Il nuovo sistema potrebbe aiutare i cittadini a farsi ragione quando ricevono multe ingiuste con qualche interrogativo ancora irrisolto
Ricevere una multa è sempre una seccatura. Riceverla per un’infrazione mai commessa, magari dopo aver venduto l’auto o per un errore dell’amministrazione, è qualcosa di più. Può diventare motivo di frustrazione che spesso costringe il cittadino a intraprendere un percorso burocratico lungo, costoso e incerto. E’ proprio su questo terreno che interviene il nuovo schema del Codice della Strada, che introduce una procedura specifica per chiedere l’archiviazione dei verbali palesemente errati. Le disposizioni, tuttavia, non sono ancora operative perchè il testo è ancora all’esame del Parlamento.
La novità introdotta con il nuovo Codice della Strada
La novità rappresenta un tentativo di mettere ordine in una materia che finora si è mossa soprattutto attraverso il principio dell’autotutela amministrativa, spesso percepita dai cittadini come uno strumento poco chiaro e dai risultati imprevedibili. Lo schema normativo individua una serie di casi ben precisi nei quali la pubblica amministrazione potrebbe annullare il verbale: dalla multa notificata alla persona sbagliata a quella inviata a chi non era più proprietario del veicolo, passando per notifiche tardive o affette da vizi formali evidenti. Sul piano dei principi si tratta di una scelta condivisibile. Uno Stato moderno non dovrebbe limitarsi a sanzionare chi viola le regole, ma dovrebbe essere altrettanto rapido e trasparente nel riconoscere i propri errori. In un’epoca in cui la digitalizzazione promette efficienza e precisione, continuano invece a verificarsi casi di verbali inviati ai destinatari sbagliati o basati su informazioni non aggiornate. La previsione di una procedura codificata va dunque nella direzione di rafforzare il rapporto di fiducia tra cittadino e istituzioni.
Cosa prevede la procedura
La riforma prevede che l’ufficio competente abbia trenta giorni di tempo per decidere sull’istanza di annullamento e stabilisce che, in assenza di risposta, la richiesta si consideri respinta. In altre parole, il silenzio dell’amministrazione non equivale a un’accettazione dell’istanza ma a un rigetto. E’ una scelta comprensibile dal punto di vista organizzativo, ma che rischia di lasciare il cittadino nella posizione più debole del rapporto. Se l’obiettivo dichiarato è quello di correggere gli errori evidenti, sarebbe stato forse più coraggioso immaginare meccanismi capaci di responsabilizzare maggiormente gli uffici pubblici, evitando che la mancata risposta si trasformi automaticamente in un ostacolo per chi ha già dimostrato di avere ragione.
Il nuovo impianto normativo chiarisce inoltre un punto fondamentale: non tutte le multe contestate potranno essere cancellate. La procedura riguarda esclusivamente errori oggettivi e documentabili. Non basterà, pertanto, ritenere una sanzione ingiusta o discutibile. La persona multata dovrà dimostrare che ricorre una delle condizioni espressamente previste dalla legge.
Conclusione
La nuova riforma contiene luci e ombre. Ha sicuramente il pregio di evitare equivoci. Non si tratta di una scorciatoia per sfuggire alle sanzioni, né si tratta di una sanatoria mascherata. E’ piuttosto uno strumento destinato a correggere errori amministrativi che oggi spesso obbligano i cittadini a ricorrere al prefetto o al giudice di pace, con conseguente perdita di tempo e aggravio di costi. Resta da vedere come queste disposizioni verranno applicate concretamente. Le migliori riforme, infatti, non sono quelle che promettono nuovi diritti sulla carta ma quelle che riescono a trasformarli in procedure semplici, rapide e accessibili. Se il nuovo Codice della Strada riuscirà davvero a garantire una soluzione veloce ai casi più evidenti di multe errate, potrà rappresentare un piccolo ma significativo passo avanti verso una pubblica amministrazione più efficiente.
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