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Buste paga più pesanti a maggio grazie a due bonus introdotti col decreto 1 maggio: ecco di cosa si tratta

Col decreto primo maggio verranno introdotte altre due forme di integrazione che aumenteranno il potere d'acquisto dei salari

Buste paga più pesanti a maggio grazie a due bonus introdotti col decreto 1 maggio: ecco di cosa si tratta
Foto Wikimedia Commons

Le buste paga di maggio saranno ben più ricche per diverse categorie di lavoratori: ecco i benefici previsti

Il mese di maggio sarà più ricco per i lavoratori perchè porterà in busta paga due nuovi bonus che supporteranno il potere d’acquisto dei salari in una fase storica contrassegnata dall’elevata inflazione. Nel cosiddetto decreto 1 maggio, infatti, sono previste diverse misure a sostegno dei lavoratori e del potere d’acquisto dei salari. Lo stipendio di maggio prevederà un potenziamento dei fringe benefit con l’incremento della soglia di esenzione e l’accreditamento di un anticipo automatico del rinnovo di contratto ma solo nel caso in cui il CCNL dovesse risultare scaduto da mesi.

L’aumento della soglia esentasse dei fringe benefit

Grazie a queste due nuove misure la busta paga di maggio, per molto lavoratori, sarà molto più cospicua. Lo stipendio conterrà un aumento dei fringe benefit e pertanto maggiori rimborsi spese e detassazioni. Se il normale regime prevede una detassazione entro i mille euro per i lavoratori senza figli a carico e 2.000 euro l’anno per chi ha almeno due figli a carico, a maggio questo limite verrà elevato a 3.000 euro anche se andrà chiarito se questa soglia più alta varrà indiscriminatamente per tutti i lavoratori o verrà fatta una distinzione in base al numero dei figli a carico.

Cosa sono i benefit aziendali

I benefit aziendali rappresentano un ulteriore incentivo per supportare il potere d’acquisto degli stipendi. Possono anche consistere in una detassazione di beni e servizi che rientrano nel cosiddetto welfare aziendale e che non concorrono alla formazione del reddito. I benefit che oggi vengono concessi sono di vario tipo, dai buoni pasto all’utilizzo promiscuo dell’auto aziendale, dal telefono al pc aziendale fino ad arrivare anche al pagamento della pigione dell’affitto di casa. Non meno rari sono le agevolazioni per l’acquisto di azioni societarie, le polizze di assicurazione sanitaria e il rimborso per le spese mirata all’acquisto di materiale scolastico.

L’altra integrazione prevista

In molti settori professionali continua a verificarsi la piaga del ritardo del rinnovo della contrattazione collettiva che comporta una rilevante perdita di potere d’acquisto dei salari. La nuova indennità introdotta con il decreto 1 maggio è la cosiddetta “indennità provvisoria della retribuzione”, destinata ai lavoratori dipendenti del settore privato il cui contratto collettivo è scaduto da diversi anni. Il decreto prevede che, trascorsi almeno 6 mesi dalla scadenza del Ccnl, venga applicata un’integrazione pari al 30% del tasso di inflazione programmato. Una integrazione che sale al 60% quando il ritardo si prolunga ulteriormente, dopo 12 mesi dalla scadenza del contratto collettivo.

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Marco Antonio Tringali

Coltivo da anni la passione per la scrittura e per i social network. La ricerca della verità, purchè animata da onestà intellettuale, è una delle mie sfide. Scrivo da diversi anni per importanti siti di informazione che mi danno l'opportunità di dare sfogo alla mia passione innata per il giornalismo.

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