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Sovraccarico al ginocchio per Jannik Sinner, l’esperto Di Giacomo prova a spiegare cosa sta succedendo al numero uno del tennis mondiale

Ecco uno stralcio dell'intervista rilasciata dal medico sportivo Di Giacomo, storico punto di riferimento per i tennisti agli Internazionali d'italia

Sovraccarico al ginocchio per Jannik Sinner, l’esperto Di Giacomo prova a spiegare cosa sta succedendo al numero uno del tennis mondiale
Jannik Sinner of Italy in action during the semi-final match against Terence Atmane of France at the Cincinnati Open tennis tournament in Mason, Ohio, USA, 16 August 2025. EPA/MARK LYONS

Sinner costretto a rinunciare al torneo di Cincinnati: problema fisiologico o male oscuro? La risposta di un esperto

Il sovraccarico al ginocchio che costringerà Jannik Sinner a dover saltare anche il master 1000 di Cincinnati, ha riportato in auge la questione del ritmo incalzante del tennis moderno inflazionato da tantissimi tornei e da un dispendio di energie eccessivo e comunque tale da mettere a rischio la tenuta fisica dei tennisti. Intervistato sul problema fisico che attanaglia il tennista altoatesino, lo specialista di fama mondiale, il dottor Giovanni Di Giacomo ha provato a spiegare, in una intervista pubblicata su Fanpage, la natura del problema di sovraccarico al ginocchio che sta patendo il numero uno del ranking mondiale.

Il parere di Di Giacomo

Di Giacomo (storico medico degli Internazionali d’Italia) nell’intervista ha condiviso la scelta dei preparatori di Sinner di rallentare i ritmi dopo i problemi accusati alle articolazioni del ginocchio. “Nonostante siano dei campioni – ha spiegato lo specialista – ognuno può essere penalizzato per una serie di motivazioni. Quindi, se i colleghi hanno ritenuto opportuno rallentare il sovraccarico al ginocchio, vuol dire che ha una sindrome da sovraccarico”. Una scelta plausibile perchè rappresenta la migliore cura insieme alle onde d’urto, alla fisioterapia e ai medicinali.

Le differenze rispetto a 30 anni fa

E’ probabile, ha spiegato Di Giacomo, che siano stati fatti dei calcoli anche legati alla classifica per consentire a Sinner di arrivare al top della condizione ai prossimi Us Open. “Presumo che loro abbiano preferito non rischiare Cincinnati, per presentarsi poi nelle migliori condizioni in America, dove sono abbastanza sicuro che andrà”. L’esperto non ha invece condiviso la tesi secondo la quale il sovraccarico fisico sia determinato dai ritmi forsennati del tennis moderno. Anche 30 anni fa, secondo Di Giacomo “c’erano queste problematiche di sovraccarico, perché giocavano tutte le settimane, perché c’erano tanti tornei. Quindi è sempre la solita storia che si ripete. Io l’ho vissuta in prima persona. Poi le generazioni a volte scordano”.

Il sovraccarico fisiologico

A differenza degli anni ’80 e ’90, i tennisti di oggi sono seguiti in maniera scrupolosa dal punto di vista fisico e medico, mentre “l’intensità del gioco – ha spiegato Di Giacomo – è sempre la stessa, le frequenze con cui giocano e si allenano sono le stesse. Sono migliorati i metodi di allenamento, è migliorato il monitoraggio, è migliorata la prevenzione”. Anche oggi come in passato se un tennista gioca quattro ore al giorno tra allenamento e partita per sei settimane di seguito, qualunque organismo, può andare incontro ad un fisiologico sovraccarico. “Ognuno di noi – ha spiegato l’esperto – ha una resistenza al sovraccarico cartilagineo diversa” così come “la cartilagine non è uguale tra tutti i giocatori, è diversa come la carnagione”. La quantità di elastina è fondamentale per ridurre il consumo di cartilagine nel tempo. Un giocatore fortunato, secondo Di Giacomo, deve avere una buona elastina, che gli permetta “di avere una cartilagine che si consuma lentamente ed è pronta ai carichi eccessivi”.

Marco Antonio Tringali

Marco Antonio Tringali

Coltivo da anni la passione per la scrittura e per i social network. La ricerca della verità, purchè animata da onestà intellettuale, è una delle mie sfide. Scrivo da diversi anni per importanti siti di informazione che mi danno l'opportunità di dare sfogo alla mia passione innata per il giornalismo.

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