Il picco della domanda che si è registrato in questi giorni ha spiazzato molti distributori che sono rimasti a secco
L’incubo del caro-benzina sta turbando il sonno degli italiani da qualche settimana a questa parte, dopo i rincari che hanno fatto balzare il prezzo del carburante sopra i 2 euro per il diesel e sopra l’1.80 per la benzina. Nonostante il governo si sia mosso in anticipo abbassando le accise, il costo del carburante continua a rimanere alto e ad aumentare di giorno in giorno. Il problema che sta impattando sui bilanci delle famiglie italiane, potrebbe aggravarsi se dovesse verificarsi una carenza della materia prima.
La crisi di approvvigionamento
Le segnalazioni di impianti rimasti a secco si fanno sempre più pressanti e stanno coinvolgendo diverse aree della penisola. Le tensioni che stanno coinvolgendo il Medio Oriente, e in particolar modo lo Stretto di Hormuz, stanno generando criticità rilevanti sulle catene di approvvigionamento facendo mancare il carburante nelle pompe. L’abbassamento delle accise, ha generato una ricerca ossessiva da parte degli automobilisti italiani di carburante. Una corsa alla pompa che ha contribuito a ridurre la disponibilità del carburante a causa del picco anomalo della domanda.
La crescita della domanda ha eroso le scorte
Il ritmo di riempimento delle cisterne non sembra essere adeguato all’enorme domanda di benzina di questi giorni e sta spiazzando gli stessi distributori che non sono in grado di rigenerare le scorte. Se oggi Il problema è il caro benzina, tra qualche giorno il problema potrebbe essere quello di non riuscire a trovare un distributore operativo. Tanti distributori, infatti, sono stati costretti a dover sospendere l’erogazione per mancanza di prodotto.
L’inflazione ha ripreso a galoppare
I rischi sono soprattutto per coloro che lavorano nell’ambito dei trasporti e potrebbe riverberarsi anche sui prezzi dei prodotti al consumo e sulla disponibilità negli scaffali dei supermercati. L’ultimo report dell’Istat ha certificato un aumento dei prezzi al consumo per l’intera collettività nel mese di marzo. L’aumento dei prezzi ha riguardato soprattutto il comparto energetico e gli alimentari non lavorati. L’unica consolazione è che i prezzi in Italia stanno correndo meno rispetto al resto del continente.
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