Il pignoramento pensione torna al centro del dibattito dopo al decisione della Consulta di tutelare il diritto dell’INPS di recuperare i crediti
Una recente sentenza della Corte Costituzionale ha chiarito i limiti entro i quali le pensioni possono essere pignorate in caso di esposizione debitoria con l’Inps del pensionato. Un intervento, quello della Consulta, che di fatto ha bilanciato la necessità di tutelare il reddito da pensione con quella di salvaguardare anche l’equilibrio del sistema pensionistico italiano soprattutto in una fase in cui la spesa previdenziale è cresciuta in modo esponenziale.
Cosa ha stabilito la sentenza
La sentenza numero 216 del 2025 ha dichiarato la legittimità costituzionale di quella norma che consente all’INPS di pignorare la pensione per recuperare i propri crediti quando questi derivano da prestazioni previdenziali indebite o da contributi che il pensionato non ha versato in maniera completa o adeguata. La sentenza ha anche circoscritto i limiti entro i quali il pignoramento può avvenire. La quota massima prelevabile è pari ad un quinto dell’importo della pensione, salvaguardando In ogni caso il trattamento minimo.
La Consulta ha tutelato la natura dei crediti previdenziali
La questione di legittimità Costituzionale venne sollevata dal Tribunale di Ravenna che aveva avvisato il rischio di una incongruenza tra la disciplina speciale prevista dall’INPS e le regole generali contenute nel codice di procedura civile che stabiliscono l’impignorabilità delle prestazioni previdenziali per un importo pari al doppio dell’assegno sociale. La Consulta nella sua sentenza emessa a dicembre ha stabilito che non vi è alcuna violazione costituzionale ritenendo la legge del 1969 legittimata dalla natura dei crediti previdenziali, permanendo però l’interesse a salvaguardare il trattamento minimo pensionistico che in ogni caso deve rimanere impignorabile.
La motiviazione della sentenza
La regola, secondo la Corte costituzionale, non sarebbe finalizzata a garantire il minimo vitale in senso assoluto. La pignorabilità della pensione si basa sulla necessità di reintegrare nelle casse dell’ente previdenziale delle risorse che sono state sottratte al sistema pensionistico complessivo. Ecco perché la pignorabilità non deve essere considerata, secondo la Corte Costituzionale, irragionevole tout court. Tra l’altro, secondo i giudici, il pensionato rimane comunque tutelato dal fatto che la restituzione deve essere garantita solo in presenza di dolo. Solo in tal caso l’ente previdenziale può provvedere al pignoramento. Con il pignoramento, tra l’altro, la legge intende anche mettere in campo un deterrente per prevenire comportamenti fraudolenti che possono mettere a rischio l’equilibrio del sistema previdenziale, al fine di garantirne la sostenibilità della spesa anche per le generazioni future.
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