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Alzheimer, quali sono i segnali che manda il corpo anni prima di perdere la memoria

Alzheimer, i segnali che il corpo invia anni prima della perdita di memoria: ecco quali sono e come "tutelarsi"

Alzheimer, quali sono i segnali che manda il corpo anni prima di perdere la memoria
Foto Pixabay.com

Alzheimer, il corpo può inviare segnali molto prima della perdita di memoria: ecco quali sono

Il morbo di Alzheimer è la forma più comune di demenza: in Italia, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, i malati di demenza sono circa un milione e di questi circa 600mila hanno l’Alzheimer. Viene associato soprattutto alla perdita di memoria e alla difficoltà di svolgere le attività quotidiane, tuttavia le alterazioni biologiche che lo caratterizzano possono iniziare molti anni prima dei sintomi cognitivi. Ecco quali segnali non devono essere ignorati, come riportato da My-Personaltrainer.it.

Il sintomo precoce

Tra gli aspetti studiati negli ultimi anni ci sono alcune modificazioni delle capacità motorie, come camminare più lentamente o avere una minor forza di presa delle mani. Sono caratteristiche osservate in persone che in seguito hanno sviluppato una forma di demenza. Una ricerca condotta dalla UK Biobank su circa 495.700 partecipanti, seguiti per una media di dodici anni, ha trovato un legame tra velocità del cammino, forza delle mani e rischio di demenza: 3.986 persone si sono ammalate e chi aveva un passo medio o sostenuto presentava un rischio inferiore rispetto a chi camminava lentamente. La forza di presa si misura con il dinamometro, ma dipende anche da età, massa muscolare e altre malattie.

Nervi e muscoli

Un altro studio dell’Università della Florida Centrale, pubblicato invece ad aprile 2026 sulla rivista Alzheimer’s & Dementia, ha riprodotto in laboratorio una giunzione neuromuscolare umana con motoneuroni derivati da cellule staminali e cellule muscolari sane. I motoneuroni portavano mutazioni dei geni PSEN1 e APP, tipiche di rare forme familiari di Alzheimer, e le giunzioni hanno mostrato alterazioni, più marcate con PSEN1 e moderate con APP, anche senza coinvolgere il cervello. I farmaci memantina e galantamina non hanno prodotto miglioramenti significativi. Il risultato non dice però che la malattia nasca dai muscoli né offre un nuovo test diagnostico: il modello è semplificato e riguarda forme rare.

Le possibili cause

Nell’Alzheimer si accumulano nel cervello le proteine beta-amiloide e tau, le quali danneggiano progressivamente le connessioni tra i neuroni. Le forme ereditarie, legate a mutazioni come quelle dei geni PSEN1 e APP, sono rare e rappresentano una piccola parte dei casi. Per la maggioranza dei pazienti la malattia non è ereditaria: gli esperti ritengono che all’origine ci sia una combinazione di genetica, ambiente, familiarità e stile di vita. Il principale fattore di rischio è l’età e pesano anche la variante APOE ε4, il fumo, l’obesità, la sedentarietà, il diabete e la pressione alta.

Marco Reda

Marco Reda

Giornalista pubblicista dal 2013, esperto e specializzato in calcio e altri sport ma anche spettacoli tv, attualità, cronaca e salute.

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