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Giardia, il parassita “dimenticato” dei gatti che può arrivare all’uomo: il più grande studio nordamericano rivela i numeri reali

La scoperta arriva da uno studio su oltre 157 mila campioni che si concentra sulla Giardia, un parassita molto diffuso nei gatti

Giardia, il parassita “dimenticato” dei gatti che può arrivare all’uomo: il più grande studio nordamericano rivela i numeri reali
Gatto , foto Pixabay

A riportare l’attenzione sul fenomeno è uno studio pubblicato il 7 ottobre 2026 sulla rivista scientifica PLOS ONE

Per anni, quando si parlava di parassiti legati ai gatti, il riferimento era il Toxoplasma gondii, il microrganismo capace di infettare un terzo della popolazione mondiale e di modificare il comportamento degli ospiti. Ma un nuovo studio nordamericano ha rimesso al centro dell’attenzione un altro protozoo, meno noto ma tutt’altro che irrilevante: stiamo parlando del Giardia duodenalis. Pubblicata su PLOS One, la ricerca guidata dalla veterinaria Margaret Wingerd ha passato al setaccio oltre 157.000 campioni fecali provenienti da gatti domestici di Stati Uniti e Canada. Si tratta di uno studio davvero di portata straordinaria perchè rappresenta la più ampia indagine mai condotta su questo tema. I risultati mostrano che circa un gatto su 16 è portatore del parassita, spesso senza sintomi. In alcuni casi, però, l’infezione può evolvere in “giardiasi”, una malattia che provoca diarrea, dolori addominali e debolezza, con conseguenze anche gravi nei soggetti più fragili.

Gattini più vulnerabili, maschi più esposti

Lo studio evidenzia differenze significative tra le fasce d’età. I gattini presentano un tasso di positività del 10,7%, mentre nei gatti anziani (oltre i 10 anni) la percentuale scende all’1,3%.
I maschi risultano leggermente più esposti rispetto alle femmine, e tra gli adulti i non sterilizzati mostrano una maggiore probabilità di infezione. Secondo i ricercatori, il motivo potrebbe essere legato a comportamenti più “avventurosi”, come il vagabondaggio, o a differenze immunitarie. Il rischio zoonotico: pochi casi, ma da monitorare Tra i campioni positivi, circa il 18,5% appartiene alle varianti A e B del parassita, quelle con potenziale zoonotico, cioè capaci di trasmettersi all’uomo. In termini assoluti, si tratta dell’1,2% dei campioni totali: una percentuale bassa, ma sufficiente a richiedere attenzione, soprattutto nelle famiglie con bambini, anziani o persone immunocompromesse.

Clima e geografia influenzano la diffusione

Il Midwest statunitense registra il tasso di positività più alto (7,8%), mentre il Nordest presenta la maggiore concentrazione di varianti potenzialmente trasmissibili all’uomo. La stagione incide: in estate le infezioni calano drasticamente, probabilmente perché le cisti del parassita sopravvivono meglio in ambienti freschi e umidi.

Screening consigliato

Gli autori dello studio invitano i proprietari a non sottovalutare il problema. Basterebbe effettuare periodicamente uno screening fecale periodico, soprattutto nei gatti giovani o non sterilizzati, al fine di prevenire rischi per la salute animale e umana. In un panorama in cui Toxoplasma domina la narrativa, Giardia duodenalis ricorda che la convivenza con gli animali domestici richiede attenzione, informazione e prevenzione. Non allarmismo, ma consapevolezza.

Marco Antonio Tringali

Marco Antonio Tringali

Coltivo da anni la passione per la scrittura e per i social network. La ricerca della verità, purchè animata da onestà intellettuale, è una delle mie sfide. Scrivo da diversi anni per importanti siti di informazione che mi danno l'opportunità di dare sfogo alla mia passione innata per il giornalismo.

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