Cos’è la nevralgia del trigemino
Come riporta humanitas.it, il nervo trigemino è responsabile del trasporto delle informazioni sensoriali dalla zona del viso al cervello. Quando queste nervo non funziona in modo corretto, può palesarsi la nevralgia del trigemino, una condizione di dolore cronico in cui intense sofferenze possono essere innescate da stimoli lievi, come radersi, sfiorare il viso, masticare, bere, lavarsi i denti, parlare, mettersi il trucco, sorridere, lavarsi il viso o anche una leggera brezza sul volto. All’inizio gli attacchi possono risultare brevi e poco intensi, ma nel tempo la situazione potrebbe peggiorare, con gli attacchi che si manifestano più spesso e il dolore che diventa più forte. Sono principalmente le donne e le persone oltre i 50 anni a dover affrontare questa problematica.
Le cause
Frequentemente, il malfunzionamento del nervo trigemino è provocato da una vena o un’arteria che si avvicina al nervo alla base del cervello, esercitando pressione su di esso. Tra i fattori che contribuiscono ci sono l’età avanzata, la sclerosi multipla o altre patologie che causano la distruzione della guaina mielinica che avvolge i nervi. Più di rado, il problema può derivare dalla presenza di un tumore. Inoltre, alcune persone possono sviluppare nevralgia del trigemino a seguito di una lesione cerebrale o altre anomalie, ma esistono anche casi in cui non si riesce a identificare una causa specifica per il disturbo.
I sintomi
Come riporta grupposandonato.it, il dottor Davide Antonio Di Pietro, neurologo presso gli Istituti Clinici Zucchi spiega che la sintomatologia si manifesta attraverso episodi dolorosi ricorrenti di breve durata, in genere di 1 o 2 minuti, ma molto intensi, descritti come una scossa elettrica, che:
– interessano di solito un lato del viso;
– possono localizzarsi nella zona mascellare e mandibolare del volto.
Il dolore inizia e finisce repentinamente e spesso è provocato da stimoli innocui come:
– il contatto leggero con la pelle;
– la masticazione;
– il fischiare;
– anche il solo parlare.
In genere, il paziente riporta una combinazione di attacchi spontanei e quelli indotti da uno stimolo ‘trigger’, e in circa un terzo delle situazioni il dolore può diventare cronico, specialmente se non viene trattato in modo adeguato, senza che il paziente riesca a provare pause tra un episodio e l’altro, così afferma il neurologo.
Il trattamento
Lo specialista spiega che la terapia effettuata con antidolorifici al bisogno risulta poco efficace, sia a causa del meccanismo alla base della malattia, sia per la breve durata degli episodi, che tendono a risolversi spontaneamente in pochi minuti. E’ possibile diminuire la frequenza ma anche l’intensità degli attacchi, attraverso trattamenti preventivi, che prevedono l’uso di farmaci prescritti da un neurologo, in grado di bloccare le anomalie nei segnali nervosi.
Studi clinici recenti hanno anche rivelato l’efficacia dell’infiltrazione sottocutanea di tossina botulinica di tipo A nelle aree affette dal dolore. Se la profilassi non dà risultati positivi o provoca effetti indesiderati, il paziente deve essere valutato da un neurochirurgo per valutare la possibilità di un’operazione. In particolare:
– per i pazienti più giovani con la forma classica si tende a eseguire una decompressione microvascolare o a ricorrere a tecniche non invasive, come l’ablazione del ganglio trigeminale o della radice tramite ischemizzazione con palloncino;
– per gli individui più anziani e nelle forme secondarie si preferisce utilizzare la termocoagulazione o l’alcolizzazione.
Recentemente è stata anche introdotta una nuova terapia ablativa non invasiva con l’uso della radiochirurgia stereotassica.
Questo articolo non sostituisce il parere di un medico.
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