La malattia di Sjögren è una patologia autoimmune che va riconosciuta in tempo: tutto ciò che c’è da sapere spiegato dal Professor Lorenzo Dagna
La malattia di Sjögren è una patologia autoimmune cronica, caratterizzata dall’infiammazione di quasi tutte le ghiandole esocrine, cioè quelle che secernono sostanze verso l’esterno del corpo o in cavità che comunicano con esso. Colpisce soprattutto le donne di mezza età, con esordio attorno ai 40 anni, e interessa circa una persona su mille nel mondo. Non va sottovalutata perché, nei casi più gravi, può portare a problemi digestivi e respiratori e aumentare il rischio di linfomi. Lorenzo Dagna, Primario dell’Unità di Immunologia, Reumatologia, Allergologia e Malattie Rare all’Irccs Ospedale “San Raffaele” di Milano e Professore associato di Medicina Interna all’Università Vita-Salute San Raffaele, ha spiegato per Hsr.it quali sono i sintomi, come si arriva alla diagnosi e quali cure sono disponibili.
I sintomi da riconoscere
Secondo il Professor Dagna, la malattia si manifesta soprattutto con secchezza degli occhi, che può dare dolore, arrossamento e la sensazione di avere della sabbia nell’occhio, e con secchezza della bocca, che spinge a bere più spesso perché le ghiandole non producono abbastanza saliva. La secchezza può interessare anche la pelle e la zona intima. Se sono coinvolti organi interni come il pancreas, possono comparire disturbi digestivi, più raramente invece c’è un’infiammazione dei polmoni con problemi respiratori. A lungo termine, inoltre, cresce il rischio di malattie linfoproliferative, in particolare certi linfomi associati al tessuto ghiandolare, e l’infiammazione cronica provoca spesso una stanchezza debilitante. Lo specialista precisa però che la sindrome di Sjögren è all’origine di meno del 10% dei casi di occhio secco: altre cause frequenti sono la miopia e alcune infezioni virali.
Come si arriva alla diagnosi
Per una valutazione corretta, ha aggiunto l’esperto, sono fondamentali esami specifici che indaghino le alterazioni immunologiche tipiche della malattia. Si parte dagli esami del sangue, che spesso mostrano gammaglobuline elevate e la presenza di autoanticorpi come antinucleo, SSA, SSB e fattore reumatoide, utili a sostenere la diagnosi pur non essendo esclusivi della malattia. Il test di Schirmer misura la secchezza oculare: è patologico sotto i 5 millimetri, indeterminato tra 5 e 10 e nella norma sopra i 10. Il test salivare non stimolato valuta invece quanta saliva viene prodotta in un tempo definito. Per un approfondimento si può ricorrere alla biopsia di una piccola ghiandola salivare minore, prelevata dall’interno del labbro con un intervento ambulatoriale in anestesia locale. Dall’insieme di questi elementi si ottiene un punteggio che permette di classificare la malattia.
Le terapie e i controlli nel tempo
La cura per questa patologia si basa su farmaci immunomodulatori: il farmaco cardine è l’idrossiclorochina, che smorza l’eccesso di attivazione del sistema immunitario e rallenta la progressione dell’infiammazione. Spesso si aggiunge la pilocarpina, che stimola le ghiandole lacrimali e salivari ma può causare un aumento fastidioso della sudorazione. Per i sintomi si usano colliri ad alta densità e gel sostitutivi della saliva, con un’igiene orale molto accurata per prevenire carie e gengiviti. Sono inoltre in corso studi su nuovi farmaci, intanto il Professor Dagna raccomanda un follow-up clinico regolare per individuare subito le rare complicanze.
Giornalista pubblicista dal 2013, esperto e specializzato in calcio e altri sport ma anche spettacoli tv, attualità, cronaca e salute.