Che cos’è il morbo di Parkinson
Come riporta santagostino.it, il morbo di Parkinson rappresenta una malattia del sistema nervoso che progredisce nel tempo e per la quale non si conosce un trattamento definitivo. Fu identificata per la prima volta nel 1847 da James Parkinson con il termine “paralisi agitante”, ed è caratterizzata dalla perdita di alcune cellule nervose (neuroni) in una regione profonda del cervello nota come Sostanza Nera. Il Parkinson si riscontra a livello mondiale con una distribuzione simile tra uomini e donne. In Italia, il numero delle persone con questa condizione supera le 220.000 unità. I segni della malattia possono manifestarsi in qualsiasi fase della vita, ma generalmente si sviluppano attorno ai 60 anni. Tuttavia, circa il 10% dei soggetti affetti ha meno di 45 anni. Questa patologia può influenzare notevolmente il benessere dei pazienti, pur non avendo un impatto significativo sulla durata della vita. La gestione del morbo di Parkinson richiede un approccio multidisciplinare per ridurre i sintomi e potenziare la vita quotidiana delle persone colpite. Il professor Alberto Albanese, Responsabile dell’Unità di Neurologia I in Humanitas e Presidente dell’International Association of Parkinsonism and Related Disorders, indica quali sono i sintomi iniziali, come si diagnostica e quali cure ad oggi esistono per il Parkinson.
I sintomi iniziali del Parkinson
Come riportato da humanitas.it, il tremore a riposo, comune nel Parkinson, non rappresenta l’unico indicatore da prendere in considerazione, soprattutto perché può manifestarsi in una fase successiva, quando la malattia è già in uno stadio avanzato. Questa malattia può presentarsi con sintomi generali, che potrebbero essere interpretati come segnali precoci. Alcuni esempi includono:
– carenza di espressività facciale, che rende difficile al viso mostrare emozioni e sentimenti;
– cambiamento nel timbro della voce, che diventa più fievole e meno potente, con possibilità di confusione nei termini;
– rallentamento nel parlare;
– diminuzione del senso olfattivo;
– lentezza nei movimenti involontari (bradicinesia);
– indifferenza emotiva, caratterizzata da episodi di apatia, depressione, instabilità dell’umore e variazioni della personalità;
– instabilità nella postura (perdita dell’equilibrio, che può poi portare a una camminata goffa e a una posizione curva);
– bassa pressione sanguigna (ipotensione) e stitichezza persistente.
Come si diagnostica il Parkinson
Il neurologo analizza per la diagnosi clinica:
– la storia clinica e la famiglia del paziente;
– la manifestazione di sintomi e segni neurologici.
Potrebbe anche richiedere di effettuare esami come:
– Risonanza magnetica ad altissima intensità;
– SPECT DATscan;
– PET del cervello;
– scintigrafia del cuore;
– test neurofisiologici del sistema nervoso autonomo.
Quali cure per il Parkinson
Il Parkinson rappresenta una condizione che progredisce nel tempo e, di conseguenze, i sintomi potrebbero intensificarsi. Attualmente non è disponibile una soluzione definitiva, tuttavia, la terapia farmacologica, l’intervento chirurgico e un approccio multidisciplinare possono alleviare i sintomi. I principali medicinali includono la levodopa (solitamente in combinazione con un inibitore della dopa-decarbossilasi e un inibitore delle COMT), gli agonisti della dopamina e gli inibitori MAO-B (inibitori della monoamino ossidasi).
Questo articolo non sostituisce il parere di un medico.
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