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Mercoledì 26 Agosto
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L’insufficienza cardiaca può celarsi anche dietro una normale frazione di eiezione: la nuova scoperta di esperti americani

La nuova ricerca ha coinvolto scienziati dell'American Heart Association, della World Heart Federation, dell'American College of Cardiology e della European Society of Cardiology

L’insufficienza cardiaca può celarsi anche dietro una normale frazione di eiezione: la nuova scoperta di esperti americani
Foto Pixabay.com

La frazione di eiezione non sarebbe sufficiente per smascherare una insufficienza di pompaggio del cuore

Un nuovo studio presentato recentemente da scienziati dell’American Heart Association, della World Heart Federation, dell’American College of Cardiology e della European Society of Cardiology e pubblicato sulla rivista Circulation, potrebbe avere un impatto importante sulla diagnosi di insufficienza cardiaca. Si tratta di una ricerca che rimette in discussione alcune certezze acquisite in precedenza. Secondo gli esperti americani, la normale misurazione del “pompaggio” del cuore non escluderebbe completamente l’insufficienza cardiaca.

Cosa si è scoperto

Secondo gli scienziati che hanno preso parte a questo studio, l’insufficienza cardiaca non deve essere valutata come una condizione rigida e semplice da identificare. Si tratta invece di una condizione più subdola e malleabile che richiederebbe indagini diagnostiche in grado di fornire un quadro più coerente e chiaro sullo stato di salute del cuore. Questa condizione, infatti, si manifesterebbe in modo molto diverso da persona a persona.

La frazione di eiezione

Se tecnicamente questa condizione viene ritenuta essere un’anomalia strutturale o funzionale che compromette la capacità del cuore di pompare o riempirsi di sangue, manca però un accordo a livello internazionale sui criteri e gli strumenti per una diagnosi certa e inequivabile di questa condizione. Il parametro guida riconosciuto a livello internazionale è la “frazione di eiezione” (FE) che individua la percentuale di sangue pompato fuori dal cuore a ogni battito. Questa misurazione, da sola, non è sufficiente però a diagnosticare con certezza l’insufficienza cardiaca. Oggi vengono anche utilizzati esami di imaging, analisi del sangue o test genetici per giungere a conclusioni più attendibili.

Conclusione

Il nuovo studio pubblicato su Circulation contiene una raccomandazione verso un cambiamento di rotta rispetto alla misurazione rigida della frazione di eiezione. Fermarsi alla misurazione della frazione di eiezione ventricolare sinistra (FEVS) per individuare l’insufficienza cardiaca, può essere fuorviante portando a conclusioni errate. Secondo gli scienziati i valori limite della FEVS utilizzati nella prima Definizione Universale di Insufficienza Cardiaca sono “arbitrari.” Sulla scorta dell’esito di questo studio le principali organizzazioni cardiovascolari di Europa, Giappone e Stati Uniti si sono unite per elaborare una definizione rivista, ammettendo che l’insufficienza cardiaca cambia nel tempo, indipendentemente dalla frazione di eiezione.

Il fatto che la FEVS di un paziente sia superiore a una certa soglia non significa che il cuore sia in perfetta forma. La sua funzione cardiovascolare generale potrebbe comunque essere in un intervallo non salutare o comunque tale da richiedere un intervento farmacologico per ridurne lo sforzo. Secondo gli scienziati il restringimento delle arterie non è l’unica causa di insufficienza. Ne esisterebbero altre che non dovrebbero essere sottovalute. Alla luce di queste nuove consapevolezze è stato pubblicato un elenco piuttosto esaustivo contenente nuove definizioni di insufficienza cardiaca.

Marco Antonio Tringali

Marco Antonio Tringali

Coltivo da anni la passione per la scrittura e per i social network. La ricerca della verità, purchè animata da onestà intellettuale, è una delle mie sfide. Scrivo da diversi anni per importanti siti di informazione che mi danno l'opportunità di dare sfogo alla mia passione innata per il giornalismo.

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