Che cosa s’intende per artrosi del ginocchio
Come riportato da humanitas.it, l’artrosi del ginocchio è una malattia molto diffusa nei paesi occidentali, rappresentando il secondo disturbo più comune dopo quello che interessa le vertebre. Essa consiste nella lenta degradazione della cartilagine che riveste l’articolazione ed è più comune nelle donne e tra le persone oltre i 50 anni. L’artrosi del ginocchio può essere, in generale, suddivisa in:
– Primitiva, cioè non associata a cause specifiche.
– Secondaria, che deriva da un’altra patologia come anomalie ossee, fratture, infezioni o malattie reumatiche.
L’artrosi primitiva interessa tutte le aree del ginocchio (pan-artrosi) ed è frequentemente collegata ad altre forme della malattia in altre parti del corpo, come le mani, le anche o la schiena. Al contrario, l’artrosi secondaria colpisce una zona particolare dell’articolazione. Sia l’artrosi primitiva che quella secondaria possono essere aggravate da due condizioni parafisiologiche: il ginocchio varo e il ginocchio valgo. Queste due particolari configurazioni dell’articolazione, caratterizzate dalla differente inclinazione tra femore e tibia, possono quindi rappresentare dei fattori di rischio reali. L’artrosi viene influenzata da vari elementi, come il grado di varismo o valgismo (misurabile in gradi), il peso, il tipo di lavoro svolto, l’età e alcune alterazioni endocrine.
Un’altra modalità di classificazione dell’artrosi del ginocchio si basa sull’area di usura della cartilagine (interno, esterno, femoro-rotuleo). Se l’usura è limitata a un solo compartimento, si parla di artrosi “monocompartimentale”. Molte volte è questo il modo in cui la malattia inizia, prima di estendersi ad altre aree del ginocchio in un secondo momento. Il punto su questa condizione lo fa il dott. Roberto D’Anchise, responsabile dell’Unità operativa di Chirurgia e Traumatologia del Ginocchio all’IRCCS Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio.
I sintomi dell’artrosi o dell’osteoartrite del ginocchio
Come riporta grupposandonato.it, l’articolazione del ginocchio è una delle più coinvolte dall’artrosi. Questa patologia si presenta con sintomi specifici che coinvolgono il ginocchio, tra cui:
– dolore nell’articolazione;
– rigidità e difficoltà nei movimenti;
– gonfiore.
Il dottor D’Anchise afferma che il dolore rappresenta il primo segnale di artrosi al ginocchio e si sviluppa lentamente, intensificandosi durante l’attività o lo sforzo, mentre tende a ridursi durante il riposo. Un altro segno comune è la rigidità che si avverte al mattino, la quale solitamente si risolve dopo pochi minuti. Nelle fasi più avanzate, può risultare complicato svolgere azioni come piegare il ginocchio o scendere le scale. Inoltre, il paziente può adottare una zoppia a causa dell’incapacità di sostenere il peso sull’arto colpito per il dolore, con il rischio di sviluppare tensioni muscolari anche a livello della schiena.
Cause e i fattori di rischio dell’artrosi del ginocchio
La degradazione della cartilagine nel ginocchio può derivare da una serie di fattori combinati. I principali fattori che contribuiscono all’osteoartrite del ginocchio sono:
– l’avanzare dell’età;
– il sovrappeso o l’obesità, che creano ulteriore pressione sulle articolazioni;
– eventuali predisposizioni genetiche;
– attività fisiche molto intense o ripetitive, come il calcio o la corsa.
Le cause dirette, invece, includono:
– deformazioni nell’allineamento della gamba (ginocchio varo o valgo);
– incidenti, operazioni chirurgiche o traumi pregressi all’articolazione, in particolari riguardanti i menischi e i legamenti crociati.
Lo specialista spiega che oggigiorno, per prevenire l’insorgenza dell’artrosi, si tende a evitare la rimozione del menisco, privilegiando invece approcci più conservativi. In aggiunta, afferma che l’obesità ha un impatto significativo: ogni chilogrammo di peso in eccesso comporta un ulteriore stress sulle articolazioni del ginocchio, accelerando il processo di deterioramento della cartilagine.
Trattamento dell’osteoartrite (artrosi) del ginocchio
Le modalità di trattamento per l’artrosi del ginocchio, afferma il dottor D’Anchise, cambiano in base alla gravità della condizione e, in particolare, ai sintomi riportati dal paziente. Quando i sintomi sono di entità lieve, si raccomandano interventi conservativi, come esercizi per il rinforzo muscolare, farmaci antinfiammatori e, se necessario, terapie fisiche (come tecarterapia o laser). Se queste soluzioni sono insufficienti, si può considerare l’opzione delle infiltrazioni.
I metodi di trattamento conservativi comprendono:
– interventi non farmacologici: includono la fisioterapia, la riduzione del peso in situazioni di sovrappeso od obesità, e attività fisica a basso impatto, come camminare e nuotare, per preservare la mobilità e rinforzare i muscoli circostanti l’articolazione. Queste strategie aiutano ad abbassare il carico sull’articolazione e a migliorare sia la stabilità che la funzionalità articolare.
– interventi farmacologici: nel caso di dolore persistente, il medico potrebbe proporre l’uso di analgesici o antinfiammatori per alleviare i sintomi. Le iniezioni di acido ialuronico o corticosteroidi direttamente nell’articolazione possono fornire un sollievo temporaneo in alcuni pazienti, riducendo dolore e infiammazione. E’ stata anche valutata l’efficacia di nuove possibilità come le iniezioni di PRP (plasma ricco di piastrine) e cellule staminali per migliorare la funzionalità articolare. Questi trattamenti non riparano la cartilagine, ma alleviano i sintomi.
Lo specialista conclude affermando che l’unica soluzione definitiva in caso di artrosi severa è l’impianto parziale o totale della protesi, a seconda di dove si trova il danno articolare. L’intervento chirurgico è consigliato quando la qualità della vita del paziente è compromessa e, negli ultimi tempi, si è osservato un orientamento verso il rispetto di una possibile deformazione dell’asse per facilitare un recupero post-operatorio più rapido.
Nonostante le restrizioni che l’osteoartrite del ginocchio possa comportare, con le giuste strategie è fattibile mantenere un buon grado di mobilità e indipendenza. Adottare uno stile di vita sano, mantenere un peso adeguato e seguire i trattamenti suggeriti dal proprio medico sono tutte azioni cruciali per rallentare l’avanzamento della malattia e migliorare la qualità della vita.
Questo articolo non sostituisce il parere di un medico.
Classe 1971, da oltre un decennio svolgo il lavoro di redattore web. Ho collaborato con molti siti ed essendo una persona poliedrica mi sono occupato di svariati argomenti, dall'astrologia alla salute, dalla politica al fisco, dalla tv allo sport. Ma mi diletto anche nella stesura di articoli di terremoti, astronomia, cronaca, tecnologie e lotterie. Adoro scrivere ma anche leggere.