La Cassazione ha fatto chiarezza sulla Legge 104: ecco chi ha diritto ai permessi secondo le regole
La Legge 104 è uno dei principali strumenti di tutela per chi assiste familiari con disabilità grave, garantendo anche permessi retribuiti dal lavoro. Tuttavia negli anni si sono diffusi dubbi e interpretazioni non sempre corrette, soprattutto nei casi in cui non esista un legame familiare diretto. Molti, ad esempio, ritengono che vivere sotto lo stesso tetto sia sufficiente per ottenere i benefici, in realtà la normativa è più rigorosa. La Cassazione è intervenuta per fare chiarezza sui requisiti per ottenere sulla Legge 104: ecco tutto ciò che c’è da sapere, come riportato da Pazienti.it
Chi ha diritto ai permessi
Con l’ordinanza n. 10976 del 24 aprile 2026, la Cassazione ha confermato che i tre giorni di permesso mensile previsti dalla Legge 104 spettano esclusivamente a chi ha un rapporto giuridicamente riconosciuto con la persona disabile grave. Non è quindi sufficiente la semplice convivenza. I benefici sono riservati a categorie precise: coniuge, partner di unione civile, convivente di fatto riconosciuto, genitori, figli, fratelli e sorelle. Possono accedervi anche parenti o affini entro il terzo grado ma solo in condizioni particolari, ad esempio quando i familiari più prossimi sono over 65, deceduti o affetti da patologie invalidanti.
Il “caso convivenza”
Uno degli aspetti più importanti chiariti dalla sentenza riguarda la distinzione tra semplice coabitazione e convivenza di fatto. Vivere nella stessa casa non attribuisce automaticamente alcun diritto ai permessi. La convivenza rilevante ai fini della legge, infatti, è quella definita dalla normativa come rapporto stabile tra due persone unite da legami affettivi di coppia e reciproca assistenza, con caratteristiche simili al matrimonio. Questo status deve essere formalizzato attraverso una dichiarazione anagrafica presso il Comune di residenza. Solo in presenza di tale riconoscimento il convivente può essere equiparato al coniuge. La Corte, inoltre, ha ribadito che l’estensione dei diritti, introdotta in passato dalla Corte Costituzionale, riguarda esclusivamente le coppie stabili e non qualsiasi forma di coabitazione.
Conseguenze e novità
Le implicazioni per chi usufruisce dei permessi senza averne diritto sono rilevanti. Le somme percepite devono essere restituite integralmente, secondo le regole dell’indebito oggettivo, visto che si tratta di retribuzioni non dovute (anche se si tratta di errore in buona fede). Accanto a questi chiarimenti, il quadro normativo si aggiorna anche con alcune novità: dal 2026 sono state introdotte 10 ore annuali aggiuntive retribuite, destinate a chi affronta patologie gravi o assiste familiari in condizioni analoghe. Queste ore si aggiungono ai permessi tradizionali ma possono essere utilizzate solo per specifiche esigenze sanitarie documentate. É stata poi semplificata la procedura di accertamento della disabilità con un nuovo certificato medico più completo e uniforme a livello nazionale. Rimane comunque fondamentale verificare con attenzione i requisiti prima di presentare domanda, in modo da evitare errori che potrebbero avere gravi conseguenze.
Giornalista pubblicista dal 2013, esperto e specializzato in calcio e altri sport ma anche spettacoli tv, attualità, cronaca e salute.