Uno studio americano basato su scansioni cerebrali effettuato su un campione di 9.300 adulti di età pari o superiore ai 50 anni ha evidenziato la correlazione tra pressione sanguigna e declino cognitivo
Ridurre la pressione sanguigna comporta anche una riduzione del rischio di ictus, di declino cognitivo e di demenza. E’ questo l’esito a cui è giunta una equipe di esperti coordinata dal neurologo Sokratis Charisis del Massachusetts General Hospital e dal ricercatore di neuroimaging Mohamad Habes della UT Health San Antonio. Basterebbe anche una lieve riduzione dei valori della pressione per proteggere il cervello.
Come è stato condotto lo studio
L’esito di questo studio si basa su una serie di scansioni cerebrali che gli esperti hanno effettuate a distanza di 4 anni l’una dall’altra su un campione di 9.300 adulti di età pari o superiore ai 50 anni affetti da ipertensione o da rischio elevato dal punto di vista cardiovascolare. Questi soggetti hanno preso parte allo studio SPRINT. A questi soggetti è stato assegnato un obiettivo di portare portare i livello di pressione su livelli inferiori a 120 mmHg o inferiori a 140 mmHg. Dall’attività di screening è emerso che i segni di malattia dei piccoli vasi sanguigni visibili alla risonanza magnetica (MRI) progrediscono più lentamente nelle persone a cui era stato assegnato un obiettivo di pressione sanguigna più basso.
I risultati
Dallo studio SPRINT è emerso già che la mortalità nei soggetti che hanno abbassato i valori della pressione sotto i 120 mmHg, il tasso di mortalità si è ridotto. Anche le lesioni della sostanza bianca sono progredite in misura minore nel gruppo con l’obiettivo di pressione più basso. Si tratta di lesioni che si presentano con aree luminose alla risonanza magnetica, localizzate nel tessuto che connette le diverse regioni cerebrali.
Conclusione
Nei loro test gli esperti hanno tenuto in considerazione tre parametri fondamentali: le lesioni della sostanza bianca vicino alle cavità cerebrali contenenti liquido, la presenza di acqua a libera diffusione nella sostanza bianca e spazi visibili attorno ai piccoli vasi sanguigni nelle aree profonde del cervello. L’evoluzione congiunta di questi segnali è stata passata al setaccio ed è risultata molto meno evidente nei soggetti con pressione più bassa. Si è scoperto che i partecipanti la cui pressione sistolica è scesa di almeno 20 mmHg hanno accumulato, nel corso del tempo, il 39,4% in meno di carico della malattia dei piccoli vasi rispetto ai partecipanti la cui pressione è aumentata. Seppure non è stata registrata una regressione delle lesioni, nei soggetti con la pressione più bassa è stato evidenziata una progressione più lenta della malattia dei piccoli vasi visibile alla risonanza magnetica.
Coltivo da anni la passione per la scrittura e per i social network. La ricerca della verità, purchè animata da onestà intellettuale, è una delle mie sfide. Scrivo da diversi anni per importanti siti di informazione che mi danno l'opportunità di dare sfogo alla mia passione innata per il giornalismo.