Il ricalcolo delle imposte che viene effettuato a fine anno potrebbe comportare delle decurtazioni sulla busta paga: ecco chi rischia
Per molti lavoratori italiani che si accingono a percepire lo stipendio di gennaio, le brutte sorprese potrebbero essere dietro l’angolo. Lo stipendio percepito, infatti, potrebbe essere di gran lunga inferiore all’importo atteso, non solo per l’assenza di bonus, ma soprattutto a causa del conguaglio fiscale di fine anno che comporterà inevitabilmente il ricalcolo delle imposte.
Cosa potrebbe accadere
Dal ricalcolo delle imposte dovute, potenzialmente, i lavoratori potrebbero essere costretti a dover restituire addirittura oltre mille euro soprattutto se nel 2025 gli stipendi percepiti sono stati superiori al previsto. Nella busta paga questo importo che viene defalcato viene indicato alla voce “Ulteriore Detrazione“. Si tratta di quegli importi che vengono percepiti nel corso dell’anno per via del taglio del cuneo fiscale, che per semplicità viene denominato bonus Meloni.
Cosa si rischia
Se l’importo che si è percepito è stato superiore a quello al quale si aveva diritto, ecco che il conguaglio di fine anno può diventare una vera e propria tagliola con conseguente riduzione dello stipendio. Il conguaglio deriva dal fatto che l’Irpef viene trattenuta nel corso dell’anno sulla scorta di uno stipendio stimato e non sulla base di quello reale. La differenza fra la stima e lo stipendio percepito, può anche essere negativa per il lavoratore che sarà costretto a dover restituire quanto percepito indebitamente. Per questa ragione a fine anno viene fatto un ricalcolo fiscale, che potenzialmente può comportare anche un accredito se l’importo percepito è inferiore a quello spettante sulla base del ricalcolo IRPEF.
Chi rischia di più
Questo rischio grava su coloro che hanno beneficiato di aumenti salariali che non erano stati previsti a inizio anno e che erano stati calcolati in base a redditi presunti. È un rischio che invece non grava su coloro che hanno percepito uno stipendio costante nell’arco dei 12 mesi. Coloro che hanno superato nel corso dell’anno il reddito di €15.000 si troveranno a dover restituire il trattamento integrativo. Nell’ipotesi peggiore si troveranno dove restituire addirittura fino a 1200 euro che vengono poi defalcati dalla busta paga.
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