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Ghiandole salivari gonfie, il Prof. Giordano spiega quali sono i sintomi associati e quali patologie possono nascondere

Ghiandole salivari gonfie: ecco quando il gonfiore non va ignorato e quali segnali devono essere riconosciuti

Ghiandole salivari gonfie, il Prof. Giordano spiega quali sono i sintomi associati e quali patologie possono nascondere
Foto Bolge Hospital

Tutto ciò che c’è da sapere sulle ghiandole salivari gonfie e gli scenari svelati dal Professor Leone Giordano

Il gonfiore delle ghiandole salivari è un disturbo relativamente comune che può comparire all’improvviso oppure svilupparsi in modo graduale nel tempo. In molti casi si tratta di condizioni transitorie e benigne, tuttavia sottovalutare questo segnale può essere un errore perché talvolta rappresenta il primo campanello d’allarme di patologie più complesse. Distinguere tra infiammazione, ostruzione dei dotti o lesioni di altra natura è infatti essenziale per evitare ritardi nella diagnosi. Il Professor Leone Giordano, Primario dell’Unità di Otorinolaringoiatria dell’IRCCS Ospedale “San Raffaele” di Milano e Professore Associato all’Università Vita-Salute San Raffaele, ha spiegato a GruppoSanDonato.it quali sono i sintomi associati e quali patologie possono nascondersi dietro questo disturbo.

I sintomi

La sintomatologia varia ovviamente in base alla causa. Nelle forme infiammatorie, come le scialoadeniti, il gonfiore tende a comparire rapidamente ed è spesso accompagnato da dolore locale, arrossamento cutaneo e talvolta febbre. In presenza di infezioni virali l’interessamento può essere bilaterale, come accade nella parotite epidemica, con tumefazione evidente ai lati del volto e malessere generale. Diverso è il quadro delle forme ostruttive: quando un calcolo impedisce il normale deflusso della saliva, il dolore può accentuarsi durante i pasti, momento in cui la produzione salivare aumenta ma non riesce a defluire correttamente. Il gonfiore può ridursi spontaneamente dopo qualche ora per poi ripresentarsi. Le lesioni tumorali invece, nella maggior parte dei casi benigne, si manifestano più spesso con un rigonfiamento monolaterale a crescita lenta e generalmente indolore. Le forme maligne, più rare, possono presentarsi con una massa dura, poco mobile, talvolta associata a dolore persistente o alterazioni della sensibilità e dei movimenti del volto. Per questo motivo un gonfiore isolato, non dolente e progressivo richiede sempre un approfondimento immediata.

Patologie nascoste

Dietro una ghiandola salivare gonfia possono celarsi condizioni di natura molto diversa. Le infezioni, sia virali sia batteriche, rappresentano una delle cause più frequenti e prendono il nome di scialoadeniti. Possono insorgere più facilmente in soggetti anziani o in presenza di ridotta produzione di saliva, situazione che favorisce la proliferazione batterica. Un’altra causa comune è la scialolitiasi, cioè la formazione di calcoli salivari che ostruiscono i dotti escretori, in particolare a livello delle ghiandole sottomandibolari. L’ostruzione determina ristagno di saliva, infiammazione e aumento di volume della ghiandola interessata. Non vanno poi dimenticate le malattie autoimmuni che possono coinvolgere le ghiandole salivari alterandone la funzione, così come le cisti mucose (mucocele o ranula) che interessano più spesso le ghiandole minori o sottolinguali. Sebbene meno frequenti, esistono anche neoplasie delle ghiandole salivari: la maggior parte è benigna, soprattutto a carico della parotide, ma una valutazione accurata è indispensabile per escludere forme maligne.

Cause e rimedi

Tra i fattori che favoriscono il gonfiore rientrano disidratazione, scarsa igiene orale, fumo, consumo eccessivo di alcol e l’assunzione di farmaci che riducono la produzione di saliva. Anche condizioni sistemiche che determinano secchezza del cavo orale possono aumentare il rischio di infezioni e ostruzioni. Nei casi lievi, senza febbre e con gonfiore modesto, è possibile adottare inizialmente misure conservative: aumentare l’idratazione, stimolare la salivazione con alimenti aciduli o caramelle senza zucchero, applicare impacchi caldi e curare con attenzione l’igiene orale. Per il dolore si possono utilizzare (per brevi periodi) farmaci antinfiammatori non steroidei, salvo controindicazioni mediche. Se i sintomi non migliorano entro pochi giorni, peggiorano o si associano a febbre e dolore intenso, è fondamentale rivolgersi al medico o all’otorinolaringoiatra.

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Marco Reda

Giornalista pubblicista dal 2013, esperto e specializzato in calcio e altri sport ma anche spettacoli tv, attualità, cronaca e salute.

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