Il morbo di Parkinson è una malattia complessa e pericolosa: ecco i sintomi iniziali e quando compare generalmente
Il morbo di Parkinson rappresenta la seconda malattia neurodegenerativa più comune (dopo l’Alzheimer) e colpisce soprattutto gli over 60, con circa l’1% della popolazione coinvolta. Pur essendo noto per i disturbi del movimento, questa patologia ha ripercussioni molto più ampie influenzando il funzionamento cognitivo, psichiatrico e persino intestinale e urinario. Riconoscere i primi segnali della patologia è fondamentale perché un intervento tempestivo può rallentare la progressione dei sintomi e facilitare un trattamento personalizzato efficace. Ecco quali sono e a che età possono comparire, come riportato da Hsr.it.
Sintomi prodromici e segnali iniziali
Il morbo di Parkinson può manifestarsi anche molti anni prima della diagnosi ufficiale con segnali precoci definiti prodromici. Tra questi ci sono cambiamenti dell’olfatto, alterazioni dell’umore come depressione e disturbi del sonno e problemi intestinali come la costipazione. Questi sintomi iniziali possono precedere quelli motori tipici della malattia e sono spesso variabili da persona a persona.
Esordio motorio e progressione dei sintomi
Quando il Parkinson evolve verso la fase motoria, i sintomi più evidenti includono lentezza nei movimenti (bradicinesia), tremore, rigidità muscolare e alterazioni della postura. Possono comparire anche cambiamenti nella scrittura, riduzione dell’espressività del volto, difficoltà nel cammino, nell’equilibrio, nella parola e nella deglutizione. A questi si aggiungono disturbi non motori che coinvolgono l’umore, la cognizione e il funzionamento degli organi interni.
Età, cause e fattori di rischio della malattia di Parkinson
Il morbo di Parkinson si manifesta prevalentemente intorno ai 60 anni, tuttavia esistono forme giovanili (comunque rare) spesso legate a fattori genetici o a parkinsonismi secondari dovuti a cause specifiche. La malattia nasce dalla degenerazione dei neuroni dopaminergici con un ruolo combinato di predisposizione genetica e fattori ambientali come esposizione a pesticidi. Tra i principali fattori di rischio figurano l’età avanzata e il sesso maschile, mentre forme ereditarie interessano meno del 10% dei pazienti.
Questo articolo non sostituisce il parere di un medico
Giornalista pubblicista dal 2013, esperto e specializzato in calcio e altri sport ma anche spettacoli tv, attualità, cronaca e salute.