La somma esentasse salirà complessivamente di 450 euro l’anno: ecco il motivo
A partire dal primo gennaio 2026 sono entrate in vigore le nuove regole che disciplinano il cosiddetto “Buono pasto”, vale a dire quel benefit che viene erogato dal datore di lavoro ai dipendenti per acquistare pasti pronti o generi alimentari presso gli esercizi convenzionati. Le nuove regole, infatti, hanno innalzato la soglia esentasse dei buoni pasto portandola da €8 a €10 al giorno. Si tratta della cosiddetta soglia di non imponibilità contributiva e fiscale che essendo stato innalzata porterà dei vantaggi dal punto di vista fiscale a coloro che riscuotono il buono pasto.
Ecco quanto si risparmierà
Già nel 2024 alcune regole che riguardavano il buono pasto erano state modificate sostanzialmente, fissando un tetto alle commissioni. La nuova norma entrata in vigore nel nuovo anno, di fatto porterà dei vantaggi sia per i lavoratori che per le imprese, poiché fino all’importo di 10 euro al giorno non verranno più considerati parte del reddito imponibile dei dipendenti. Considerando che i giorni lavorativi, in un anno, sono circa 230, con l’innalzamento di €2 della soglia imponibile, la somma esentasse salirà di 450 euro in un anno.
A quali buoni pasto si applicheranno le nuove regole
Va ricordato però, a onor del vero, che questa soglia varrà solo ed esclusivamente per i buoni pasto elettronici e non si applicherà ai buoni pasto cartacei la cui soglia esentasse rimarrà ferma a 4 euro al giorno. Questa discriminazione nasce dal fatto che i buoni pasto elettronici sono tracciabili, mentre quelli cartacei (a livello fiscale) sono meno rilevabili. L’innalzamento della soglia però non comporterà alcun obbligo nei confronti delle aziende che potranno decidere discrezionalmente di continuare ad erogare buoni pasto da €8 al giorno e non da 10 euro.
Oltre 3,5 milioni i lavoratori interessati dalle nuove regole
Secondo la stima effettuata dalle società che emettono i ticket, i lavoratori che saranno interessati da questa nuova regola saranno circa 3,5 milioni. La condizione affinché questo beneficio possa essere applicato concretamente è la collaborazione da parte delle aziende, che a propria discrezione potranno decidere se aderire o meno, elevando, o mantenendo inalterato, il valore del buono pasto.
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