Il diabete mellito è una patologia cronica fastidiosa e pericolosa: tutto ciò che c’è da sapere svelato dal Dottor Marco Mirani
Il diabete mellito è una delle malattie croniche più diffuse al mondo e i numeri continuano a crescere: solo in Italia ne soffre oltre il 5% della popolazione mentre a livello globale si stima che entro il 2030 i casi di diabete di tipo 2 supereranno i 400 milioni. Si tratta di una condizione caratterizzata da un eccesso di glucosio nel sangue, legata a una produzione insufficiente o a un’azione ridotta dell’insulina, l’ormone del pancreas che regola la glicemia. A fare chiarezza su come si manifesta il diabete mellito, come si diagnostica e quali terapie esistono per trattarlo è il Dottor Marco Mirani, Capo Sezione Diabetologia presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (MI), il quale ne ha parlato ad Humanitas.it.
I sintomi del diabete
La sintomatologia del diabete varia a seconda del tipo e del grado di iperglicemia raggiunto. Nel diabete di tipo 2, ad esempio, poiché i valori glicemici tendono ad aumentare in modo lento e progressivo, la malattia può rimanere silente per anni senza dare segnali evidenti. Quando invece la glicemia supera soglie significative, i campanelli d’allarme più frequenti includono stanchezza persistente, aumento della sete e della frequenza urinaria, perdita di peso inspiegabile e, in alcuni casi, anche nausea. Nei casi più avanzati possono comparire visione offuscata, alito con odore di frutta matura, dolori addominali e, nelle forme più gravi, anche confusione mentale o perdita di coscienza. Il protrarsi nel tempo di valori glicemici elevati può inoltre danneggiare nervi e vasi sanguigni.
Come si diagnostica
La diagnosi di diabete si basa principalmente su un esame del sangue che misura la glicemia a digiuno. La malattia si considera presente quando si riscontrano in due giorni distinti valori superiori a 126 mg/dl, oppure quando l’emoglobina glicata supera il 6,5% o in presenza di una glicemia casuale oltre i 200 mg/dl accompagnata da sintomi tipici. Valori compresi tra 100 e 126 mg/dl indicano invece una condizione di prediabete che richiede attenzione ma non è ancora una diagnosi conclamata. Per il diabete gestazionale, invece, si ricorre alla curva da carico orale di glucosio che prevede tre prelievi ravvicinati dopo l’assunzione di una soluzione glucosata: anche un solo valore oltre le soglie stabilite è sufficiente per formulare la diagnosi.
Terapie e stile di vita: come gestire il diabete
Per il diabete di tipo 1 è indispensabile una terapia insulinica continuativa, somministrata tramite iniezioni o microinfusori, sempre abbinata a uno stile di vita attento all’alimentazione e all’attività fisica. Per il tipo 2, invece, le opzioni terapeutiche sono più variegate: si parte da modifiche dello stile di vita (attività fisica aerobica di almeno 150 minuti settimanali e una dieta equilibrata, con preferenza per alimenti integrali e non processati, ricca di fibre e povera di grassi saturi) fino ad arrivare, se necessario, ai farmaci. Tra questi, metformina, analoghi del GLP-1 e inibitori degli SGLT-2 sono oggi considerati trattamenti di prima linea, con evidenze consolidate anche sulla protezione cardiovascolare e renale. Sul fronte alimentare, inoltre, è importante non eliminare completamente i carboidrati complessi (pane, pasta, legumi) ma scegliere alimenti con un basso indice glicemico come lenticchie, ceci, mele e arance. Anche la prevenzione gioca un ruolo chiave: non fumare, mantenere un peso nella norma e sottoporsi a controlli della glicemia a partire dai 40 anni (specie in presenza di familiarità o fattori di rischio) sono abitudini che possono fare la differenza e ridurre i rischi di sviluppare il diabete mellito.
Questo articolo non sostituisce il parere di un medico
Giornalista pubblicista dal 2013, esperto e specializzato in calcio e altri sport ma anche spettacoli tv, attualità, cronaca e salute.