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Fascite plantare, un’infiammazione che provoca dolore: quali sono i sintomi e quanto dura

Fascite plantare: tutto c'è che c'è da sapere su sintomi, cause e rimedi per questa fastidiosa patologia

Fascite plantare, un’infiammazione che provoca dolore: quali sono i sintomi e quanto dura
Fascite plantare: tutto quello che si deve sapere su questo diffuso disturbo del piede

Quando il tallone fa male: cos’è la fascite plantare e perché è così invalidante

La fascite plantare è un’infiammazione a carico della fascia plantare, la banda di tessuto connettivo che, nella parte inferiore del piede, unisce il calcagno alle dita e garantisce il sostegno dell’arco. Quando questa struttura viene sottoposta a stress eccessivo. o ripetuto, si infiamma dando origine a un dolore spesso acuto e difficile da ignorare. La fascite plantare non colpisce solo gli sportivi, bensì anche chi trascorre molte ore in piedi, è in sovrappeso o utilizza calzature inadeguate. La caratteristica che lo rende particolarmente fastidioso è la sua tendenza a condizionare i gesti più semplici di vita quotidiana, come ad esempio i primi passi al mattino. Per affrontarla nel modo giusto, è importante saper riconoscerne i segnali attraverso l’analisi dei sintomi. Ecco quali sono, come riportato da Humanitas.it.

I sintomi principali

Il dolore si localizza nella parte inferiore del tallone, con possibili irradiazioni verso l’arco del piede e il metatarso, e tende a presentarsi in modo graduale: si parte da un fastidio lieve per arrivare, nel tempo, a una sensazione acuta e intensa. Il momento più critico è solitamente quello del risveglio o dopo un periodo prolungato di inattività, quando i primi passi diventano i più difficili da sopportare. Durante lo svolgimento di attività fisica il dolore può attenuarsi, salvo poi riacutizzarsi con un carattere quasi bruciante una volta terminato lo sforzo. In genere la fascite colpisce un solo piede, anche se non mancano situazioni in cui l’infiammazione interessa entrambi.

Durata e decorso

La fascite plantare non ha una durata fissa: il decorso dipende in misura significativa da quanto tempestivamente si decide di consultare un professionista. Nei casi in cui si interviene rapidamente, i tempi di recupero possono ridursi a circa due settimane. Quando invece si rimanda la visita medica, o la situazione viene trascurata, il disturbo può protrarsi per più di un mese, con il rischio concreto di evolvere verso una forma cronica. Un’infiammazione non trattata può portare alla formazione di speroni calcaneari, alterare la postura e aumentare il carico su caviglie, ginocchia e colonna vertebrale, fino a casi rari (ma possibili) di rottura della fascia stessa.

Cause e rimedi

Alla base della fascite plantare ci sono quasi sempre microtraumi ripetuti dovuti a corsa, salti o
stazione eretta prolungata, spesso aggravati da sovrappeso, scarpe inadatte o problemi strutturali del piede come il piede piatto. Il trattamento parte dal riposo e dall’applicazione del ghiaccio nelle fasi acute, a cui si affiancano stretching, plantari ortopedici e, se necessario, antinfiammatori come ibuprofene o naprossene sotto indicazione medica. Nei casi più resistenti si ricorre alle onde d’urto o alla fisioterapia, strumenti efficaci per favorire la guarigione e prevenire le ricadute. Agire per tempo, con le giuste calzature e un’attività fisica introdotta in modo graduale, resta la strategia più efficace per evitare che il problema si cronicizzi.

Questo articolo non sostituisce il parere di un medico

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Marco Reda

Giornalista pubblicista dal 2013, esperto e specializzato in calcio e altri sport ma anche spettacoli tv, attualità, cronaca e salute.

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