 30 Settembre
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L’orbita di una stella simile al sole ha svelato la presenza del buco nero più vicino mai scoperto

Queste osservazioni saranno un'opportunità per testare le leggi della fisica nelle condizioni più estreme

L’orbita di una stella simile al sole ha svelato la presenza del buco nero più vicino mai scoperto
Archivio - Foto Pixabay

La ricerca sarà pubblicata sulla rivista mensile della Royal Astronomical Society

La scoperta del primo buco nero risale alla metà del secolo scorso, ma a teorizzarne l’esistenza fu nel 1916, Karl Schwarzchild, lo scienziato che per primo ritenne i buchi neri la risoluzione delle equazioni di campo di Einstein per la sua Teoria della Relatività Generale.
Non siamo mai stati in grado di “vedere” i buchi neri materialmente, ma usando metodi indiretti, si è riusciti a svelarne la presenza osservandone i loro effetti sugli oggetti e sullo spazio circostanti. Dagli anni ’80, gli scienziati hanno studiato i buchi neri supermassicci (SMBH), che risiedono al centro delle galassie più massicce dell’Universo. E ad aprile 2019, la collaborazione Event Horizon Telescope (EHT) ha rilasciato la prima immagine mai scattata di un SMBH.

A cosa servono le osservazioni

Queste osservazioni sono un’opportunità per testare le leggi della fisica nelle condizioni più estreme e offrono informazioni sulle forze che hanno plasmato l’Universo. Un recente studio ha evidenziato il grande lavoro di un team di ricerca internazionale imperniato sui dati dell’Osservatorio Gaia dell’ESA per osservare una stella simile al Sole con strane caratteristiche orbitali. A causa della natura della sua orbita, il team ha concluso che doveva far parte di un sistema binario di buchi neri. Se davvero le cose stanno così, potremmo concludere che si tratta del buco nero più vicino al nostro Sistema Solare e che la nostra galassia è popolata da una vasta quantità di buchi neri dormienti.

La missione ha avuto una durata di quasi 10 anni

La ricerca è stata condotta da Kareem El-Badry, un astrofisico della Harvard Society Fellow con l’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics (CfA) e il Max Planck Institute for Astronomy (MPIA). Il documento che prova l’esistenza di questo buco nero sarà pubblicato nella rivista mensile della Royal Astronomical Society. Come ha spiegato El-Badry a Universe Today via e-mail, queste osservazioni facevano parte di una più ampia campagna per identificare i compagni dormienti dei buchi neri nelle stelle normali nella galassia della Via Lattea. La missione si è articolata lungo quasi un decennio, il tempo giusto per misurare le posizioni, le distanze e i movimenti propri di quasi 1 miliardo di oggetti astronomici, come stelle, pianeti, comete, asteroidi e galassie. CONTINUA A LEGGERE…

Il lavoro della missione Gaia

Tracciando il movimento degli oggetti mentre orbitano attorno al centro della Via Lattea, la missione Gaia ha ricostruito con precisione certosina il catalogo spaziale 3D più accurato di sempre, passando al setaccio tutte le 168.065 stelle censite nella Gaia Data Release 3 (GDR3) che sembravano avere orbite a due corpi. Per confermare che la soluzione di Gaia è corretta ed escludere alternative diverse dal buco nero, le stelle sono state analizzate spettroscopicamente con altri telescopi. Questo lavoro meticoloso ha reso molto più probabile l’ipotesi di trovarsi davanti ad un buco nero.

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Valerio Fioretti

Sono un fisico, meteo appassionato e meteorologo, scrivo da anni notizie sul web. Sono esperto di argomenti che riguardano sport, calcio, salute, attualità, alpinismo, montagna e terremoti.

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